Un “Mare di ruggine” di Antimo Casertano al Piccolo Bellini di Napoli

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Dal 29 settembre 2026 all’11 ottobre 2026 in scena, al Teatro Piccolo Bellini di Napoli, “Mare di ruggine”, scritto e diretto da Antimo Casertano. Lo spettacolo, dal debutto nel 2024, ha riscosso successo di pubblico e critica, insignito di numerosi riconoscimenti come il Premio ANCT (Premio Nazionale della Critica) 2025. Nel cast Daniela Ioia, Francesca De Nicolais, Luigi Credendino, Antimo Casertano. Musiche originali di Paky Di Maio, disegno luci di Paco Summonte, datore luci Lud Sciannamblo, datore audio Raffaele Palma, cura del movimento di Carlotta Bruni, costumi di Pina Sorrentino, scenografie di Flaviano Barbarisi, laboratorio scene di Giovanni Sanniola. Un progetto Compagnia Teatro Insania Spettacolo.

La storia

Un momento dello spettacolo

“La favola dell’Ilva”, che favola non è ma “è la storia di un mostro che non sapeva di essere un mostro e di operai che non sapevano di essere eroi”, è la storia di un padre raccontata al figlio, un viaggio nella memoria collettiva, e identità operaia, di un periodo di lotte sindacali, identità operaia e deindustrializzazione – ferite ancora sanguinanti. Una storia familiare che attraversa più generazioni, che racconta la dura vita lavorativa trascorsa nello stabilimento ex Ilva, poi Italsider di Bagnoli. La dismessa fabbrica, che sembrava promettere un futuro migliore, è una riflessione su come sia cambiato il mondo del lavoro, sulla perdita di identità industriale e su un diverso futuro per le nuove generazioni. “Un atto d’amore verso le radici sociali del nostro Paese, tra utopia e disincanto”.

Antimo Casertano

“È il racconto dell’unica possibilità, l’unica alternativa che la fabbrica – ‘o cantiere – ha rappresentato per la mia famiglia in particolare e per tante, tantissime altre famiglie; a Napoli come a Taranto, a Genova come a Piombino. È il racconto del diritto al lavoro e di come esso rappresenti l’unica certezza di esistenza nella stessa società. Un racconto che non può non tenere conto del quadro politico, sociale, ed economico del nostro paese. Il suo sviluppo, nel bene e nel male, le sue modifiche nel tempo della storia attraverso la pelle dei protagonisti, il piano di deindustrializzazione locale e nazionale. Ma è anche la volontà di raccontare della identità operaia, della voglia di sentirsi orgogliosamente parte di quella classe, delle lotte e delle conquiste e soprattutto della sua fine. MARE DI RUGGINE è una favola, anche se una favola non è, contro l’abbandono perpetuo. La voglia di riappropriarsi del bene comune, la lotta contro la privatizzazione e lo sciacallaggio. Immagine, purtroppo, di un incubo ancora presente. Ma è anche un’indagine sulla vita e la morte, amore e odio, promesse e compromessi, soprusi e tentativo di riscatto sociale. Forse sono vecchio, eppure continuo a credere che le storie, quelle semplici, conservano una potenza e una magia che non invecchia mai. Una storia semplice come seme per il cambiamento, memoria di un periodo in cui l’unico argomento di interesse pare essere sempre altrove, inafferrabile, da qualche altra parte. La speranza che i nostri figli possano raccontare una storia diversa, una realtà nuova e libera da mostri. In definitiva, è l’impegno morale di fare luce sulla vicenda dell’Italsider che da tanti, troppi anni, giace dimenticata al suo stato di abbandono”.

Uno spettacolo emozionante, imperdibile, per riflettere ancora oggi sull’industrializzazione meridionale, sulla cultura operaia, sul capitalismo italiano.

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