Ultimo spettacolo: “Profondo rosso”, di Dario Argento

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Dario Argento con “Profondo rosso” (Ita, 1975) realizza il suo film più riuscito.

Trama

Roma. In un teatro, durante un congresso di parapsicologia presieduto dal professor Giordani (Glauco Mauri), la medium Helga Ulmann ((Macha Méril) avverte, sconvolta, la presenza di un assassino tra il pubblico.

Rientrata a casa, la donna è uccisa da un misterioso individuo. Testimone impotente e involontario dell’omicidio è il pianista Marc Daly (Hemmings), vicino di casa della Ulmann.

Dopo l’assassinio della medium ne avvengono altri, misteriosi ed efferati, su cui indaga il commissario di polizia Calcabrini (Eros Pagni).

Anche Daly decide di indagare sugli oscuri delitti, aiutato dalla giornalista Gianna Brezzi (Daria Nicolodi).

Durante le sue ricerche, Daly conosce la madre (Clara Calamai) del suo amico Carlo (Gabriele Lavia) e, alla fine, scopre in una villa le tracce di un orrendo delitto di tanti anni prima.

Il commento

Locandina del film

Dario Argento con “Profondo rosso” (Ita, 1975), di cui scrive la sceneggiatura con Bernardino Zapponi, realizza il suo film più riuscito.

La pellicola contiene alcuni elementi che, usati in modo innovativo, ne fanno un’opera unica, un attacco diretto alla sensibilità dello spettatore, inchiodato alla sedia fin dalla prima sequenza e bombardato da ineguagliate e sanguinosissime esplosioni di violenza, al cui iperrealismo concorrono in modo determinante anche gli effetti speciali di Germano Natali e Carlo Rambaldi.

Un montaggio frenetico, quasi subliminale, curato da Franco Fraticelli, che esalta l’uso dei flashback, tecnica narrativa frequentemente usata da Argento per disorientare lo spettatore, mostrando le distorsioni mentali e la percezione disgiunta della realtà dei protagonisti, sotto forma di frammenti visivi che emergono, in modo incoerente, dalla memoria dei protagonisti.

Una cura maniacale dei dettagli, con scenografie barocche esaltate da una fotografia splendida, dai colori vigorosi e dai contrasti di luce, che aumentano la profondità della visione dello spettatore.

L’uso attento della “soggettiva”, gli eleganti movimenti della macchina da presa e le panoramiche che esaltano le location “da incubo”, scelte dal regista tra Roma, Perugia e Torino proprio per disorientare la percezione geografica dello spettatore.

Nel prestigioso cast, diretto da Argento con mano sicura, primeggiano le due attrici Clara Calamai, diva del cinema italiano degli anni ’30 e ’40 e Daria Nicolodi.

Nel film è Gianna la figura da cui il regista, al contrario dei suoi precedenti film, dove sono solitamente personaggi maschili a “contenere” tracce del suo vissuto personale, lascia trasparire un po’ delle sue aspirazioni e dei suoi desideri da giornalista di “Paese Sera”, dove lavorava prima di dedicarsi completamente al cinema.

Infine, ma tra gli aspetti più innovativi, l’uso ossessivo, quasi ipnotico, delle musiche, del jazzista Giorgio Gaslini e del gruppo dei Goblin, che non trasmettono solo inquietudine nello spettatore ma sono funzionali ad esaltare il ritmo e la tensione del film.

Il migliore thriller italiano mai girato, “Profondo Rosso” travalica i confini del genere, miscelando, in un’atmosfera onirica ed allucinatoria, elementi di horror e di paranormale, entrando nel novero dei migliori film italiani di tutti i tempi e diventando fonte di ispirazione, in tutto il mondo, per tantissimi altre autori nei decenni successivi.

 

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