«Un borghese piccolo piccolo» al Teatro Genovesi di Salerno

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Sono anni che Un borghese piccolo piccolo celebre testo di Vincenzo Cerami in versione cinematografica o teatrale riscuote sempre un grandissimo successo.
Sarà perchè il ragionier Giovanni Vivaldi non sembra poi così estraneo alla nostra contemporaneità?
O perchè nonostante egli sia il ritratto di una mentalità che in nome della famiglia è pronta a qualsiasi accomodamento o servilismo, non si può fare a meno di nutrire nei confronti del suo dramma sentimenti compassionevoli?
O forse perché pur nella condanna di una giustizia, che nulla risarcisce assumendo i toni di una vendetta, esercitata personalmente al di là delle istituzioni, ne comprendiamo la matrice dolorosa, l’unica che un genitore non dovrebbe mai sperimentare: sopravvivere al proprio figlio.
Un personaggio che potrebbe essere archiviato come reperto novecentesco, specchio di un tempo in cui la “raccomandazione” era normalmente praticata e ovviamente contestata da chi non aveva santi in paradiso (salvo approfittarne se l’occasione si fosse manifestata); riverbero di antiche e desuete modalità come affiliarsi alla massoneria, ammantata da nobili ideali di fratellanza che non esclude tornaconti personali, voti di scambio, coperture e complicità prezzolate; tipico esemplare di un’epoca in cui si ambiva al “posto fisso” nella pubblica amministrazione, insomma un personaggio quasi estinto…
A portare in scena per l’ultimo appuntamento del Festival di Teatro di Salerno XS Un borghese piccolo piccolo è stata la Compagnia I giardini dell’arte nell’adattamento di Fabrizio Coniglio, con la regia affidata a Marco Lombardi.
La scena ripropone i tre ambienti principali della vicenda: la casa di Giovanni, ragioniere attempato e prossimo alla pensione, interpretato da Aldo Innocenti, con la sua cucina, cuore della casalinghitudine della moglie Amalia (Maria Paola Sacchetti) servizievole, sciatta e bigodinata, destinata a non reggere la perdita del figlio Mario; il ministero con l’ufficio dove regna l’untuoso dottor Spaziani (Lorenzo Lombardi), pragmatico, banalmente cinico ed il capanno di pesca dove “giustizia” sarà fatta tra una sevizia e un cruciverba. Il ruolo del figlio pronto ad assecondare i desideri paterni e materni che lo vedono inquadrato, (posto fisso, stipendio sicuro) è affidato a Raffaele Totaro mentre Daniele Torrini è l’assassino , a sua volta ucciso da Giovanni che da uomo remissivo e ossequioso coi superiori, si trasformerà in un carnefice determinato e crudele, senza rimorsi e coscienza di sè.
I personaggi sono stati ben tratteggiati dalla compagnia tutta, a partire dalla moglie letteralmente invisibile nella sua vestaglia scialba, o Spaziani amichevolmente falso e interessato e menzione particolare merita Aldo Innocenti che rende il ragioniere il prototipo dell’uomo medio, cui non è estranea l’aggressività, la voglia di riscatto sociale, la ribellione ad un destino brutale, pur nell’inconsapevolezza della propria meschinità: gestualità e recitazione costruiscono nell’arco della piéce l’atmosfera giusta per il climax finale.
Una bella prova di coralità espressiva offerta dalla compagnia toscana che è stata molto apprezzata dal pubblico del teatro Genovesi domenica 26 aprile 2026.

Dadadago

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