Eroismo e Umanesimo con l’Orchestra del Maggio Fiorentino diretta da Daniele Gatti a Ravello

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Non poteva avere esordio migliore il Ravello Festival alla sua settantaquattresima edizione inaugurato il 5 luglio scorso nell’incantevole scenario di Villa Rufolo, con il raffinato concerto tenuto dall’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino diretta da Daniele Gatti e un programma che come sempre ha omaggiato il nume tutelare del Festival, Richard Wagner, ma anche un altro grande autore tedesco dalla statura nobile nel senso più profondamente umano possibile, che è Beethoven.
La scelta del programma ha avuto in qualche modo il filo conduttore dell’eroismo sia mitico sia umano, nel senso della lotta contro il dolore e le aporie della storia e dell’esistenza umana in generale, prevedendo ad apertura l’Idillio di Sigfrido di Wagner, un brano sinfonico intimo del 1870, per piccola orchestra, nato nella villa di Tribschen come omaggio alla moglie Cosima, che presenta in maniera interiore alcuni temi del famoso terzo dramma della tetralogia l’Anello del Nibelungo, e di Beethoven, un capolavoro come la Snfonia n.3 “Eroica” , composta tra il 1803 e il 1804, inizialmente dedicata come si sa a Napoleone Bonaparte visto come paldino di libertà poi immediatamente rinnegato in seguito alla disillusione provocata dalla sua proclamazione come imperatore. In realtà l’ispirazione di tale sinfonia va al di là della contingenza storica esprimendo gli ideali filosofici e libertari di Beethoven e di tutta un’epoca immediatamente a ridosso della Rivoluzione francese e dell’illuminismo che l’aveva in qualche modo idealmente nutrita. Ideali che ormai avrebbero camminato e sostanziato, malgrado la delusione storica seguita agli esiti della Rivoluzione, in forma più complessa e sfaccettata, una prossima grande stagione della cultura europea ottocentesca che è quella del Romanticismo di cui l’eroe wagneriano Sigfrido è un mitico rappresentante.
Daniele Gatti si è distinto per una direzione elegante ed attenta ai dettagli, docilmente assecondato da un complesso orchestrale di prim’ordine, recettivo ed equilibrato nelle diverse sezioni. Dell’Idillio di Wagner ha fornito un’esecuzione che ha posto in risalto le sonorità soffuse, le pause prolungate e gli effetti sonori ai limiti del silenzio a prezzo forse di una lieve perdita di tensione. Si sono succeduti agilmente il clima incantato e sospeso dell’inizio, il motivo appassionato dell’amore di Sigfrido, il ritmo più vivace del bosco con i suoi riferimenti fiabeschi come il cinguettio dell’uccellino, la dolce melodia di ninna nanna, l’atmosfera di pace e quiete conclusiva.
Timbri singoli in particolare tra i fiati sono di volta in volta emersi da un tappetto sonoro omogeneo e curatissimo nella qualità del suono, di un brano che risulta quasi imprendibile per la cangianza e varietà motivica e timbrica, e che fa vincere sulla pur salda costruzione sinfonica, l’aspetto rapsodico e la mutevolezza delle immagini e dei sentimenti.
Non è mancata la probabile evocazione, nella dimensione familiare di questo brano, del sentimento paterno verso il figlioletto recante il nome dell’eroe, avuto da Cosima.

Nell’esecuzione della sinfonia beethoveniana dall’impianto ormai monumentale, ha colpito la capacità narrativa, il raccontare con la musica i nuovi valori e l’accadere di una vicenda fatta di suono andando anche oltre la dialettica del classicismo. Nel primo movimento “Allegro con brio” la ricchezza delle “idee tematiche”, che sembrano generarsi l’una dall’altra, è state sviscerata con lucidità e la giusta alternanza di tensione e distensione definendosi la forma nel suo accadere continuamente animato dalla spinta ideale del brano. Dai “colpi” introduttivi dei due accordi di tonica, tutto si snoda con l’apporto delle varie sezioni strumentali, dai violoncelli ai legni al corno in evidenza e quindi all’intera orchestra diventando fondamentale il dialogo continuo e l’elaborazione dei motivi che il direttore e il complesso strumentale son riusciti a far percepire con consapevolezza. Ammirevole il raggiungimento del culmine sonoro del movimento reso con intensa drammaticità, mentre di grande suggestione è risultato il momento in cui dopo il passaggio fugato dello sviluppo si giunge nella ripresa ad un’anelata catarsi annunciata dalla bellissima sonorità del corno, come in lontananza, che ha riproposto l’arpeggio iniziale della sinfonia. Il movimento è stato concluso in maniera coinvolgente catturando il pubblico nell’esuberante crescendo finale.
Per contrasto il secondo movimento “Adagio assai” in forma di Marcia funebre ha delineato un’atmosfera dolorosa ad arte resa dal colore orchestrale e da un ritmo implacabile (i timpani hanno il loro merito), controllati da un gesto direttoriale elegante e sobrio. Rilevante poi l’esecuzione espressiva del fugato realizzato con la giusta profondità dopo il breve episodio in maggiore. Segue un momentaneo sfaldamento dell’inesorabilità della marcia ma solo per lasciare spazio ad una sorta di lamento in cui hanno spiccato i puntuali singhiozzi dei violini prima che venisse ribadita in conclusione l’ineluttabile tragicità del dolore.
A seguire il rapidissimo Scherzo ci ha investito con la sua inarrestabile vivacità che l’orchestra ha assecondato senza esitazione, prendendo risalto nel mezzo il gioioso episodio del trio affidato agli ottimi tre corni protagonisti. Nel complesso Finale “Allegro molto” che reintroduce accanto al dramma l’ottimismo del pensiero, l’orchestra ha ribadito il suo valore nel susseguirsi delle variazioni fino al fulgido epilogo recante l’impronta dei grandi ideali umani dal valore universale che Beethoven aveva ricevuto dall’ Illuminismo.
Scrocianti gli applausi di un pubblico come reduce da una grande avventura.

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