Festa al celeste e nubile santuario al Teatro Ghirelli di Salerno

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Festa al celeste e nubile santuario scritto e diretto da Enzo Moscato è un testo che appartiene al repertorio della nuova drammaturgia contemporanea sin dal 1983, anno della sua stesura. Dedicato all’amico prematuramente scomparso Annibale Ruccello, in una Napoli viscerale, misera, in un vicolo come tanti, in un basso scuro e freddo di inverno, torrido ed asfissiante d’estate, tre sorelle “signorine” e misticamente deliranti, conducono un’esistenza monotona e senza speranza, in cui il culto per la Vergine Immacolata che a grandezza naturale, è posta al centro della scena, scandisce tra lodi e canti, un tempo sempre uguale, dove vige (in apparenza come sarà svelato dopo) una rigidissima vita. Illibate come antiche sacerdotesse, custodi di una tradizione etico-sessuale arcaica ed innaturale, Cristina Donadio, Lalla Esposito, Anita Mosca sono rispettivamente Annina, Elisabetta e Maria, nomi che non a caso rimandano alla sacra famiglia mariana, che tra la vendita di detersivi e carabattole, inni e ricami, chiacchiere di quartiere e riepilogo di sofferenze patite da donne morte nel peccato, si relazionano tra di loro in maniera gerarchica: Elisabetta domina su tutte, con il suo rigore zelante, arcigna e dogmatica, Annina profetizza eventi miracolosi, tra visioni e messaggi dello Spirito Santo, Maria, la più giovane è muta, servilmente assoggettata, terzo pilastro di un equilibrio folle ed isterico, claustrofobico e bigotto, allucinante e patologico. Un equilibrio destinato ad incrinarsi in maniera imprevedibile, quando Toritore (Giuseppe Affinito) ritardato mentale e quindi “anima innocente”, accolto in casa per carità cristiana… diviene l’amante di Annina e Maria. Personaggi emblematici le tre figure femminili immerse in una atmosfera gotico-noir, si esprimono attraverso una drammaturgia densa per linguaggio, musicale per ritmo, intrisa della cultura magico-religiosa popolare, fortemente evocativa; allo stesso modo emblematica è la figura maschile che rimanda inevitabilmente a Ferdinando di Ruccello, altro capolavoro di quegli anni intensi dal punto di vista poetico teatrale. Le tre attrici, ognuna con una sua vis scenica pronunciata, hanno ben caratterizzato le sfumature mistiche e carnali di queste creature borderline, cogliendone i risvolti psicologici, le paure, le vite non vissute, le ossessioni, i desideri inconfessabili, la crudeltà latente; ed anche se presente sul palcoscenico solo nel finale a sorpresa, convincente la performance di Giuseppe Affinito. Calorosissimi applausi per Festa al celeste e nubile santuario (ed al suo autore regista Enzo Moscato, presente alla prima serata), con le luci di Cesare Accetta, le musiche di Claudio Romano, le scene di Clelio Affinito, i costumi di Daniela Salernitano, al Teatro Ghirelli di Salerno il 10 gennaio (replica l’11) 2020.
Produzione Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale Compagnia Enzo Moscato/casa del Contemporaneo.

Dadadago

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