“Scende giù per Toledo”, piccolo cult di Patroni Griffi

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Torna in scena “Scende giù per Toledo”, al Ridotto del Mercadante fino al 1° febbraio. Celebre spettacolo tratto dall’omonimo romanzo breve scritto nel 1975 da Giuseppe Patroni Griffi, si avvale della regia e dell’interpretazione di Arturo Cirillo. Le scene sono di Dario Gessati, i costumi di Gianluca Falaschi, le musiche originali di Francesco De Melis, le luci di Mauro Marasà; assistente alla regia Roberto Capasso, produzione Marche Teatro.

Arturo Cirillo

Racconta l’attore e regista: – “scende giù per Toledo è un romanzo breve, lo lessi per la prima volta molti anni fa, come un piccolo cult della letteratura napoletana, e da allora è rimasto nella mia memoria. Scende giù per Toledo e va di fretta Rosalinda Sprint, è in ritardo col sarto e deve andare da Marlene Dietrich… Così inizia una delle più travolgenti invenzioni letterarie, la storia di un travestito napoletano, emblema della stravaganza e fragilità di una città e dei suoi abitanti. La scrittura di Patroni Griffi è musicale, fisica, continuamente mobile tra la prima e la terza persona, un flusso di parole che diventano carne, e spesso danza: un tango disperato, un folleggiare sul baratro, un urlare per non morire. Rosalinda Sprint è una figura fragile, innocente e tenera, continuamente alla ricerca di amore e di un altrove. Metterla in scena significa restituire il sogno e la disperazione di chi, pur segnato dalla vita, non smette di rincorrere la possibilità di una felicità”.

Lo spettacolo

Arturo Cirillo in scena

Con la sua vita tragicomica, Rosalinda Sprint, travestito partenopeo, è alla continua ricerca dell’amore. Il personaggio si colloca nella nuova drammaturgia post-eduardiana, nella scrittura metafisica, poetica di Patroni Griffi. Una Napoli notturna e crudele, con inquietanti interni domestici, con feroci affreschi del mondo dei travestiti, è raccontata ai limiti dell’incubo, dell’irreale. Forte diventa il tema sessuale, con un sesso non solare, tragico. La Jennifer di Ruccello è debitrice a Rosalinda, così come tanti personaggi dell’universo di Moscato e di Calvino. Il “femminiello” è creatura tenera, sofferente, umanissima, da comprendere nelle sue infinite sfumature. Rosalinda “scende giù per Toledo e va di fretta: è in ritardo col sarto e deve andare da Marlene Dietrich. Fra mezz’ora e quella non aspetta. Colpa della Camomilla Schulz…”. La Napoli è quella degli anni Settanta, dei bassi e di Posillipo, porosa e fragile, resiliente e imprevedibile. La bella scenografia di Dario Gessati è costituita da una stanza-boudoir colorata, di sogno, nel quartiere di Montecalvario, il piccolo-grande mondo di Rosalinda che racchiude il sogno di tutti – arriverà l’amore, ci porterà via dallo squallore del quotidiano, dalla durezza della vita? Le sue compagne sono la maitresse Marlene Dietrich, la vecchia Baronessa, morta sul molo, Viacolvento, Rossicago, Sayonara, Maria Callàs.
Forse troverà l’amore in Gaetano, cliente occasionale, brutto ma con un suo fascino, o forse in Gennaro, il cugino con il quale fa sesso sul letto di morte del padre che lo scacciò di casa. Ma Gennaro è lo scontro con la dura realtà, l’amore che “ti fotte e lascia sporca”. Dove sono le bianche scogliere di Dover? Partirà, andrà via per sempre dai bassi, dai clienti, da una città matrigna che però ha un bel mare…Ma, se mai niente è come uno se lo era immaginato, in Inghilterra non ritroverà l’inglese conosciuto anni addietro che gli aveva promesso di tornare a prenderla. Riprenderà a dipingere la sua stanza con tonalità brillanti. La lingua di Rosalinda è barocca, coloratissima, ironica, cattiva e tenera ad un tempo, tra invettive e slanci lirici, tra realismo e sogno. Umiliata, delusa, con dignità e passione insegue la sua natura umana che non può smettere di gridare la propria fame d’amore. L’interpretazione di Arturo Cirillo è intensa, straordinaria e colpisce al cuore il pubblico che gli tributa meritate ovazioni.

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