Capita di essere in vacanza in Salento e di scoprire, quasi per caso, il castello di Acaja, piccola località in provincia di Lecce.
Un vero gioiello di architettura difensiva costruito da Alfonso di Acaja nel 1506 e completato dal figlio Giangiacomo.
Capita, infine, di far visita alla fortezza e di essere accolti, di persona, da un ‘autentica vestale di questo luogo, la dr.ssa Oronzina Malacore che, con la passione che la lega al luogo, ci apre le porte di questa meraviglia.
Archeologa e storica salentina, la dr.ssa Malacore è specializzata in archeologia classica. La sua attività di archeologa l’ha vista impegnata anche nei lavori di scavo di Roca Vecchia ma le sue maggiori energie le ha profuse nella cura e nella custodia del castello di Acaja. E la passione con cui lo racconta restituisce tutto il fascino di questo luogo in cui il tempo sembra essersi fermato.
Al suo interno è possibile visitare la bellissima mostra archeologica “Roca nel Mediterraneo- L’età del bronzo” che nata come esposizione temporanea nel gennaio del 2013 è, fortunatamente, ancora da 13 anni lì all’interno delle antiche sale proponendo un ricca esposizione di reperti.
L’obiettivo è chiaro: rileggere la storia del Mediterraneo non come successione di civiltà separate, ma come rete continua di contatti, passaggi e contaminazioni.
Il Salento, crocevia naturale, diventa così protagonista assoluto con la sua posizione geografica che l’ha reso da sempre un punto di snodo obbligato nelle direttrici di traffico antiche e moderne. Un ponte naturale tra Oriente e Occidente, tra Balcani e Italia, tra Adriatico e Ionio.
È in questo scenario che acquista un valore strategico il sito di “Roca Vecchia”, nel comune di Melendugno. Indagato sistematicamente da oltre 25 anni da un team di archeologi coordinato e diretto dal prof. Cosimo Pagliara del Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Lecce, il villaggio fortificato dell’età del Bronzo si conferma oggi un osservatorio privilegiato per studiare le dinamiche di interazione tra genti diverse.
Le campagne di scavo hanno portato alla luce materiali che raccontano molto più di una singola comunità. Ceramiche micenee, cipriote, balcaniche. Oggetti che testimoniano commerci, ma anche matrimoni, alleanze, conflitti.
La mostra si inserisce, così, nel solco di una narrazione che vede il Mediterraneo non come confine, ma come luogo di connessione. e pone Roca, e con essa il Salento, al centro di quella mappa.
Un’altra sala ospita un’interessante mostra fotografica dal titolo “Foggiascape” di Gabriele “Kash” Torsello. Si tratta di un progetto espositivo promosso dall’Associazione Istituto di Cultura Mediterranea in collaborazione con il polo Biblio-Museale di Lecce.
Il fotografo-documentarista Gabriele Torsello dà vita a immagini che attraversano paesaggi della natura foggiana con i borghi rurali della Capitanata.
Uscendo sugli spalti del castello si potrà godere della mostra “Pareidolìa” di Carlo Toma. E’ il caso di un’originale esposizione di immagini realizzate con l’utilizzo della realtà aumentata che ritraggono forme insolite che invitano a “guardare oltre ciò che appare”.
Si può così partecipare a uno stimolante momento psico-ludico in cui il cervello si diverte ad associare tratti della natura ai volti degli animali.
Antonio Toma è un artista e illustratore italiano, originario della Puglia. Lavora molto sul confine tra arte, psicologia della percezione e del gioco visivo. È diventato noto proprio per i suoi progetti sulla pareidolìa.
La pareidolia è quel fenomeno per cui il cervello umano “vede” volti, figure o oggetti in forme casuali: nelle nuvole, nel caffè, in un muro scrostato. Antonio Toma ci ha costruito un progetto artistico intorno.
Il suo lavoro è virale proprio perché tutti abbiamo fatto pareidolia da piccoli, ma lui la trasforma in arte compiuta.
Ha pubblicato i suoi lavori su Instagram e in mostre. Molte sue opere partono da foto scattate in Puglia, quindi c’è anche un legame forte con pietre, muretti a secco, intonaco scrostato.
L’invito è allora di far visita a questo castello, scrigno di archeologia e arte ma esso stesso monumento ricco di storia e umanità.
Franco Milone