In un teatro a capienza piena, il Barbiere del TCBO dà un taglio alle preoccupazioni

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Partiamo dalla fine, ovvero dai 10 minuti di applausi. Potremmo anche finirla qui; il fragore del pubblico, il rumore dei piedi sulle assi di legno e molti “bravi” tra platea e palchi basterebbero- da soli- a sancire il successo del Barbiere andato in scena al Teatro Comunale di Bologna la scorsa Domenica 17 Ottobre 2021.
Non ne siamo affatto sopresi, ricordiamo bene il successo che la stessa produzione ha riscosso a Marzo 2019. Questa volta, però, c’è quel po’ di magia in più che non riusciamo subito ad attribuire a questo o quel dettaglio.
Il Barbiere, è certamente un libretto facile al successo. L’aveva capito anche l’allora ventitreenne Gioachino Rossini che la scrisse in poche settimane, prendendo qui e lì materiale già composto per adattarlo al libretto di Cesare Sterbini, tratto dalla commedia omonima di Beaumarchais. Ci fu anche un po’ di furbizia commerciale, sfruttando una storia già nota (portato al successo dal napoletano Giovanni Paisiello), il compositore pesarese si sarebbe garantito spazio in cartellone e qualche sicuro introito.
La prima del 20 Febbraio 1816 al Teatro Argentina a Roma, invece, terminò fra i fischi, boicottata dai sostenitori di Paisiello. Ma fu solo una parentesi. Il successo arrivò già con la seconda recita ed oggi il Barbiere è tra i titoli più apprezzati dal pubblico. L’antagonista (Paisiello), morì cinque mesi dopi, ma non per le ferite (morali) dello scippo, aveva 75 anni.
Il Barbiere rossiniano è un’opera in due Atti raffazzonata in poche settimane con arte e mestiere. Il pesarese riciclò pesantemente materiale già edito ed utilizzato per altri lavori. L’ouverture, ad esempio, fu composta originariamente per l’opera seria Aureliano in Palmira, riutilizzata per l’Elisabetta regina d’Inghilterra, prima di legarsi a doppio filo al Barbiere. Aggiungi alla musica una svelta storia d’amore tra una giovane donna e un baldanzoso nobile, ostacolata dalle brame di un vecchio precettore. Prendi l’ingegno di un complice gioviale per catalizzare gli eventi, ed il gioco è fatto. Il titolo segue l’ancestrale regola per cui da Aristofane ai Vanzina la commedia amorosa non ha mai fallito. Nulla da dire: Il Barbiere fu, è e sarà Pop.
Non fa eccezione la recita felsinea. La regia è piacevole, ironica e molto svelta. Veramente bello l’allestimento di Federico Grazzini, leggero e multicolore con elementi mobili (pensati da Manuela Gasperoni) che costruiscono di volta in volta l’esterno o l’interno di una casa. Le scene sono così vive e colorate, con contorni molto in evidenza, da farci sentire come dentro ad un fumetto: bello, allegro, leggero.
Di tanto in tanto vengono accennati anche degli elementi metafisici che risultano incidenti ironici all’interno della frivolezza generale. Come non citare il finale del primo atto, con una palla da demolizione a distruggere la scena, che è stato il momento più riuscito della recita. Non ci facciamo strane idee, la regia non imbocca mai la pericolosa strada simbolista, in fondo siamo qui per farci due risate.
Se la recita è riuscita, è anche merito della compagnia che ha svolto egregiamente il proprio lavoro. Non è dispiaciuto César Cortés che mette in scena un più che onesto Almaviva.
Buono il suo “Cessa di più resistere”. Ritroviamo un Roberto de Candia, in gran forma. Il suo factotum è uno spasso, sia per la robustezza del cantato che per consapevolezza scenica.
Paola Leguizamon ci fa dimenticare una Cecilia Molinari a cui – nel 2019 – avevamo giurato amore. Ma il cuore non ha memoria e la colombiana riempie la scena e svuota la memoria. Ottima la prova vocale in entrambe le arie. Bella e Brava. Nicolò Donini, con un Don Basilio molto centrato, non ci fa sentire l’assenza di Andrea Concetti che sostituisce.
Il vero mattatore della serata, però, è Marco Filippo Romano, un  assoluto esperto dei ruoli buffi rossiniani.  Il pubblico gli riserva l’applauso più sincero. Nulla da recriminare sulla Berta di Laura Cherici, sul Fiorello di Nicolò Ceriani e sull’Ufficiale Gianluca Monti. Buona la prova del Coro diretto dal Maestro del coro Gea Garatti Ansini.
Precisa la direzione di Pier Giorgio Morandi e solida la prova dell’Orchestra del Teatro Comunale.
Il Barbiere è il modo migliore per aprire la stagione del Teatro Comunale, finalmente a piena capienza. Dopo quasi due anni, avevamo proprio bisogno di un po’ di spensieratezza. Sarà questa la magia in più che abbiamo ritrovato.

Ciro Scannapieco

Foto Rocco Casaluci

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