Lo spaesamento al Festival della Filosofia di Marigliano

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Il concetto di “spaesamento” come condizione esistenziale e sociale è stato al centro di un interessante seminario che si è tenuto lo scorso 23 maggio nello Spazio Nicotera di Marigliano e organizzato dal prof. Francesco Prudente, filosofo e animatore dell’associazione “Il boccale di Sofia”.
Il primo intervento ha visto l’analisi del fenomeno di spaesamento, secondo il docente universitario Alessandro Arienzo (docente di storia del pensiero politico presso l’Università Federico II di Napoli) secondo il quale “essere senza paese” significa trovarsi in una condizione per cui ci si sente senza un luogo di appartenenza. “Un problema – ha spiegato Arienzo – che si lega direttamente al fenomeno del deserto demografico e all’assenza di un paese che si vorrebbe ritrovare.
“Dal 2001 tutto è cambiato”, ha spiegato il docente, indicando nell’abbattimento di un orizzonte di speranza uno dei passaggi chiave della contemporaneità. La flessibilità, invocata per anni come elemento positivo per il mondo del lavoro, ha prodotto secondo lui una progressiva precarizzazione.
Richiamando il sociologo Moran, il professore ha parlato, infine, di “crisi del futuro”: una condizione in cui il futuro non connota più le nostre aspettative e smette di essere motore di progettualità.
In questa prospettiva, ha concluso Arienzo, “essere senza paese è la certezza di aver perso qualcosa”, un’assenza che va oltre il dato geografico e tocca il senso stesso di appartenenza e identità.
L’intervento appassionato di Carmine Marino, responsabile provinciale di Libera, ha toccato il tema dello spaesamento seguito alla strage di Capaci.
Ed è proprio per fronteggiare quel senso di smarrimento che è nata, con Libera, la necessità di recuperare il senso della memoria indicando ai giovani che la morte di Falcone e Borsellino è “carne viva” e ci impone di essere “spalla a spalla con i ragazzi”. “Tutto diventa complicato – ammonisce Carmine Marino – quando si tratta di opporsi alla disgregazione voluta da chi dovrebbe combattere lo spaesamento”.

Giulio Gisondi, ricercatore all’Università di Napoli, nei suoi studi su Machiavelli, Giordano Bruno e Giambattista Vico, si è soffermato, in particolare, su Giordano Bruno.
Secondo Gisondi, in Bruno si può leggere la perdita e lo spostamento del centro del cosmo non come una catastrofe, ma come un fatto positivo del Cinquecento.
Il passaggio al modello eliocentrico, pur provocando uno spaesamento iniziale, viene interpretato da Bruno in modo da accordarsi con la visione biblica dell’uomo posto al centro del cosmo.

In sintesi: lo spostamento del centro genera disorientamento, ma diventa per Bruno l’occasione per ripensare il ruolo dell’uomo nell’universo senza rinunciare al suo valore centrale.
Spaesamento, sradicamento, insicurezza e poi appartenenza, certezza, radicamento”.
È con queste parole che il prof. Buffardi, psichiatra e psicoterapeuta, ha aperto il suo intervento, ringraziando gli organizzatori, Francesco Prudente e il Comune ospitante, per l’invito ricevuto.

Gianfranco Buffardi è autore di numerose pubblicazioni focalizzate sull’approccio bioesistenziale e sulla pratica clinica quali : “Il divano è meglio di Freud”, “Creatività ed esistenza. Dialogo sul ruolo della creatività in terapia esistenziale”, “Bioetica quotidiana in psichiatria” “Helping, le professioni d’aiuto”.
Nel suo discorso Buffardi ha messo al centro i sentimenti estremi che l’uomo prova nei confronti della realtà: ciò che conosce e che gli dà sicurezza, e ciò che è ignoto e genera angoscia. “Tra questi due poli, ha sottolineato, si insinuano concetti spesso letti solo nella loro accezione negativa. Primo fra tutti il dubbio”.
Per illustrare il tema, lo psichiatra-psicoterapeuta ha citato il saggio “Storia del dubbio” di Thomas Gerard. L’autore invita a immaginare una coppia di antenati di 200.000 anni fa: il loro pensiero, ha spiegato, sarebbe stato interamente rivolto alla sopravvivenza, senza spazio per altro.
“E invece no, non è andata così”, ha proseguito Buffardi. “A un certo punto lei e lui, oppure soltanto lei o soltanto lui, hanno deciso di uscire da quella foresta, di vedere cosa poteva esserci oltre”. Il dubbio capace di generare angoscia ma che si coniuga alla nostra mutevolezza.
Parafrasando Shakespeare, Buffardi osserva che “Noi siamo fatti della stessa sostanza degli altri” in un microcosmo che mette le nostre vite in connessione con quelle di altri esseri umani.
Un passaggio che, secondo l’oratore, segna l’origine stessa della capacità umana di interrogarsi, di dubitare e di cercare un senso che vada oltre l’immediato.
Ma come si cura lo spaesamento? Quale dev’essere l’atteggiamento del curante? “Anche in questo caso il professionista d’aiuto deve avere esperienza nelle due strade – sostiene Buffardi che chiama in causa “il diagnosta (nella cura pschiatrica) che deve rivolgere la sua attenzione alla cura psichiatrica, e il terapeuta che, nell’applicazione della metodologia della psicoterapia, deve aprirsi tutte le possibilità, deve accogliere tutte le diversità del paziente”.
L’intervento si è chiuso con la citazione di Jaspers secondo la quale “il medico non è un tecnico né un salvatore ma solo un’esistenza per un’altra esistenza, un essere umano effimero che realizza con l’altro, nell’altro e in sé stesso, la dignità e la libertà e le riconosce come norme”.

Franco Milone

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