Lo strano caso del Dottor Jekyll e Mr. Hyde del Teatroimmagine

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Un romanzo tardo ottocentesco famosissimo, che esplora ante litteram il lato oscuro e sadico della psiche umana, parliamo de’ “Lo strano caso del Dottor Jekyll e Mr. Hyde”, capolavoro dell’inglese R. L. Stevenson, diviene nella scoppiettante rilettura di Benoit Roland uno spettacolo giocoso, unico, originale e assolutamente da vedere. L’atmosfera londinese con gli odori del Tamigi, le luci dei lampioni, la nebbia imperante sono mutate dal regista in immagini di Venezia, con le sue calli, l’acqua dei canali, il torpore delle luci dei palazzi e dei campielli.
La nebbia londinese somiglia incredibilmente al “caigo” (termine dialettale veneto dallo stesso significato) e se da quella bruma emergono il Dottor Jekyll e il suo doppio malvagio Mr. Hyde, dalla lattiginosa nebbia veneziana sono nati il Dottor Jacopo e Miss Heydi, Ottone e Tellurio, Teodolinda e Lucilla, Pantalone e Fontego portati in scena da Teatroimmagine di Salzano (Ve) all’ultima serata del Festival XS di Salerno domenica 9 aprile 2017 al Teatro Genovesi. Come per gli altri lavori affrontati dalla compagnia, l’allestimento non replica esattamente il romanzo ma diviene un libero adattamento in cui il testo/pretesto offre il destro per un’opera piena di bollicine frizzanti, di umorismo, di colori, di trovate intelligenti e di notevole fantasia (meravigliosi i palloncini/calcoli di una surreale operazione chirurgica, la rana di Galvani, la pila di Volta, trasformata all’occasione in un moderno defibrillatore, o il grammofono/imbuto che sulle note di Leonard Cohen invita al ballo e schiude un fiorellone con un pistillo/palla luci da discoteca). Il tutto in un godibilissimo idioma veneto accompagnato dall’uso di maschere e travestimenti omaggio alla Commedia dell’Arte come genere rappresentativo della grande tradizione del teatro italiano. Ma non solo, fra commistione di generi (recitazione, musica, mimo, canto) non mancano effervescenti riferimenti all’attualità. Tra costumi bellissimi (Antonia Munaretti), con fondali/quinte evocanti il dedalo di calle, sottoporteghi e spiazzi tipici veneziani dal carattere metafisico (Ilenia Pellizzaro), l’efficace disegno delle luci (Lorenzo Riello, Francesco Bertolini) quattro scatenatissimi attori (è la Jacopina energizzante?), interpretano, senza un attimo di cedimento, ad un ritmo serratissimo, il loro personaggio e il suo contrario, perché come ha voluto il taglio registico, l’ambivalenza del testo originale viene centrata sul contrario del carattere del personaggio, sull’antinomia, sull’opposto.
E dunque Ruggero Fiorese è l’austero nasutissimo castrante Dottor Jacopo – e una esuberante Miss Heidy, alter ego femminile e sognante (che farà impazzire d’amore il litigioso Pantalone) -; Roberto Zamengo è il vecchio mercante brontolone Pantalone – e Fontego docile servo del dottore un po’ tardo a cui piace la cameriera di casa -; una deliziosa Claudia Leonardi è Lucilla, sua figlia, anticonformista, battagliera (innamorata di Ottone, figlio bistrattato di Jacopo), – e Teodolinda la servotta chiacchierona del dottore -; mentre assolutamente irresistibile è Daniele Baron Toaldo nel camice spiegazzato dello scienziato occhialuto ed imbranato, Ottone, giovane oppresso dalla figura paterna che lo sminuisce a pie’ sospinto, letteralmente piegato al suo cospetto, incapace di ribellarsi, incapace di rivelarsi finanche alla sua morosa, tenero nell’animo (che bravo nel cambio di recitazione durante la sua dichiarazione immaginaria all’amata Lucilla) e genio incompreso, che sperimentando intrugli e pozioni si trasforma in Tellurio vero bruto, macho cattivissimoooo e vendicativo. Il risultato esilarante (ma ci sono anche momenti sentimentali) è garantito sia dalla bravura degli interpreti messa in luce da una regia senza sbavature, sia dalla fluidità della vicenda che gioca, come da manuale su equivoci, sulle contrapposizioni giovani (a viso scoperto)/vecchi (mascherati), padroni/servitori, sui cambi di registro per differenziare i vari personaggi, sulle posture studiate per caratterizzare le diverse nature, su cambi di prospettiva (la stessa giornata vissuta ma inscenata da altri punti di vista), su accenni alla contemporaneità e su gags e pantomime, a dimostrazione che attraverso il linguaggio fisico e vocale dei personaggi in maschera e un buon canovaccio, dove forse non sono estranei momenti di improvvisazione, tuttora si riscaldano platee teatrali in ogni luogo.
I due tempi dello spettacolo scorrono veloci e a sipario calato sono applausi, applausi, applausi… Giunto con La strana storia del dottor Jekyll e Mr. Hyde, spettacolo riuscitissimo, all’epilogo, il Festival XS di Salerno dà appuntamento ai suoi amici domenica 23 aprile alle 19, con la consueta serata di premiazione a cura della Compagnia dell’Eclissi, che metterà in scena un proprio lavoro. Che aggiungere? Non mancate!

Dadadago

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