Pasolini interroga ancora il tempo presente

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Cosa direbbe oggi Pasolini di fronte ai massacri, alle guerre, al genocidio di Gaza, agli sbarchi a Lampedusa, agli orrori di un mondo che sembra non poter fare a meno della distruzione? È quanto provano a chiedersi Sissi Abbondanza e Claudio Ascoli, che firma anche la regia dello spettacolo, con Chille de la balanza, con il loro spettacolo “Pasolini. Perché?”. Il lavoro, che ha debuttato a Firenze San Salvi, residenza della storica compagnia del teatro di ricerca, è stato in scena a Galleria Toledo, Teatro stabile d’innovazione di Napoli. Tutto esaurito nelle tante città d’Italia che ospitano il lavoro, fino a gennaio 2026 nelle prossime repliche, una risposta del pubblico meritata per una pièce che non è una commemorazione “ma una chiamata, un atto teatrale urgente, bruciante, in un mondo anestetizzato”. Molto più che un omaggio al poeta e scrittore, all’intellettuale mai abbastanza indagato/ascoltato, del quale ricorre il 50° anniversario dall’assassinio.

Disegno di Amedeo Lanci

La messa in scena

I Chille prevedono due formazioni che si alternano nelle diverse repliche. Così, in scena, si affiancano ad Ascoli e Abbondanza, oltre a Rosario Terrone, storico attore della compagnia, due coppie di giovani attori: Manuel Rossi e Francesca Trianni, a Napoli Martina Capaccioli e Matteo Nigi. Lo spettacolo ha le musiche originali di Alessio Rinaldi, i suoni di Francesco Lascialfari, le luci di Sandro Pulizzotto, i materiali video di Marco Triarico e l’aiuto regia di Gloria Trinci.

Il pensiero di Pasolini, letto attraverso i suoi ultimi scritti, offre una preziosa, scomoda disamina sui mali del potere, terribile sistema “educativo” che ci condiziona e dirige, sulla pedagogia del consumo, sul proletariato che ha smesso di combattere il “padrone”, sulla scuola dell’obbligo che forma “gladiatori disperati”, sul consenso ampio e acritico alla deriva populista, sulla religione del profitto. “Non ci sono più esseri umani, ci sono strane macchine che sbattono l’una contro l’altra”, diceva Pasolini. Lo spettacolo apre sulla scena agghiacciante dei corpicini senza vita avvolti in lenzuola bianche: siamo insensibili di fronte a Gaza, i politici sono lontani come la luna – siamo ormai tutti in pericolo. Quattro lettere-monologhi-azioni appaiono in scena, scritte grazie all’AI. C’è un nuovo problema nel mondo: si chiama colore. Lettera ai giovani del pianeta. Lettera ai potenti della Terra. Gaza. Con mio figlio tra le braccia sono le lettere immaginate grazie all’intelligenza artificiale. Struggente la “Supplica a mia madre”, così come la canzone “C’è forse vita sulla Terra” che il Poeta scrisse con Dacia Maraini nel ’74. Alcune frasi dall’articolo “Cos’è questo golpe” (‘74), più noto come “Io so”, completano il lucido pensiero di Pasolini del quale oggi avremmo più bisogno che mai, in un mondo che zittisce gli intellettuali veri.

Ancora più forti, sferzanti, sono i versi de “Le ceneri di Gramsci”, dall’omonima raccolta di poesie del ’57, e l’ultima intervista rilasciata da Pasolini a Furio Colombo, il 1° novembre del ’75, intitolata “Siamo tutti in pericolo”. Avrebbe voluto rivederla il giorno dopo ma poche ore dopo, nella notte tra l’1 e il 2 novembre, sarebbe stato assassinato.

Il lavoro messo in scena magnificamente dagli attori dei Chille si conclude con la straziante immagine di una madre che stringe il figlio morto tra le braccia. Di fronte a tanto dolore il pubblico si ferma, condivide, recupera quell’incredibile rito civile, laico, che è il teatro di Abbondanza, di Ascoli e della storica compagnia, che porta avanti un progetto condiviso, resiliente, passando il testimone ai giovani che affollano i loro spettacoli.

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