Leggero come lo swing – Joe Farnsworth al Lennie Tristano

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Joe Farnsworth Ph. Pietro Previti

Due bacchette, qualche tamburo e un vestito azzurro cielo. Abbastanza perché il talento di Joe Farnsworth  prenda posto in palcoscenico regalando al pubblico una serata che resterà negli annali del Jazz Club Lennie Tristano.
Nel concerto del 14 Maggio all’ Auditorium Bianca D’Aponte di Aversa uno straordinario artista suona la batteria accompagnandola con la sua irresistibile verve, dando vita ad un momento di autentico ristoro per gli animi degli ascoltatori.
Molti i batteristi passati dal Club negli oltre 40 anni di attività, da Elvin Jones  a Billy Higgins, da Daniel Humair a Peter Erskine.
E, ancora, Jimmy Cobb, Bobby Previte, Dennis Chambers, Louis Hayes, John Betsch, Manu Roche, Joey Baron, Paul Motian, Ali Jackson (impossibile citarli tutti!), ognuno con un suo peculiare modo di suonare: alcuni accompagnatori raffinati, altri solidi supporter, altri ancora delicati creatori di atmosfere.
Ultimo solo in ordine cronologico, Joe Farnsworth rivela sin dal primo brano il suo ineguagliabile talento linguistico: ritmi sostenutissimi, velocità che sfuggono ai metronomi, pulizia estrema nei fraseggi, accuratissimi, grandissima attenzione alla qualità dei suoni, finissima scioltezza e coordinazione.
Ma, soprattutto, il drumming al centro dell’esecuzione: pur nel ben percepibile interplay con il pianista Bruno Montrone e il bassista Giulio Scianatico, la batteria trova il suo momento in ogni brano, coinvolgendo il pubblico e rendendolo spettatore attivo in quello che si presenta come un delizioso Time to Swing, nelle dichiarate intenzioni un momento di leggerezza, ma nella resa in palcoscenico un autentico esercizio di inedita, effervescente musicalità condita con virtuosismo istrionico.
Più che un concerto, uno show divertente e accattivante, che rivela il meglio della creatività, non solo di Farnsworth, anche nelle esecuzioni più scontate, in quegli standards talmente eseguiti da correre il rischio di risultare perfino noiosi per il pubblico del jazz.
Nessun peso negli assoli giocati sui rimpalli dei piatti, nei ritmi incredibilmente tagliati con le spazzole, nei cambi di bacchette in velocità, nei rullanti suonati di sopra e di sotto, nei clapping proposti continuamente al pubblico.
Degne di nota anche le prove di Montrone e Scianatico, musicisti con ottima carica espressiva.
E nel finale, spazio aperto per gli allievi della Masterclass che ha preceduto il concerto, anche loro in palcoscenico per aggiungere ancora un po’ di colore alla serata.

Angela Caputo

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