A Galleria Toledo, Teatro Stabile d’Innovazione di Napoli, dal 22 al 25 gennaio 2026, con “Prove Aperte” gli spettatori possono assistere a “La Tempesta” prima del debutto ufficiale, il 29 gennaio 2026 (fino al 1° febbraio 2026). Lo spettacolo, da Shakespeare, con drammaturgia e regia di Laura Angiulli, è una produzione Galleria Toledo. Tornano le matinée per gli studenti, con oltre seicento allievi di scuole e università che assisteranno alle rappresentazioni. In scena gli attori Paolo Aguzzi, Gennaro Di Colandrea, Alessandra D’Elia, Ciro D’Errico, Enrico Disegni, Sabrina Nastri, Andrea Palladino, Antonio Speranza e Antonio Torino. Disegno luci di Cesare Accetta, scene di Rosario Squillace, illuminotecnica di Lucio Sabatino, assistente Luca Cristiano.
Lo spettacolo

Un momento della messinscena
Shakespeare scrisse la commedia tra il 1610 e il 1611, rappresentata per la prima volta nel 1611, a Whitehall Palace a Londra, residenza del sovrano. “La Tempesta”, che rientra nei romances, storie d’amore, avventura e magia dal lieto fine, fu composta negli ultimi anni della carriera del Bardo. Molti vi leggono una summa della vita del poeta e drammaturgo, una sorta di congedo. Il Bardo lesse “A True Reportory of the Wreck”, di Strachey, “History of Travaile” di Eden, “On Cannibals” di Montaigne, sui conflitti tra le popolazioni civilizzate e i nativi del Nuovo Mondo, “History of Italy”, di Thomas, in cui si narra la spedizione di Carlo VIII di Francia in Italia nel 1494, dove Ludovico Sforza, duca di Milano, aveva usurpato il trono del nipote Gian Galeazzo Sforza, sposato con Isabella d’Aragona, figlia del re di Napoli Alfonso II. Tuttavia l’ispirazione, più che da fonti letterarie, proviene da eventi politici di grande interesse per l’Inghilterra dell’epoca, dedita all’espansione coloniale verso il Nuovo Mondo.
“La Tempesta” è la più originale invenzione shakespeariana, un monumento formalmente perfetto, apice della sua vasta produzione drammaturgica. In essa il Poeta rispetta quasi totalmente le unità del teatro classico, in particolare di luogo, di tempo e di azione. Opera ricca, polivalente, misteriosofica, è stata definita poema drammatico e sinfonico per la qualità lirica del testo.
La trama
Antonio, duca di Milano, Alonso, re di Napoli, suo fratello Sebastiano e suo figlio Ferdinando naufragano su un’isola incantata. Il mago Prospero, che vive sull’isola con la figlia Miranda, ha provocato la tempesta. Gli altri abitanti dell’isola sono Caliban, una creatura mostruosa, e Ariel, spirito dell’aria. Prospero, legittimo Duca di Milano, è stato esiliato da Antonio, suo fratello, che ha usurpato il suo trono. Ferdinando e Miranda si innamorano. Prospero, metafisico burattinaio, guiderà le sorti di tutti i personaggi, riportando l’armonia perduta. Finalmente lascia liberi Ariel e Caliban, perdona suo fratello e Alonso in cambio del ducato, rinuncia per sempre ai suoi poteri magici e chiede ad Ariel di offrirgli un mare calmo per tornare in Italia dove poter vivere in pace.
Il commento
Alonso, Antonio, Sebastiano, Ferdinando e il loro seguito rappresentano il mondo reale, mentre Ariel e gli spiriti presenti sull’isola rappresentano il fantastico e il soprannaturale. Prospero rappresenta entrambi i mondi. Grazie ai suoi poteri magici, domina gli spiriti dell’isola, controllando gli eventi. Nel testo il Bardo affronta simbolicamente il tema del rapporto tra colonizzatori e colonizzati attraverso i personaggi di Prospero e Caliban. Prospero definisce Caliban “un demonio” e quest’ultimo, alla fine, si ribellerà, derubato dell’isola e ridotto in schiavitù. Una scena essenziale, volutamente minimale, composta da nebbie, venti, luci e da una barca è la piccola-grande magia di Squillace e Accetta che riproducono i rumori insoliti, i lampi dell’isola. Eterea, Ariel entra in scena trasportando lo spettatore in una dimensione incantata, di sogno. Diverse le letture del lavoro shakespeariano: filosofica, incentrata sul rapporto tra umano e divino, psicologica che legge Ariel e Caliban come proiezioni dell’Io di Prospero – a riprova della ricchezza della commedia. Molto bravi gli attori ben diretti da Angiulli che “legge” “La Tempesta” senza stravolgimenti, restituendo tutta la bellezza del testo, su più piani interpretativi, mostrando l’isola come universo, con le parole di Prospero che, tornato uomo fra gli uomini grazie ad Ariel, chiede al pubblico “la vostra indulgenza mi renderà libero”. Prospero, metafora del mondo dell’autore, del regista, è demiurgo, al centro dell’opera e della sua rappresentazione. Una bella regia che privilegia l’effetto concettuale, leggibile in una serie di livelli alla fine dei quali ritrovare Shakespeare stesso che sta per abbandonare le scene, non prima di aver condiviso “il mistero delle cose”.