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Oltrecultura - Periodico di Informazione, Spettacolo e Cultura
Prende il via il ciclo delle Sonate di Mozart per violino e pianoforte Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Musica © - Cameristica ®
Scritto da Katia Cherubini   
Domenica 24 Luglio 2016 12:58

Giovedì 22 luglio 2016 alle 21,00 presso Villa Pignatelli di Napoli l'onore di inaugurare una rassegna prestigiosa che presenta un ciclo di concerti che si snoderà in quattro puntate, fra Villa Pignatelli e palazzo Serra di Cassano, è stato affidato al pianista Dario Candela e al violinistaAlberto Maria Ruta che hanno dato il via al ciclo integrale delle Sonate per pianoforte e violino di Mozart, nell'ambito della rassegna "Doppio Sogno" promossa da Galleria Toledo, con il contributo della Regione Campania.
L' introduzione è stata a cura di Paologiovanni Maione,
membro del comitato scientifico e artistico della Fondazione Pietà de' Turchini, centro di musica antica, cui si sono affiancati, nella realizzazione di questo progetto, il Centro Italiano di Musica da Camera e l'Istituto Italiano di Studi Filosofici.
Nei successivi appuntamenti ci saranno i violini di Héloïse Geoghegan e Francesco Manara.
Sulla mistificazione del “sogno” Maione si sofferma. In particolare, sul sogno comune anche alla Fondazione Pietà dei Turchini che, muovendosi su un doppio versante, la promozione della musica antica attraverso un lavoro certosino di ricerca sul repertorio antico, prevalentemente napoletano, e la promozione del repertorio ottocentesco, mantiene come obiettivo principale quello di coniugare sempre la promozione per la ricerca drammaturgica e la tutela di una tradizione teatrale.
L'idea di dedicare un ciclo alle sonate per violino e pianoforte rientra nella declinazione del “sogno”, il sogno di un bambino, nel nostro caso Mozart bambino, anche perchè il repertorio proposto ha previsto le sonate K301, K304 e K305, in due tempi, composte nella prima fase della vita di Mozart, fra il 1764 e il 1766, quando egli aveva tra gli 8 e i 10 anni.
La sonata K378, in si
b maggiore,in tre tempi, unitamente ad un gruppo di cinque sonate, venne invece composta nel 1779, da un Mozart senza dubbio più maturo: basta ascoltarne l'Allegro moderato che apre la sonata per rendersi conto di quante idee tematiche danno il via ad un intenso dialogo tra il violino e il pianoforte. «Queste Sonate, uniche nel loro genere e ricche di nuove idee, recanti il segno del genio musicale dell’autore si adattano molto al violino. L’accompagnamento del violino è così artisticamente intrecciato con la parte pianistica che entrambi gli strumenti attrarranno continuamente l’attenzione dell’uditorio. Queste Sonate richiedono dunque pari grado di abilità dai due esecutori»: con queste parole il Magazin der Musik di Vienna nel novembre 1781 recensiva la raccolta delle sei sonate per violino e pianoforte cui apparteneva, appunto, la K378.
Sicuramente l'esecuzione integrale delle 16 sonate di Mozart costituisce una meravigliosa occasione per seguire l’evoluzione stilistica del grande genio di Salisburgo in questo genere, che rappresenta un esempio a cui tutti i compositori successivi non potranno fare a meno di riferirsi. Seppur impegnativa e apparentemente "monografica", la rassegna offrirà, inoltre, al suo pubblico una varietà di scelte musicali interpretative da parte degli esecutori, oltre che la possibilità di ascolto del repertorio cameristico per
violino e pianofortedell'indiscusso genio salisburghese.

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Chick Corea all’Arena Flegrea ci racconta un po’ di ...fatti Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Musica © - Jazz ®
Scritto da Ciro Scannapieco   
Venerdì 22 Luglio 2016 19:13

 

 

 

Alla fine l’ha suonata.
L’ha introdotta con poche parole, fuggendo abilmente ad un’interpretazione dal sapore stucchevole di commiato. Sarebbe stato troppo scontato cadere nel tranello del melenso ricordando Pino Daniele nella sua Napoli. Chick Corea, invece, ha lasciato che fossero i fatti a comunicare l’emozione.
E la musica è un fatto. Un fatto che resiste al tempo, che rinnova continuamente il passato arricchendolo di nuove sensibilità.
Seduto al suo Motif, Chick Corea con l’intro elettrico di Sicily ha fatto subito drizzare i peli delle braccia a tutti i presenti. Ma il brano non ha mai il sapore dell’epitaffio, è una versione suonata in tempo di Allegretto, intensa e sentimentale ma mai buia, con la ritmica tenuta dal Charleston, gli accenti battuti sul bordo del rullante mentre la tromba di Wallace Roney fende la melodia con vibranti ascessi emotivi.
Che bel fatto è la musica e chissà quanti fatti avrà avuto da raccontareil protagonista di questa serata, ormai arrivato al traguardo delle 75 candeline. Anni portati benissimo, vissuti attraverso una carriera lunga oltre dieci lustri. Mezzo secolo da protagonista del Jazz.
Sembrano così lontani gli anni ’60 di Blue Mitchell e Miles Davis. Corea, spaziando dal free jazz alla fusion, fino a generi latin, è stato artefice di alcuni tra i più interessanti episodi del jazz contemporaneo. Sebbenela la sua prolifica produzione discografica abbia alternato momenti non esaltanti a vere e proprie gemme, dividendo spesso la critica come capita solo ai grandi, Chick è un compositore notevole. Non a caso ha influenzato e stregato almeno due decadi di pianisti.
Il suo stile è caratterizzato da cascate di note veloci, da percussivi e staccati, da chiaroscuri armonici mai troppo romantici.
L’approccio è modale, la destra produce cascate di note mentre la sinistra propone virtuosismi sull’armonia. Fortissima è l’influenza musicale spagnola e mediterranea.
Per il suo compleanno si è regalato un tour mondiale , il «75th Birthday Celebration Homage to Heroes». Il titolo potrebbe far pensare ad una terrificante (e di cattivo gusto) autocelebrazione.

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Nicolosi e Isotta celebrano Giovanni Paisiello a Villa Rufolo Stampa E-mail
Oltrecultura: Eventi Musica © - Oltrecultura: Eventi Musica ®
Scritto da Direttore   
Giovedì 14 Luglio 2016 16:36

Spazio e ribalta a Ravello per Giovanni Paisiello (presso Taranto 1740 – Napoli 1816) nell'anno in cui del maestro tarantino si celebra il secondo centenario della morte.
Sarà prima Paolo Isotta a illustrare biografia, opera e lasciti dell'autore della Nina pazza per amore venerdì 15 luglio 2016 alle 18 nella Sala dei Cavalieri di Villa Rufolo.
Il musicista fu apprezzato trasversalmente da tutte le Corti d'Europa, e in auge a dispetto dei rivolgimenti politici che si susseguirono nel corso della lunga vita di Paisiello;  basti pensare alla Rivoluzione Francese, alla Restaurazione, alla Repubblica Napoletana, al periodo napoleonico a Napoli e al ritorno di Ferdinando IV.
Non casualmente Giuseppe Bonaparte conferì a Paisiello la direzione del nascente unificato Real Conservatorio di Napoli e, dopo la Restaurazione, Ferdinando IV conservò all'ormai morente maestro titoli e privilegi.
Talento puro e una buona dose di savoir faire posseduti da una figura chiave nell'evoluzione del linguaggio operistico, e non solo, del classicismo, in grado anche di anticipare la Bach-Renaissance, grazie allo  studio e alla rielaborazione in forma di variazioni del Thema Regium della Musicalisches Opfer.
Non estranea al compositore tarantino, tuttavia, la vena satirica, come testimonia l'opera comica scaturita dal sodalizio con Galiani, autore del canovaccio elaborato da Giovan Battista Lorenzi per quel gioiellino rappresentato da Socrate immaginario, che non mancò di turbare l'idillio con il re a causa della forte carica di satira sociale di cui fu oggetto Saverio Mattei, uomo-icona della cultura napoletana musicale e non solo.

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Dario Candela: Scene da un Matrimonio Segreto celebrato sulla tastiera Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Audio-Video © - Cameristica ®
Scritto da Dario Ascoli   
Venerdì 22 Luglio 2016 08:41

«Le sonate di Domenico Cimarosa sono tra loro disomogenee per forma, per ampiezza, per struttura, ma sono accomunate dalla cantabilità. Non è certo che i manoscritti pervenutici siano riconducibili ad originali; è probabile siano stati ricavati da allievi, da copisti professionisti e persino da “copisti per caso” presenti nel pubblico che assisteva ad esecuzioni in cui l'improvvisazione era componente se non prevalente, determinante»
A introdurci nel mondo della musica per tastiera del compositore aversano, nato nel 1749 e finito in circostanze che qualcuno ipotizza misteriose nel 1801 a Venezia,  è Dario Candela, tra gli ultimi allievi in ordine di tempo dell'immenso Aldo Ciccolini, della cui scomparsa è ancora oggi difficile farsi una ragione.
La conversazione è avvenuta in occasione di un concerto che ha aperto l'integrale delle sonate per violino e pianoforte di W.A.Mozart.
«Ho scelto di eseguire di seguito le Sonate cimarosiane, accostandole secondo criteri tonali; non sappiamo nemmeno se le pagine giunte a noi siano composizioni compiute ovvero tempi di più ampie pagine strumentali. A quel tempo il termine “Sonata” non aveva un'accezione univoca, anzi, in Italia e ancor più a Napoli, si intendeva con quel termine tutta la musica che non fosse vocale, tuttavia sono proprio contrasto e cantabilità gli aspetti su cui maggiormente ho focalizzato la mia attenzione".
Lo spunto è stato la recensione del delizioso CD edito da Dynamic, contenente 44 Sonate di Domenico Cimarosa eseguite da Dario Candela e che rappresentano un volume di quella che sarà un'integrale delle composizioni per tastiera dell'autore de Il Matrimonio Segreto,
L'album è dottamente presentato nell'opuscolo allegato curato da Sandro Cappelletto.
Il suono che produce il pianista napoletano da uno strumento Yamaha CF3 è cristallino, derivato da un tocco portato da vicino, ma senza indugiare sul tasto, tanto da emettere un suono come da un fortepiano che Cristofori e Silbermann forse avranno sognato, senza mai disporre di materiali e dispositivi atti a produrlo nella realtà.
I criteri fraseologici seguiti da Candela sono netti e riconducibili al fraseggio armonico di bachiana ascendenza; note di volta legate, così come le appoggiature e le risoluzioni delle dissonanze, mentre sciolte sono eseguite le sequenze di note reali appartenenti alle armonie.
Su tutto quella cantabilità che gli strumenti si sforzavano di imitare anche quando di musica “sonata” si trattava, e che nel tocco di Dario Candela si sviluppa con grande naturalezza.

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5.000 Coristi per caso e per entusiasmo: Nabucco alla Reggia di Caserta Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Musica © - Lirica ®
Scritto da Katia Cherubini   
Martedì 12 Luglio 2016 09:19

Un'estate da Re. Un grande progetto di grande musica per un meraviglioso sito, quale la Reggia di Caserta, patrimonio dell'umanità, quello che ha animato due suggestive serate "en plein air " che hanno visto protagonista il Nabucco di G. Verdi, su libretto di T. Solera, l' 8 e l'11 luglio 2016, diretto da Daniel Oren che non ha esitato ad evidenziare il felice binomio tra i capolavori di Vanvitelli e di Verdi : "la Reggia di Caserta celebra l'armonia e la bellezza che ispira ogni nota ed ogni frase del Nabucco".
Il 9 marzo 1842 andava in scena al Teatro alla Scala la prima rappresentazione di Nabucodonosor, l'opera con cui Verdi si impose all'attenzione e all'apprezzamento del popolo italiano: basti pensare che in quel solo anno, dopo le prime otto, seguirono altre cinquantasette recite a Milano, per rendersi conto della sua immediata fortuna. Nella percezione collettiva Nabucco (riduzione del titolo originario) è il titolo melodrammatico-risorgimentale per eccellenza, è il coro del "Va', pensiero, sull'ali dorate", è la trasposizione della Bibbia nel teatro italiano sulla scia del Mosè di Rossini.

Nabucco è stata la meglio riuscita fra le opere della prima fase verdiana: il Maestro ritornò al Solera, dopo l'insuccesso "buffo" di "Un giorno di regno" su libretto di Felice Romani, e a lui si affidò con sincero istinto nello scegliere i suoi soggetti, con un'acuta sensibilità nell'avvertire il "climax" delle scene essenziali, escogitando il modo più efficace di legare tali scene con le parti episodiche, con la capacità di far collocare nell'istante più favorevole la parola giusta, il gesto più conveniente, l'astuzia di saper interrompere al momento opportuno il flusso musicale. La grandezza della partitura di Nabucco sta, inoltre, nella capacità verdiana di far prevalere sempre e comunque il dramma, e funzionale a questo esito è appunto un procedimento che sarà fondamentale nello sviluppo della produzione successiva, ossia l'individuazione di un conflitto tra personalità rappresentate da alcuni tipi vocali : baritono/basso, conflitto che diventerà tipico in Verdi, e che si attua qui tra Nabucco e Zaccaria, o baritono/soprano, come quello tra Nabucco e Abigaille.

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