Delicatezza e intimità – il concerto di Greg Burk

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Il jazz, figlio meticcio di tanti padri, è arte capace di mostrare al pubblico facce sempre nuove ad ogni concerto. Dopo la bellissima serata con Bobby Watson, culminata in una movimentata jam con i musicisti presenti in sala, il pianista Greg Burk, alla sua terza performance al Jazz Club Lennie Tristano, regala agli spettatori del club aversano, quasi come in un gioco di contrasti, un concerto di musica raffinata e notturna, con le sue composizioni al centro di una performance intima ed emozionante, graditissima al pubblico presente in sala.

Un pianismo forse poco appariscente, quello di Burk, ma assolutamente moderno, frutto di una sua costante ricerca che lo vede da sempre impegnato a percorrere strade interiori inseguendo pensieri e immergendosi in spettacolari paesaggi della natura, essendo il pianista venuto dal Michigan capace di far convivere in un sol tempo luoghi da esplorare e moti dell’animo, approdando quasi sempre ad esiti di grande emotività e realizzando una intensa empatia tra chi suona e chi ascolta.
Nel programma presentato il 21 Maggio all’Auditorium Bianca D’Aponte molte sue creazioni degli ultimi anni, improntate ad uno stile che fa della fluidità di pensiero un suo tratto distintivo, muovendosi tra le sperimentazioni più ardite senza in ciò dimenticare il senso della melodia.
Bellissime le sue composizioni, da Simple Joys, che dà titolo al suo ultimo progetto discografico, a Peace For Vanessa, al Blues in O dato come bis dopo aver regalato altri bei momenti di musicalità con Big Bird o Every Little Thing.
Tra i brani eseguiti anche due bellissimi omaggi alla tradizione del jazz del passato: una splendida Body and Soul   suonata nascondendone la melodia sotto un abile

Marco De Tilla e Domenico Iavazzo

gioco di travestimenti e un omaggio a Lennie Tristano con 317 East 32nd Street, improvvisato sul momento con i suoi accompagnatori Marco De Tilla e Domenico Iavazzo, a sottolineare come l’interplay tra i tre musicisti sia cosa ormai consolidata.
«Sono contento di essere tornato qui ad Aversa e di ritrovare tutta la vostra comunità di appassionati – ha dichiarato il pianista dal palcoscenico – e voglio cogliere l’occasione per omaggiare Lennie Tristano, un maestro così importante per la storia del jazz».
È stato sicuramente quello il momento in cui si è percepita maggiormente la sua vicinanza di stile al maestro di Chicago, come lui immerso in un perpetuo fluire di pensieri e amante delle composizioni notturne. Una lezione certamente presente nel pianismo di Greg Burk che, dopo una serata di grande arte, lascia al club l’eco della raffinatezza delle sue composizioni.

Angela Caputo

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