BEATRICE RANA INCANTA IL SAN CARLO

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Inaugurazione elegante e di successo del Festival Pianistico del Teatro di San Carlo con il recital di Beatrice Rana. Per il primo appuntamento della rassegna, giunta alla sua V edizione, la celebre pianista incanta il pubblico del Lirico.

Beatrice Rana

Proviene da una famiglia di musicisti e debutta con l’orchestra a soli nove anni. A diciotto anni vince il primo premio al Concorso Internazionale di Montréal. Da allora una carriera costellata da importanti riconoscimenti, fino al Concorso Van Cliburn di Fort Worth, nel 2013, che le dà il successo internazionale. Collabora con celebri direttori e orchestre, tra cui Zubin Mehta, Riccardo Chailly, Antonio Pappano, la Filarmonica di Berlino, la Royal Concertgebouw di Amsterdam, la London Symphony e l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Si esibisce in recital nelle sale più prestigiose di tutto il mondo ed è ospite di importanti festival, tra cui i BBC Proms e il Festival de Pâques d’Aix-en-Provence. Nel 2017 Rana pubblica una registrazione delle Variazioni Goldberg di Bach, pietra miliare nella sua carriera.

Beatrice Rana

Il recital

Affascinata dall’aspetto sinfonico e “coreutico” del pianoforte, la pianista ha scelto un repertorio di grande ispirazione. Apre il concerto una selezione di brani dal Romeo e Giulietta”, op. 75 di Sergej Prokof’ev, dalla solennità dei “Montecchi e i Capuleti” alla più intima “Frate Lorenzo”, fino al brillante Giulietta, giovane ragazza” dalla struttura tematica tripartita e ai frequenti cambi di registro e accenti che rispecchiano la natura volubile di “Mercuzio”. Segue il Livre II dai Douze Études”, L 143, ultimo lavoro pianistico di Claude Debussy. Dedicati alla memoria di Chopin, che contribuì a trasformare l’étude da esercizio tecnico in forma d’arte autonoma. Questi studi sono una sintesi eccellente tra innovazione tecnica e profondità espressiva. Sublime Rana che, col suo virtuosismo pianistico ed un nuovo approccio armonico, crea nuovi colori sonori, preziose dissonanze, legando tradizione e modernismo. Nella Suite da “Lo schiaccianoci”, op. 71a di Pëtr Il’ič Čajkovskij, nell’arrangiamento di Michail Pletnëv, il piano assume una funzione quasi orchestrale. Brillante e raffinato, lo schiaccianoci rivela l’attrazione per il mondo fantastico. Pletnëv fonde innovazioni virtuosistiche che esaltano il pianoforte solo rimanendo fedele alla partitura originale. Torna Prokof’ev in chiusura, con la Sonata n. 6 in La maggiore, op. 82, la prima delle cosiddette “Sonate di guerra”, composte tra il 1939 e il 1944. L’opera, che incarna la tensione dell’epoca alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, con una forma ciclica che lega i movimenti, nella quale la chiarezza strutturale della forma tradizionale, incontra dissonanze acute e un ritmo travolgente. La forza espressiva di Prokof’ev, la ricchezza timbrica di Debussy, la rilettura virtuosistica di Čajkovskij secondo Pletnev mostrano i diversi linguaggi del pianoforte, dalla miniatura alla Sonata. Rana concede due bis: Aleksandr Skrjabin: 3 pezzi, Op. 2: n. 1, Studio in Do diesis minore; Claude Debussy: Studi, CD 143: VI. Per otto dita. La pianista ha trasmesso energia, chiarezza, restituendo tutta la bellezza e i contrasti ritmici delle composizioni eseguite con classe e indiscutibile talento. Lunghi, meritati applausi del pubblico entusiasta.

Prossimi appuntamenti

Il 10 marzo recital di Seong-Jin Cho; il 19 marzo Hélène Grimaud; il 12 ottobre Yunchan Lim.

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