Dario Candela, Allegro e appassionato sulla Terrazza del San Carlo

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Al chiaro di luna, sulla Terrazza del Teatro San Carlo che si affaccia sul verde dei giardini del palazzo reale, all’interno della rassegna “Extra Concerti in Terrazza al San Carlo”, tenutasi dal 29 giugno al 6 luglio scorsi, organizzata in collaborazione con il Circolo nazionale dell’Unione, si è svolto nella sera dell’ultimo giorno, il concerto dal titolo “Allegro e Appassionato: Cimarosa e Chopin” del pianista Dario Candela che ha offerto in tale magico scenario un’affascinante esibizione della sua arte. Seguito all’esuberante performance pomeridiana dello Zak trio, complesso costituito dagli eccellenti musicisti Giuseppe Carotenuto al violino, Rocco Zaccagnino alla fisarmonica, Gianluigi Pennino al contrabbasso, impegnati nell’esecuzione accattivante e brillante di musiche nel genere jazz e tango, di Astor Piazzolla, Richard Galliano e di altri autori francesi, il programma di Candela ci ha ricondotto a un genere classico, non meno appassionato attraverso le dieci sonate di Cimarosa scelte dal secondo volume dell’integrale delle sonate cimarosiane incise dal pianista per la casa discografica Dynamic, la Polacca Fantasia in la bemolle maggiore op.61 di Chopin, e l’intero ciclo delle quattro ballate dell’autore polacco. Le note caratteristiche della musica cimarosiana, già ammirate da Stendhal e Delacroix, quali il senso della misura, gli aspetti espressivi dell’allegrezza e della tenerezza, il patetico e lo spirito buffo..sono emersi dall’esecuzione di Candela, lucida e varia nella elegante ricerca sonora. Così a suoni provenienti da lontano che colpiscono direttamente la sensibilità per la loro liricità si sono alternati quelli brillanti e quasi toccatistici fino al virtuosismo, nell’evidenziazione dei fantasiosi giochi sonori (le incursioni nell’acuto, gli echi, gli incroci di mani …), dei ritmi mutevoli, del dialogo tra le due mani in contappunto o nel risalto dato alla linea melodica spesso alla parte superiore mentre alla sinistra si susseguono svariate formule di accompagnamento (ottave spezzate, accordi, staccati, ribattuti ecc), il tutto in un fluire coerente. Insomma all’inventiva musicale del compositore di Aversa è corrisposta una pari inventiva espressiva dell’interprete che ha sfruttato appieno le risorse del più moderno pianoforte rispetto all’antesignana tastiera del fortepiano, con una ricerca personale delle dinamiche sviscerate dall’interno stesso della scrittura cimarosiana.
In un mondo epico e romantico si è poi entrati con l’esecuzione dei brani chopiniani. Della polacca fantasia, a un certo punto eseguita quasi al buio, per l’incidente di un momentaneo corto circuito rispetto al quale il pianista valorosamente non ha battuto ciglio, ha colpito la resa allo stesso tempo fiera e nostalgica confacente a tale brano che sorpassa la forma della polacca per avvicinarsi per libertà di concezione espressiva alla ballata, mentre uno Chopin sanguigno e vigoroso è risultato dall’esecuzione di Dario Candela dell’integrale delle ballate, fantasioso nei momenti improvvisativi, ma pur sempre asciutto nel seguire tutte le sfaccettature di questi “racconti” in musica. Sono emersi da tali poemi sonori la passione ed emozione della ballata n.1 in sol minore op.23, resa senza alcuna leziosità con tempi e respiri giusti, i contrasti drammatici nettamente rimarcati della seconda in fa maggiore, op.38 tra l’introduzione lenta e la tempestosa cascata di suoni che viene ad interrompere l’iniziale dolcezza, o la poesia e il fascino della terza in la bemolle maggiore op.47, con quel tenero dialogo tra le due voci del primo tema, che lascia il posto all’agitazione e all’inquietudine del successivo episodio su rapidi arpeggi e ancora l’eloquenza e originalità melodica e armonica della monumentale quarta, in fa minore op.52. Ogni inflessione e dettaglio sono sgorgati dall’esecuzione del pianista che dissimulando la grande padronanza tecnica, scava sempe più nel suono trasmettendo pura emozione. Ci si sente a proprio agio a immergersi nella sua musica, in cui come per magia tutto è reso ‘naturale’, consequenziale e senza forzature, dai rubati iscritti profondamente nel discorso sonoro ai passaggi più ardui sempre calati in un senso profondamente musicale, nel rispetto dell’autore.
Tre bis hanno compensato i calorosi applausi di un pubblico entusiasta.

Rosanna Di Giuseppe

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