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Tre fedi un solo Dio e le donne a cantarne le lodi Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Musica © - Cameristica ®
Scritto da Emma Amarilli Ascoli   
Giovedì 08 Dicembre 2016 22:33

 

In un tempo di odio e di chiusura, mercoledì 7 dicembre 2016, il Teatro di Corte ha spalancato le sue porte ad un pubblico numeroso venuto a sentire un concerto dedicato al dialogo ed alla riflessione.
"Tre fedi un solo Dio" è questo il titolo del progetto musicale che Patrizia Bovi promuove da quasi due anni e che, ospitato dall'Associazione Scarlatti, non poteva mancare il passaggio per Napoli, "Capitale storica del dialogo e dell'incontro tra diversità e differenze".
Il progetto nasce nel 2014 su invito di Bart Demuyt, direttore dell'Augustinus Muziekcentrum di Anversa, a conclusione di due mostre dedicate rispettivamente alle religioni del Libro e ai luoghi di pellegrinaggio. Sempre di Demyut è la richesta di un'esecuzione esclusivamente al femminile; la scelta è sembrata inizialmente fuori luogo poiché in tutte e tre le religioni monoteiste la donna è esclusa dalla funzione religiosa, ricopre però un ruolo estremamente importante all'interno della comunità: essa è sorella, madre, sposa e soprattutto simbolo di pietas.
Alla luce di ciò appare naturale la scelta di voci femminili per consegnare al pubblico un messaggio ecumenico di comunione e dialogo.
Patrizia Bovi si appassiona fin da bambina alla musica medievale e rinascimentali e dopo aver studiato canto lirico a Perugia decide di dedicarsi a questi repertori.
Segue seminari sulla vocalità antica e nel 1984, insieme a Adolfo Broegg, Goffredo degli Esposti e Gabiele Russo, fonda l'Ensemble Micrologus dando finalmente spazio e voce alla tradizione italiana, fino a quel momento, paradossalmente, ad appannaggio esclusivo di gruppi inglesi e tedeschi; ha collaborato e collabora con i più importanti gruppi specializzati nella musica antica.
Dopo aver messo a punto un metodo d'insegnamento relativo al canto medievale in rapporto anche ad alcuni repertori di tradizione orale, collabora con diverse istituzioni europee tra le altre la Fondation Royaumont di Parigi, ad un progetto internazionale sull'insegnamento della musica medievale.
Nel 2008 è stata insignita del titolo Chevalier des Arts et des Lettres dal Ministro della cultura
Per il progetto "Tre fedi un solo Dio" si è servita della collaborazioni di grandi artisti specializzati nei repertori tradizionali:
Françoise Atlan si esibisce regolarmente nelle maggiori sale da concerto di tutto il mondo e le sue numerose incisioni discografiche hanno ricevuto il plauso unanime dalla critica internazionale. Le sue radici guidaico-berbere hanno stimolato la sua passione per i patrimonio vocale del mediterraneo in modo particolare per le tradizioni giudaico-spagnole e quelle giudaico-arabe.
Si è diplomata in musicologia, pianoforte e musica da camera sia all'Università che al Conservatorio di Aix-en-Provence. Per i suoi studi sulle tradizioni musicali e poetiche della città di Fes ha ricevuto il Premio Villa Medici "Fuori le mura".
Fadia Tomb El-Hage, libanese di nascita, è una delle rare cantanti a poter vantare una preparazione vocale nelle tecniche sia orientali che occidentali. Dopo il diploma in canto lirico, presso il conservatorio di Monaco di Baviera, si specializza in musica antica. Ha fondato il trio voclae "TriOrient" dedicato alla diffusione del repertorio dei canti popolari libanesi sia sacri che profani. Si è esibita nelle sale più prestigiose d'Europa e Marocco e dal 1990 è voce solista dell' Ensemble Saraband direto dal Musicologo Vladimir Ivanoff.
Giuseppe Frana appena ventenne viene folgorato dall'interesse er le musiche modali extraeuropee e decide di intraprendere lo studio dell'oud turco e di altri cordofoni a plettro.
Dall'incontro con l'Ensemble Micrologus scaturisce l'interesse per la musica del medioevo europeeo e si iscrive alla Schola Cantorum Bsilensis dove studia liuto medievale sotto la guida di Crawford Young. Collabora stabilmente con molteplici artisti nell'ambito della musica antica, orientale ed extracolta.

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L'Ensemble Barocco di Napoli intepreta C.Ph.Emanuel Bach Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Musica © - Cameristica ®
Scritto da Emma Amarilli Ascoli   
Mercoledì 07 Dicembre 2016 22:09

Il 6 dicembre 2016  l' Ensemble Barocco di Napoli, in formazione quartettistica, è stato ospite del Festival Barocco "Sicut Sagittae" prodotto da Il Canto di Virgilio, con la direzione artistica del maestro Antonio Florio, presso Domus Ars di Napoli.
L'Ensemble Barocco di Napoli è stato costituito su iniziativa di Tommaso Rossi, Raffaele Di Donna e Marco Vitali ed ha esordito il 2 maggio del 2010 in occasione del 350° anniversario della nascita di "A. Scarlatti".
Il gruppo è formato da musicisti da anni attivi nella ricerca e nell'esecuzione di musica antica e nutre particolare interesse per il repertorio del flauto barocco, potendosi avvalere della partecipazione del co-fondatore del gruppo, Tommaso Rossi, flautista barocco e contemporaneo di grande talento.
Il gruppo con l'etichetta Stradivarius ha pubblicato due cd: uno dedicato alle Cantate e Sonate con flauto di Alessandro Scarlatti con il soprano Valentina Varriale, l'altro dedicato alle sonate per flauto di Leonardo Leo.

Per il Festival Barocco "Sicut Sagittae" hanno proposto un repertorio prettamente strumentale dedicato al quartetto per flauto ed archi tra Napoli e l'Europa nella seconda metà del XVIII secolo.
In questo periodo storico-musicale, definito galante, il flauto traverso è tra gli strumenti più apprezzati e diffusi tanto da vantare cultori illustri come Federico II di Prussia; non c'è quindi di che stupirsi nel vedere il flauto traverso accompagnarsi agli archi nella nascente forma musicale del quartetto.

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Vincenzo Salemme invita ad una festa esagerata ! Stampa E-mail
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Scritto da Marisa Paladino   
Sabato 03 Dicembre 2016 23:04

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Ancora una volta è il tutto esaurito, al  Teatro Verdi di Salerno il pubblico ha riempito i posti di ogni ordine, testimoniando il forte affetto che lo lega a Vincenzo Salemme, l'eclettico artista partenopeo, di Bacoli sul golfo di Pozzuoli, per la precisione.
Dal 1 al 4 dicembre 2016 in scena la sua ultima commedia, non soltanto scritta, ma anche diretta e interpretata Una festa esagerata...!, lente di osservazione e, se vogliamo, d'ingrandimento di una umanità che pratica l'arte dell'arrangiarsi e dell'arrivismo, che cerca di scalare i gradini della società con ogni mezzo e  mette in campo il lato umano più ridicolo e meschino.
La vita di chi si sente 'arrivato' è ostentata dal terrazzo della famiglia di Gennaro Palascandalo (Vicenzo Salemme), espressione di una piccola borghesia tiranneggiata tra i valori della tradizione e le lusinghe di un mondo cui si vorrebbe appartenere, quello fatto di status sociale e di relazioni che contano. Al diciottesimo compleanno della figlia di questo piccolo imprenditore edile, Mirea (Mirea Flavia Stellato) viziatissima e con l'orecchio incollato al cellulare, la madre Teresa (Teresa Del Vecchio) vera anima del progetto di ascesa sociale organizza il suo debutto in società e accetta il corteggiatore vanesio (Sergio D'Auria) e un po' stolto come fidanzato, ma solo perché figlio dell'invidiato assessore Cardellino. La terrazza di casa è il luogo dove si svolgerà la festa, metafora di un ostentato benessere, un finto maggiordomo indiano (Vincenzo Borrino), un prete molto anticonvenzionale (Nicola Acunzo)  e un aspirante portiere (Antonio Guerriero) sono la composita umanità che ruota intorno alla famiglia,  personaggi briosi e divertenti sempre pronti a creare simpatiche gag. Il terrazzino di Don Giovanni (Giovanni Ribò) è al piano inferiore, il novantenne bisbetico e metti bocca in ogni cosa abita con la figlia, l'attempata signorina Lucia (Antonella Cioli) dalle passioni mai sopite, spettegolano sui passanti in un puro esorcizzare il tempo e la noia.
Una serie di eventi, al limite del paradossale, minaccerà lo svolgimento della festa, e i rapporti di buon vicinato saranno compromessi dall'invidia e dai vari tentativi per ostacolare l'attesa serata costata mesi di preparativi alla padrona di casa. Tra morti annunciate, tentativi di avvelenamento e invidie di ogni tipo si crea un'esagerata e grottesca situazione, nella quale i Palascandalo dovranno decidere se festeggiare o meno alla notizia dell'improvvisa morte del vecchio.

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"Sicut Sagittae" scocca con precisione e fascino Stampa E-mail
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Scritto da Katia Cherubini   
Lunedì 05 Dicembre 2016 10:17

Un concerto indimenticabile, un vero spettacolo, quello che il 4 dicembre 2016, alle ore 21,00, presso Domus Ars di Napoli , hanno regalato a un pubblico non folto ma di qualità, Marco Mencoboni, direttore d’orchestra di livello internazionale, una delle personalità di spicco per l’interpretazione della musica rinascimentale barocca e Francesca Lombardi Mazzulli, giovane soprano di grande talento, per inaugurare il Festival barocco “Sicut Sagittae”, prodotto da Il Canto di Virgilio, con la direzione artistica di Antonio Florio.
I due interpreti, rispettando in pieno il titolo latino del festival, sono arrivati direttamente al cuore degli ascoltatori proponendo un recital, che ha visto protagonista la Cantata da Camera tra Italia e Germania nel Seicento, in un accostamento che ha rivelato le differenti particolarità delle due Scuole, spaziando dalle musiche di Monteverdi, passando attraverso il canto di una dama intraprendente, come la Barbara Strozzi, per arrivare a Giovanni Felice Sances, che per molti ha avuto il merito di aver introdotto la cantata nella prima metà del XVII secolo.
Il tutto farcito di intermezzi strumentali - Fantasia in la minore di Bach, Toccata seconda di Frescobaldi, Suite in re minore di Froberger, allievo di Frescobaldi, cui si deve la riduzione della suite alle sue 4 danze "di base" (allemanda, corrente, sarabanda e giga) e sarà questo il modello di base che seguirà J.S.Bach per alcune delle sue suite - che hanno ricordato quanto importante fosse, tra il Cinque e il Seicento, questo genere di composizioni, che in quest’epoca guadagnò poco a poco la sua indipendenza, svincolandosi gradualmente dai modelli vocali preesistenti.
Di Claudio Monteverdi è stata eseguita la celeberrima aria Si dolce è il tormento, pubblicata nel Quarto scherzo di ariose vaghezze di Carlo Milanuzzi, organista attivo a Venezia nel 1624.
Raccolta particolare, l’antologia delle ariose vaghezze, che contiene composizioni per soprano e basso continuo «commode da cantarsi a voce sola nel clavicembalo, chitarrone, arpa doppia et altro simile stromento, con le littere dell’alfabetto con l’intavolatura […] ». In altre parole, pezzi che si potevano realizzare con qualsiasi genere di accompagnamento, dalla notazione semplice, pensata proprio perché si potesse imparare velocemente a suonare senza maestro. E, nonostante la semplicità, tante sono state le suggestioni che i brani presentati in scaletta hanno stimolato negli ascoltatori. Un pezzo di grande bellezza vocale, quello di Monteverdi: l’aria ha colpito, oltre che per la semplicità della linea melodica, per la sua cantabilità semplice e diretta, raggiunta senza virtuosismi esibiti in maniera forzata, uniforme nel suo tono pacato, sebbene ricco di straordinarie idee armoniche. Articolata in più strofe, come larghissima parte del repertorio di tradizione orale, in esse trovano voce i tormenti di un innamorato che, respinto, finisce per sognare la propria morte, per guarire finalmente dal dolore che gli ha causato l’amore.
D'obbligo, a proposito di questo brano con il quale è stata introdotta la bravissima Lombardi Mazzulli dal fondo della sala, il rimando al Cantar lontano, raffinatissima prassi vocale seicentesca che si realizzava disponendo i cantori in diversi punti dello spazio performativo, a distanza rispetto allo strumento che li accompagnava, in modo da creare un’immersione totale nella musica, grazie ad un effetto di diffusione del suono simile a quello ottenuto oggi di surround.

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Wunderkammer – dal Sacro al Profano di Elio Guerra in mostra al Circolo Savoia di Napoli Stampa E-mail
Oltrecultura: Eventi Arti Figurative - Oltrecultura: Eventi Arti Figurative
Scritto da Tonia Barone e Dario Ascoli   
Lunedì 28 Novembre 2016 00:00

 

Elio Guerra

Il 1 dicembre 2016 al Circolo Savoia di Napoli sarà inaugurata la mostra Wunderkammer – dal Sacro al Profano, oggetti artistici creati da Elio Guerra.
Lo spirito creativo di Elio Guerra si manifesta nella realizzazione di oggetti artistici raffinati nella fattura e mirabolanti nella forma per avviluppare l’immaginario dello spettatore e condurlo nella stanza delle meraviglie e svelargli tutte le possibili mirabilia. Le sue opere sono proposte come centellinati tesori da esporre in un’argentiera sapientemente illuminata per attanagliare lo sguardo dell’astante e condurlo in sconfinate suggestioni.
L’uso di differenti materiali nella creazione dei suoi manufatti artistici, assemblati con la perizia del cesello da un lato e dall’altro della giustapposizione, aprono la finestra interpretativa di Elio Guerra sulla bellezza contemporanea, sul nuovo gusto per l’esotico prezioso e raro che diviene narratore di luoghi e persone.
Un gusto dal sapore antico che vuole coniugare la sua terra di origine pregna di miti ancestrali – Cuba -  e la terra d’adozione - l’Italia - traboccante di tesori artistici.
Si può assistere ad un continuo scorrere di immagini surreali dai preziosismi  manieristi,  opere aperte alla contemporaneità in un continuo flusso di tempo e di spazio che nega lo spazio definito per aprirsi al fluire infinito del virtuale. 
Opere linkate potrebbero definirsi, poiché destano immaginazione, meraviglia, sogno, memoria in un percorso impalpabile e soggettivo.

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