Nel 1936 Charlie Chaplin realizza “Tempi moderni” (Modern Times), il congedo definitivo di Charlot dagli schermi e di Chaplin dal muto.
La storia
Vittima di un collasso nervoso causato dai massacranti ritmi di lavoro della catena di montaggio della fabbrica dove è dipendente, Charlot finisce in ospedale ma, quando ne esce, ha perso il posto.
Arrestato durante una manifestazione di protesta, dopo il suo rilascio trova lavoro come cameriere in un ristorante dove si esibisce anche come cantante, ritrovando la monella (Paulette Goddard) di cui è innamorato.
I due, dopo altre mille peripezie, si ritrovano soli, lungo una strada, mano nella mano, pronti a ricominciare e ad affrontare insieme tutte le avversità della vita.

Locandina del film
Chaplin e il Vagabondo
Tra i numerosi comici che si affermano negli USA nei primi anni del muto, Charlie Chaplin è un caso unico.
L’artista, infatti, crea un personaggio, il Vagabondo (The Tramp), o Charlot, come è chiamato in Italia, apprezzato e amato universalmente, come nessun altro fino ad allora e che ancora oggi, ad oltre 80 anni dalla sua ultima comparsa sullo schermo, rappresenta un’icona unica di comicità e del cinema stesso.
Chaplin, dopo aver interpretato il Vagabondo in decine di cortometraggi muti sotto la direzione di altri registi, raggiungendo un’enorme notorietà, dal 1914 inizia a dirigersi da solo ed arriva, nel 1921, al suo primo lungometraggio, arrivando a riscuotere un successo mondiale: “Il monello” (The Kid).
Con l’avvento del sonoro, Chaplin ne rifugge, ritenendo che il “mutismo” sia più congeniale per il Vagabondo, inserendo nei suoi film solo musica ed effetti sonori, elementi che ne arricchiscono l’espressività.
Dopo un altro film muto, “Luci della città” (City Lights, 1931), tenerissima commedia melodrammatica, nel 1936 Chaplin realizza “Tempi moderni” (Modern Times), che rappresenta il congedo definitivo del Vagabondo dagli schermi e di Chaplin dal muto.
Tempi moderni
Con “Tempi moderni” Chaplin gira un’opera straordinaria, una favola satirica contro la meccanizzazione e lo sfruttamento sociale, tanto esilarante quanto struggente.
Il film non è una mera sequenza di comiche a tema ma elabora il tema del perenne conflitto dell’Uomo con la Storia e la Società, costituendo un congegno visivo perfetto, una vera cascata di gag, dove i concetti scaturiscono dalle immagini e non viceversa.
La sua critica, dura e diretta, contro il capitalismo occidentale e contro lo stakanovismo, contro il macchinismo e la disumanizzazione della società industriale è figlia dell’individualismo anarchico caratteristico di Chaplin: il Vagabondo affronta sempre senza paura tutte le situazioni più difficili, cercando di sconfiggere non solo i capitalisti e le istituzioni poste a loro difesa ma, soprattutto, l’idiozia e l’insensibilità umana.
Il film è uno dei pochi, se non l’unico, di Hollywood che, in piena Grande Depressione, racconta di catene di montaggio, di alienazione operaia e di scioperi.
L’opera è accolta all’epoca con successo solo in Francia e Inghilterra, mentre nella Germania nazista viene bollata come sovversiva; negli USA è un fiasco commerciale, considerata un’opera eversiva, se non comunista.
Nel film, per la prima volta, si ascolta la voce di Chaplin, che si esibisce cantando un’esilarante filastrocca senza senso sul tema de “Io cerco la Titina” (Je cherche après Titine).
Chaplin, come per molti grandi artisti, ancora oggi suscita sentimenti contrastanti nel pubblico e nella critica: osannato, deriso, amato, condannato, riconosciuto come genio oppure vituperato per le sue vicende private e le sue idee sociali e politiche.
Il suo cinema, tra tenera poesia e irresistibile comicità, interpreta in modo unico le tensioni tra l’individuo ed i miti della modernità, invitando gli uomini di buona volontà a riunirsi sotto la bandiera della solidarietà e della speranza, in attesa di tempi nuovi e migliori.