Sorella con fratello: Thriller familiare alla Sala Futura

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Alla Sala Futura del Teatro Stabile di Catania è in scena, il 24 gennaio 2024 alle ore 20,45 e il 25 alle 18, Sorella con fratello di Alberto Bassetti , un testo (2015) che con i precedenti Le due sorelle e I due fratelli, premio Vallecorsi 2013, conclude idealmente la cosiddetta trilogia della famiglia, con Alessandro Averone e Alessandra Fallucchi, regia di Alessandro Machía. Bassetti , scrittore contemporaneo (1955) , ma anche regista di cinema e documentari, ha analizzato il tema della famiglia , molto spesso luogo di oppressione e di conflitti. Una donna trentenne è rinchiusa in un istituto correzionale nel quale,  quasi alla fine dei dieci anni da scontare, può usufruire di uno spazio dove sfogare la propria passione per il canto durante le visite quotidiane del fratello. Come in un thriller, l’autore procede per colpi di scena e successivi disvelamenti che conducono il pubblico a scoprire una realtà diversa dalle apparenze iniziali , fondata su un omicidio familiare – che vede coinvolti i due fratelli ma di cui lei forse sta pagando la colpa di lui – e sul sentimento morboso e distorto che lega lui , ormai valente avvocato , alla sorella.  In un’atmosfera ambigua – scene Maria Alessandra Giuri, costumi Sara Bianchi, luci Giuseppe Filipponioviene affrontato il tema della violenza all’interno della famiglia, unendo la tragedia di fondo della storia ai toni spesso sarcastici di una commedia nera, cinica.

“Il fascino del testo di Bassetti consiste proprio in questa tensione tra la tragedia che abita i due fratelli e il linguaggio con il quale il tragico viene espresso – dice il regista Alessandro Machìafatto di un lessico semplice e di una scrittura che anche nei momenti più drammatici rimane leggera, ironica, decide di situare il tragico nel non detto chiedendo alla regia di farlo emergere attraverso un lavoro minuzioso sulla parola, sulla postura dei corpi, sui rapporti spaziali. Una regia a cui però viene anche chiesto di rimanere sulla soglia, in un atteggiamento di lirica oggettività, con una sorta di pudore verso un dramma che qui si dispiega attraverso una tecnica analitica di progressiva rivelazione del passato. Nella semplicità quasi straniante che contraddistingue il dialogo dei due fratelli (i cui nomi – Lea e Leo – segnalano una certa condizione infantile) e nel movimento asfittico e circolare che connota il testo, la scrittura, quasi come per una segreta vocazione, tocca due temi fondamentali come l’identità e il desiderio, vero centro gravitazionale della pièce: un desiderio lasciato alla sua opacità, alla sua profonda ambivalenza, che emerge dalle parole dei due fratelli come uno scarto, un resto, qualcosa destinato soltanto a una vita immaginaria”.

foto di Manuela Giusto

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