“Zucchero amaro” di Fortunato Calvino in scena al “Ridotto” del Mercadante

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Dal 15 al 25 gennaio 2026, al Ridotto del Mercadante di Napoli, andrà in scena “Zucchero amaro”, una black comedy grottesca e tenera, nuovo testo teatrale di Fortunato Calvino che ne firma anche la regia. Assistente alla regia Pina Strazzullo; produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale. Reduce dallo strepitoso successo di “Vico Sirene”, con Luigi Esposito e Rosario Morra (Gigi & Ross), Calvino racconta un microcosmo femminile con le sue fragilità, con difficili dinamiche familiari e sociali, tra crudo realismo e introspezione, sogno e sopravvivenza, oppressione e fame d’amore.

Fortunato Calvino

Quale storia racconta “Zucchero amaro”?

“La storia parte da due sorelle, Gina e Laura. Gina trova rifugio nei momenti tristi nella sua casa, tra le mura che l’abbracciano quando è arrabbiata, sconfitta da una vita esterna che a volte bussa violentemente alla sua porta. Non potrebbe vivere altrove, la sua storia è tutta lì. Su una parete della camera da letto cela un altarino con foto dei suoi familiari defunti. Nella sua vita apparentemente tranquilla irrompe Laura, la sorella vitale ed esuberante, reduce da una separazione e desiderosa di amore, più sognato che reale. Un giorno irrompono nella loro vita tre donne malavitose, che puntano proprio sulla casa di Gina i loro sguardi famelici: Filomena, Rosetta e Nina che, come belve, vogliono strappare a Gina la sua sacra dimora, luogo di memorie. La pièce cambia registro e si tinge di noir, diventa dramma, con l’ingresso delle tre donne, e la commedia diviene allegoria e denuncia del presente”.

Con “Zucchero nero” prosegue idealmente spettacoli come “Cuore nero”, “Malacarne”, “Donne di potere”, “Cravattari”…

“Si. Il testo è un viaggio nell’universo femminile e nelle visioni della città di Napoli, con i suoi vicoli, i Quartieri Spagnoli, la Sanità, i suoi feudi, una realtà molto forte sconosciuta ai più. Metto in luce il conflitto tra interno ed esterno. Il rapporto che ha la donna con il contesto è negativo, violento, non c’è una sorta di visione ma un isolamento culturale, un microcosmo chiuso con le sue regole che si autoalimenta e si trasmette di generazione in generazione. Nonostante l’impiego di computer e telefonini questo mondo è fatto di persone che non leggono, non vanno al cinema, un deserto interiore. Compiono abusi anche grazie ad un vuoto istituzionale, occupando spazi, mettendo su ritrovi, bar ai confini della legalità. Chi vive in questa realtà è costretto a chiudersi in casa anche se, alla fine, questo mondo lo travolgerà completamente. Metto in luce un percorso su queste figure femminili ma anche maschili, sul grottesco di un mondo chiuso che non offre alternativa. Esiste la violenza gratuita dei giovani, rappresentati attraverso tre donne: Filomena, Rosetta e Nina, iene che esprimono la crudeltà del contesto odierno”.

Lo spettacolo si avvale di un cast eccellente e lei ha già grande sintonia con gli artisti in scena…

“Sono molto contento di lavorare con attrici straordinarie! Antonella Cioli (Gina); Rosaria De Cicco (Laura); Fabiana Fazio (Filomena); Stella Cerciello (Rosetta); Eleonora Flauto (Nina). Le meravigliose musiche sono di un amico e grande artista con il quale ho già collaborato diverse volte: Paolo Coletta. Come regista per me è importante questo affiatamento con gli artisti per l’evoluzione della messa in scena. Nuovamente la Scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Napoli firma le scene. Lo spettacolo è la mia terza collaborazione con lo Stabile e sono felice che il mio testo sia stato scelto con Roberto Andò”.

Ci saranno anche rappresentazioni riservate alle scuole come per i suoi precedenti lavori teatrali?

“Si, certamente. E quest’anno “Vico Sirene” tornerà in scena a grande richiesta”.

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