Armando De Stefano al Madre di Napoli fino al 18 luglio 2022, in esposizione 80 opere

0

Il 12 maggio 2022 al Museo d’arte contemporanea della Regione Campania/Madre è stata inaugurata la mostra ‘Nulla dies sine linea’ curata da Olga Scotto di Vettimo, in onore del pittore Armano De Stefano scomparso lo scorso anno, la cui fama è andata ben oltre i confini della città di Napoli. In esposizione circa 80 opere, a testimonianza della longevità artistica ed ispiratrice di questo artista, tra i più importanti e fecondi di Napoli.
Essa sarà visitabile fino al prossimo 18 luglio con un titolo che rimanda certamente all’espressione attribuita al pittore greco del IV secolo a.C. Apelle da Plinio il Vecchio ma cara e più volte citata dallo stesso artista napoletano.
Il suo senso è che la vita e l’arte, in alcune biografie, diventano imprescindibili per cui ‘nessun giorno senza tirare una linea’ è motivo sia del vivere che del nutrire la passione artistica, che si esprimono soltanto con l’impegno rigoroso e quotidiano. Un pittore Armando De Stefano la cui formazione non può prescindere dalle congiunture storiche che favorirono a Napoli, nel secondo dopoguerra ed in tempi di conformismo sociale, l’avvio di avventure culturali che propugnavano idee di rinnovamento. Napoli, in questo periodo, reagisce con grande vivacità all’omologazione dominante pubblicando nuove riviste culturali, tra cui il ‘Sud. Giornale di cultura’ fondata dal ventunenne Pasquale Prunas nel dicembre del 1945, quindicinale di arti, politica e letteratura che riuniva intellettuali ed artisti del Sud, desiderosi di modernità ed innovazione. La rivista fu affiancata nel 1946 anche dal ‘Gruppo Sud di pittura’ cui aderirono Vincenzo Montefusco, Guido Tatafiore, Renato De Fusco, Mario Tarchetti, Alfredo Florio, Raffaele Lippi ed il ventunenne Armando De Stefano, quest’ultimo già noto in città per i suoi disegni a personaggi di famosi colonnelli e militari americani. Il giovane artista si era iscritto a 15 anni all’Accademia delle Belle Arti di Napoli, ci ritornerà da insegnante dal 1950 al 1992,  già allievo di Emilio Notte in quelle esperienze del dopoguerra introietterà la Storia come humus imprescindibile della sua formazione artistica. Tra aneliti cosmopoliti ed esigenze di svecchiare la cultura artistica napoletana, aprendola alle sollecitazioni che provenivano d’Oltralpe, lo stesso De Stefano in un’intervista ha raccontato dell’eco che ebbe fra di loro giovani artisti un’esposizione dell’Istituto culturale francese delle opere di Picasso, Matisse, Chagall, Braque, il punto di incontro era nella galleria Al Blu di Prussia di Guido Mannajuolo. Il nucleo fondante il Gruppo Sud ebbe poi destini artistici divisi, ad esempio De Fusco e Tatafiore formarono il gruppo di arte astratta concreta napoletana e nel 1953 con Renato Barisani e lo scultore Antonio Venditi firmarono il manifesto del M.A.C. (Movimento Arte Concreta). Armando De Stefano invece sceglie il realismo pittorico facendo parte del movimento realista italiano, tra gli altri, con Guttuso, Zigaina, Attardi, Vespignani e Francese, quindi tra la fine degli anni cinquanta ed i primissimi anni ’60 combina ensemble figurazione ed astrazione. De Stefano aderisce così alla corrente dell’Espressionismo materico ed astratto, quindi ritorna alla figurazione e ad una dimensione teatrale della pittura, realizzano i cosiddetti “grandi cicli” che dall’Inquisizione a Masaniello, dalla Rivoluzione napoletana del 1799 al Profeta costituiranno il corpus centrale della sua ricerca espressiva. L’artista non lascerà mai Napoli, riuscendo comunque ad avere una visibilità anche internazionale, alcune sue opere si trovano infatti nel Museo Puskin delle belle arti di Mosca, molte altre a New York nella collezione Ernst Kahn ed alla Fondazione Marshall Field di Chicago. Le opere in mostra coprono il periodo dal 2012 al 2020, sono quindi i lavori più recenti, che mettono in risalto una produzione che pone il disegno in una posizione di centralità espressiva. Si tratta di un percorso che testimonia di una ricerca condotta con coerenza, secondo un fil rouge che ha tenuto insieme da sempre la vita artistica di Armando De Stefano, legata alle certezze della classicità del disegno, secondo una rilettura dell’arte greco-romana e della figura umana intesa come un’architettura.  Si scorgono, altresì,  in queste opere i riferimenti colti e le suggestioni dell’artista ricevute dal teatro, dalla musica e dal cinema, sue grandi passioni, cui si aggiungono le istanze etiche e l’impegno sociale, un’adesione alla poetica realista ispirata al territorio dove è sempre l’umanità a fare da protagonista, in un perenne alternarsi tra la ribellione ed il riscatto che la Storia costantemente ripropone.
Un impegno civile mai mera professione di principio o esercizio di maniera, ma dialogo intenso con la Storia, universale e privata. Quest’ultima, insieme al mito classico (Apollo, Dafne, Medusa) e alle allegorie (la Morte, le Maschere, gli Spaventapasseri), costituirà il tracciato di una narrazione in cui l’infaticabile esercizio della mano e del colore balza fuori da ogni opera in maniera potente.

«Le opere sono popolate da figure che raccontano un tempo presente – segnala un comunicato del Madresegnato dalle tensioni della storia, nonché dall’incessante, e per De Stefano mai risolta, opposizione tra storia e natura».
Durante il periodo della mostra, che è accompagnata anche da un catalogo ufficiale, verranno organizzati appuntamenti mirati per ricostruire le diverse testimonianze pubbliche che Armando De Stefano ha lasciato alla città di Napoli nei vari siti accademici e museali.

Informazioni, orari e biglietti sul sito www.madrenapoli.it  mentre il Catalogo ufficiale, edito arte’m realizzato anche con il contributo di Engel&Volkers, sede di Napoli, raccoglie circa 90 illustrazioni a colori, il prezzo è di Euro 25,00

Marisa Paladino

Stampa
Share.

About Author

Comments are closed.