Il canto profetico di Pasolini: un omaggio musicale al poeta corsaro

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Per il centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini, il Teatro Mercadante di Napoli Teatro Nazionale celebra il poeta di Casarsa con uno spettacolo dal titolo «Cado sempre dalle nuvole – Cantare Pasolini».
Nato da un progetto di Mauro Gioia e con la regia di Francesco Saponaro, il recital trova la sua ragion d’essere nell’obiettivo di recuperare la produzione dei testi pasoliniani trasformati in canzoni e portate al successo da noti artisti.
«È uno spettacolo che scaturisce dall’esigenza di raccontare l’immaginario collettivo di Pier Paolo Pasolini attraverso le canzoni e i frammenti del suo pensiero perché si abbia idea di come il poeta corsaro, pur essendo stato così ruvido nella sua narrazione, abbia profetizzato il mondo che attraversiamo lasciandoci un segno di bellezza estrema da cui ripartire per rifondare il rapporto con questa nazione».
A parlare è il regista Saponaro che ha curato anche lo spazio scenico della pièce teatrale.
Mettere in musica versi così profetici dei mali dell’attuale contesto culturale è stato un lavoro che ha coinvolto artisti come Giovanni Fusco, Sergio Endrigo, Piero Piccioni e Domenico Modugno.
A quest’ultimo si deve la realizzazione di quel piccolo capolavoro che è «Cosa sono le nuvole» dove l’artista pugliese canta di due patetiche marionette agonizzanti finite a guardare il cielo, “straziante, meravigliosa bellezza del creato”.
In coppia con l’eclettico Mauro Gioia è Claudia Gerini, impegnata nel compito non facile di eguagliare l’intensità interpretativa di Laura Betti che portò al successo «Il valzer della toppa», canzone scritta in romanesco da Pasolini e musicata da Piero Umiliani, e resa ancora più popolare dalla versione struggente di Gabriella Ferri.
Così pure «Cristo al Mandrione», musicata da Piero Piccioni o “La ballata del suicidio” (su musica di Giovanni Fusco) mettono alla prova i due artisti che non si risparmiano tra canto e interventi drammaturgici frutto dell’ingegno dell’ottimo Igor Esposito.
Ma se Mauro Gioia è padrone della scena grazie alla sua ricca esperienza di performer teatrale,  Gerini, eccellente attrice di cinema, fatica a restituire l’intensità e la passione dei testi da cui trasudano i temi più dolorosi e disperati dello scrittore friulano.
Anche «La recessione», cantata da Alice su musiche di Mino De Martino, vede impegnata la coppia teatrale in un’esecuzione forse troppo energica e affrettata che sottrae al pubblico la suggestione dei versi pasoliniani.
«Sfondare le pareti dell’Italietta», recita Mauro Gioia, al quale bisogna riconoscere il merito di tenere il ritmo di uno spettacolo che si fa apprezzare anche per la bravura dei musicisti in scena diretti da Giuseppe Bulgarella.
Osservare, infine, la presenza di molti giovani studenti alla prima della rappresentazione fa ben sperare sulle sorti di un teatro vittima delle piattaforme streaming.
«È una scelta motivata dalla modernità del pensiero di Pasolini a cui i nostri docenti dedicano molto spazio», raccontano. Segno che il poeta, brutalmente assassinato sul litorale di Ostia nel 1975, continua a scuotere le coscienze con il suo pensiero scomodo e senza compromessi.
Lo spettacolo resterà in scena fino al 29 gennaio al Teatro Mercadante di Napoli.

Franco Milone

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