Passioni visionarie nel concerto di musica da camera al San Carlo nella giornata della “Donna”

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Un accattivante ed originale programma è stato proposto nel concerto di musica da camera svoltosi l’8 marzo scorso presso il Teatro San Carlo di Napoli all’interno dell’attuale stagione di concerti. Protagonisti quattro sensibili musicisti: il violinista Gabriele Pieranunzi, la violoncellista Silvia Chiesa, il pianista Maurizio Baglini, il soprano Cinzia Forte, che hanno offerto un percorso di sogni e visioni attraverso i brani prescelti: l’intermezzo di Schumann della celebre Sonata FAE composta da tre amici (oltre a Schumann, autori Brahms e Dietrich per gli altri movimenti) e dedicata ad un amico, il celebre violinista Joseph Joachim, la Sonata n.1 in la minore op.105 per violino e pianoforte dello stesso, contrassegnata dalla vena tormentata dell’autore nel periodo maturo, il trio cosiddetto “degli spettri” di Beethoven op. 70 n.1 dal caratteristico Largo centrale improntato ad un’ inquietante dimensione onirica e per finire le suggestive “Sette romanze” su poemi del simbolista Alexander Blok per soprano, pianoforte, violino e violoncello di Shostakovich, ricche di atmosfere da sogno, misteriose e persino irreali.
Un programma dunque non semplice in cui gli esecutori hanno dato prova di concentrazione e di grande professionalità nel perseguire l’equilibrio di un discorso musicale realizzato attraverso il dialogo e le calibrate combinazioni delle diverse parti con discrezione ed attenzione a tutte le componenti di queste musiche.
Al piglio energico del primo brano, è seguita la più sfaccettata sensibilità della sonata, emersa nella cantabilità e morbidezza delle linee melodiche del primo movimento espressa eloquentemente dagli interpreti, dal tono vagamente improvvisativo dell’Allegretto, e infine dal dialogo serrato e inquieto dei due strumenti nel Vivace conclusivo. Notevoli in alcuni tratti il tappeto sonoro creato dal pianoforte e le profonde arcate del violinista.
Il trio di Beethoven ci ha condotto temporalmente indietro, al periodo classico, pure recettivo nei confronti delle suggestioni spettrali e preromantiche, forse provenienti dall’ispirazione del Macbeth shakespeariano, come attestato da un ritrovato abbozzo beethoveniano, mai sviluppato, di un coro di streghe. In realtà, i fantasmi evocati da questo tenebroso secondo movimento sono quelli presenti nell’intimo di ciascuno.
Dopo lo slancio appassionato dell’Allegro iniziale, ci hanno sedotto del Largo successivo: il suono dolente del violoncello, il motivo di note snocciolate distintamente come perle al pianoforte, il piglio ora misterioso ora tenero del violino. Il ritorno alla serenità avviene nel Presto finale, ricco di contrasti e belle dinamiche, con la sua vitalissima conclusione.
In generale ben sottolineate dagli interpreti le proporzioni di questa composizione di cui hanno reso la carica emotiva e l’avveniristico senso del timbro.
Su questo filo rosso della visionarietà le bellissime romanze di Shostakovich (datate 1967) hanno concluso questo viaggio sonoro. In primo piano un’affascinante Cinzia Forte, precisa e capace di una gamma poliedrica di espressioni e sfumature, in armoniosa intesa con gli strumentisti che nei sette brani si associano alla voce in tutte le combinazioni possibili, secondo una geometria variabile, riportando la calzante definizione di Gabriele Pieranunzi, e solo alla fine al completo dell’organico nel brano intitolato “Musica”. Hanno catturato i toni di volta in volta taglienti, drammatici, onirici e lirici di quest’opera, nel suo complesso dominata da un’atmosfera assorta, piuttosto cupa e nostalgica, salvo dischiudersi alla speranza nell’ultima poesia.
 «In effetti la pagina concede alla voce un protagonismo che è solo apparente – afferma il soprano Cinzia Forte – è vero che il canto detiene il primato della parola, ma poi è la romanza conclusiva, non a caso denominata “Musica” a chiarire come tutti gli interpreti siano al servizio di questa splendida arte. Tuttavia è solo in senso musicale, che la vanità è sollecitata da questo disporsi intorno a me nei diversi numeri, il sentimento che domina è l’amicizia in colleganza»
L’effetto è stato di incanto, su un pubblico che ha tributato caldi applausi agli affiatati musicisti.

Rosanna Di Giuseppe

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