Fidelio: Trionfo della giustizia e trionfo di Mehta al San Carlo

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C’era un calore aggiunto   negli scroscianti applausi che lunedì 25 settembre 2017  hanno accolto il maestro Zubin Mehta al suo ingresso sul palco del Teatro di San Carlo, disposto in modalità sinfonica.
La stampa cittadina, con accenti e stili dversi, aveva infatti dato cronaca della caduta  del maestro indiano nell’atto di salire sul podio all’inizio del secondo atto della recita di debutto del sabato precedente.
Ammirazione cui si è aggiunto l’affettuoso constatare delle perfette condizioni di Mehta nel muoversi tra i leggii e raggiungere il suo podio.
A fine spettacolo, ben 15 minuti di applausi, hanno suggellato un indiscusso successo dell’esecuzione di una partitura non frequentemente presente nei cartelloni.
il singspiel Fidelio, diretto dall’indiano Zubin Mehta e in programma  al Teatro San Carlo sabato 23 e in replica lunedì 25 settembre, mancava dal Massimo napoletano da  circa 12 anni, nella forma di concerto dell’attuale edizione ha affidato alla protagonista lo snodo della vicenda dell’unica opera teatrale compiuta di Ludwig van Beethoven.
«Di tutte le mie creature, il Fidelio è quella la cui nascita mi è costata i più aspri dolori, quella che mi ha procurato i maggiori dispiaceri. Per questo è anche la più cara; su tutte le altre mie opere, la considero degna di essere conservata e utilizzata per la scienza dell’arte» : Ludwig van Beethoven così parla della sua unica pagina operistica, assurta a manifesto contro la tirannia e l’abuso.
È la voce interiore di Leonora a guidarci nella discesa e nel ritorno alla luce, carica di pathos e suggestione, fino ai tetri sotterranei della prigione del meschino Pizarro, in questa Pièce à sauvetage dell’eroe Florestano salvato in extremis dal sopraggiungere delle forze del bene. In più di un’intervista rilasciata è lo stesso direttore, assai legato all’opera da sempre, ha chiarito  il senso del messaggio del compositore: «La vittoria dello spirito sui soprusi terreni»” e aggiungeremmo la celebrazione e il trionfo dell’amore coniugale nel suo altissimo valore morale.
Voce recitante Sonia Bergamasco che si è occupata della redazione degli ottimi testi peccando talvolta di un’enfasi ridondante, di una monotonia d’intonazione.
Anja Kampe è una veterana del ruolo del titolo e in esso profonde potenza a recitazione, forse a scapito della rotondità degli acuti, quella qualità che invece ha esibito  Barbara Bargnesi nel personaggio di Marzelline, ruolo a tratti mozartiano e che il soprano ha dominato con sicurezza.
Dopo qualche veniale incertezza, il tenore Peter Seiffert ha dato vita ad un Florestan convincente ed empatico, mentre Wilhelm Schwinghammer in Rocco, elegante e nitido, ha accentuato i tratti alla maniera di Papageno, personaggio mozartiano interpretato per la prima volta da Emmanuel Schikaneder che Beethoven volle anche nel ruolo del guardiano della prigione in Fidelio.
Robusto e aggressivo come il personaggio esige,  Evgeny Nikitin in  Don Pizarro, mentre quasi sacerdotale è stata l’interpretazione di  Samuel Youn nel ruolo di un Don Fernando.
Ha completato il cast Paul Schweinester a dare voce a Jaquino.
Impeccabile concertazione quella di Mehta e ricerca di colori e di equilibri assecondata dalla buona prova dell’Orchestra del Teatro di San Carlo e del Coro diretto da Marco Faelli.

Mariapaola Meo

Foto di Emanuele Ferrigno ©

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