Nosferatu torna ad inquietare con le musiche di Caterina Palazzi

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Chissà cos’avrebbe pensato – e ancor più, cos’avrebbe provato – Friedrich Wilhelm Murnau nel vedere le immagini in bianco e nero del suo Nosferatu (1922), capolavoro del cinema espressionista, accompagnarsi alle melodie composte ed eseguite da Caterina Palazzi sul contrabbasso. Probabilmente, a spettacolo concluso, il regista tedesco avrebbe applaudito anche lui con grande entusiasmo, unendosi al resto della platea adunata presso l’Institut Francais, nella cornice del Napoli Film Festival 2019. Di certo non si poteva sperare in un’atmosfera più favorevole di questa: la sala non troppo grande, l’orario serale, il pubblico silenzioso e abbastanza ristretto, come un circolo impegnato ad officiare un rito segreto. Quindi il fascio di luce pallida e i fotogrammi vecchi di quasi cent’anni. E, naturalmente, avvolta in un angolo del palco da un riverbero scarlatto, lei: Caterina Palazzi, curva sul suo strumento, con l’ausilio di una loop station e il viso nascosto da una maschera bianca.

Nei primi decenni del Novecento, le pellicole del cinema muto necessitavano sempre d’essere musicate o finanche rumorizzate dal vivo: a questo scopo si riunivano orchestre e singoli rumoristi, che, secondo l’impostazione teatrale wagneriana, lavoravano in disparte per non infrangere l’illusione cinematografica. Caterina Palazzi svolge un ruolo analogo, e allo stesso tempo diverso, poiché mette in scena quella che si rivela, a tutti gli effetti, una performance artistica. Lo spettatore è libero, infatti, di osservarla nella penombra durante il processo creativo dei tanti effetti sonori. La musicista, di origine romana, diviene allora parte integrante dello spettacolo proiettato, conversando e interagendo coi personaggi e con la storia del film.

La straordinaria vastità timbrica del contrabbasso permette di amplificare la forza delle scene, e di individuare una voce sempre adatta ad ogni sequenza, senza mai smarrire l’unità dell’insieme, dato da una persistente malinconia. L’uso dell’archetto o del pizzicato, dell’armonia o della dissonanza, della melodia o del rumore, si combina dunque all’abile impiego della pedaliera, in un gioco sperimentale aperto all’improvvisazione e capace d’ispirare non solo attesa e terrore, ma anche inquietudine e struggimento, soprattutto nel finale, quando il principe dei vampiri, fatalmente ingannato, soccombe alla luce del sole.

D’altronde già in origine l’intero titolo del film – Nosferatu, eine Symphonie des Grauens (ovvero: Nosferatu, una sinfonia dell’orrore) – si prestava ad evocare un certo tono ossimorico, di gusto squisitamente musicale, adatto alle più varie ricerche espressive. E Caterina Palazzi, contrabbassista del gruppo Sudoku Killer, si appropria fino in fondo di questa vibrante suggestione, creando uno spazio autonomo e individuale dove poter suonare da solista.

Non è un caso che il nome del suo progetto, Zaleska, rivendichi una chiara forma di parentela vampirica: la figlia del conte Dracula, nel film omonimo (Dracula’s Daughter, 1936), era per l’appunto la contessa Zaleska.

Emanuele Arciprete

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Ho 29 anni, vivo tra Bologna e Napoli. Cinema, Musica e Letteratura costituiscono il centro gravitazionale di tutte le mie attività materiali e spirituali.

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