Gershwin vero protagonista delle scene di Broadway

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Il Jazz fu introdotto dai compositori americani nella musica colta, divenendo fonte d’ispirazione e mezzo espressivo al tempo stesso. Esercitò sui giovani compositori un fascino maggiore e più duraturo del folklore negro e indiano, in quanto quest’ultimi erano per loro natura, circoscritti ad un’area culturale limitata, mentre il jazz era divenuto veramente un idioma popolare e si era diffuso rapidamente in tutto il territorio americano.
L’impiego di moduli jazzistici da parte dei compositori americani non differiva sostanzialmente da quello dei colleghi europei, da cui i primi avevano tratto un gran numeri di stilemi. La vera essenza del jazz il suo fondamento è l’improvvisazione, invece sembrava esser preso a modello, la sbiadita versione offerta da Tin Pan Alley, “la fabbrica della canzonetta americana”.
Il più importante tra i compositori di Tin Pan Alley è George Gershwin, divenuto negli anni venti dittatore assoluto di Tin Pan Alley con celeberrime canzoni come The Man I love 1924 e con commedie di gran successo come Lady, Be Good. A differenza di molti suoi colleghi Gershwin iniziò dapprima a comporre canzoni per musical e successivamente si avvicinò alla composizione classica.
Si narra che un giorno, andò da Maurice Ravel (che adorava con tutta l’anima) e  chiese al Maestro di prendere lezione, e si sentì rispondere: “Perchè volete essere un Ravel di seconda mano, quando già siete un Gershwin di prim’ordine!?”.
La differenza che invece rendeva grande Gershwin rispetto ai suoi colleghi compositori Cole Porter, Irving Berlin, Jerome Kern e e Richard Rodgers stava nel fatto che questi ultimi erano dei mediocri pianisti (con l’eccezione di Cole Porter che, però è stato soprattutto un intrattenitore).
Gershwin aveva una straordinaria capacità di improvvisare al piano variazioni sui temi melodici delle proprie canzoni. Era un pianista formidabile, rapido nell’assimilare molte innovazioni dei suoi colleghi jazzisti, le cui improvvisazioni eseguiva con particolare attenzione. E fu questa sua grande capacità di combinare elementi classici a ritmi e melodie jazz a renderlo un innovatore.
Nel 1924 Gershwin compose un’operetta dal titolo Blue Monday che gli valse l’attenzione di Paul Whiteman uno dei band-leader più importanti dell’epoca (detto il “Re del Jazz”) che gli commissionò una canzone di jazz sinfonico da eseguire all’ Aeolian Hall di New York, e che Gershwin riuscì a comporre in sole tre settimane: Rhapsody in Blue. Rhapsody in Blue è una delle più famose composizioni musicali dello statunitense, dove riesce a fondere i due generi musicali, la musica jazz e la musica contemporanea. La cultura musicale dalla quale proviene Gershwin lo porta sicuramente a inserire in un genere classico sonorità e arrangiamenti jazz o blues da cui il titolo della composizione. La Rapsodia è fortemente rappresentativa della realtà metropolitana newyorkese e più in generale della cultura americana. Il titolo originario pensato da Gershwin era American Rhapsody.
George Gershwin incontrò entusiastici consensi con due lavori sinfonici, Rhapsody in Blue 1924 e An American in Paris 1928, che, fra i vari tentativi di utilizzazione di elementi jazzistici in ambito colto, sono comunque quelli maggiormente fedeli allo spirito originario, per il loro andamento rapsodico e per la struttura melodico e ritmica dei temi, che ricalca quella della canzonetta sincopata. Il primo, originariamente composto per jazz band e pianoforte, fu orchestrato dall’arrangiatore Ferde Grofe e presentato a Whiteman, in un concerto dal titolo roboante Experiment in Modern Music. Scopo del concerto era il lancio del “jazz sinfonico”, la purificazione del jazz dalle scorie delle sue origini plebee e la sua assunzione nelle alte sfere dell’arte. Il linguaggio impiegato nelle due composizioni, con l’astuta mescolanza degli idiomi colto, popolare e jazzistico, sono  gli elementi che hanno contribuito in modo determinante all’enorme successo di pubblico riscosso da Gershwin. 

Gabriella Spagnuolo

 

 

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