La trama
Milano, primi anni ’30. Dopo una serie di delusioni, battibecchi, equivoci e baruffe, l’autista Bruno (Vittorio De Sica) e la commessa di una profumeria Mariuccia (Lia Franca) finalmente coronano il loro sogno d’amore.
Il commento
Mario Camerini con “Gli uomini, che mascalzoni…” (ITA, 1932) realizza il suo primo grande successo commerciale, grazie anche alla sceneggiatura, scritta dallo stesso regista con l’apporto di Aldo De Benedetti, autore teatrale di solido mestiere, e di Mario Soldati, uno dei migliori scrittori che abbiano fatto cinema in Italia, sia nelle vesti di sceneggiatore che di regista.
Il felice esito del loro lavoro è un film di evasione, una graziosa ed ironica favola amorosa, ma tuttora emblematica di un’epoca, indispensabile per conoscere il cinema italiano di quel periodo e per avere una visione, seppure parziale, di un particolare momento della nostra storia.
Il risultato è un’opera pregevole, senza volgarità o doppi sensi (la cui presenza allora non era né pensabile né consentita in un film) che, tra l’altro, consacra Vittorio De Sica anche come attore cinematografico di successo.
Il genere “commedia” del cinema italiano dell’epoca risente di un certa influenza del cinema tedesco e dei film-operetta “all’ungherese” ma, con “Gli uomini, che mascalzoni…”, inizia a trovare una sua identità autoctona, sintonizzandosi, in modo originale e senza subalternità, con una certa produzione hollywoodiana, in particolare con quella di Ernest Lubitsch, dall’acuta capacità di osservazione del reale, e con quella di Frank Capra, dall’ironica ma garbata partecipazione alle vicende dei personaggi, così come è visibile anche l’influenza di Reneé Clair, per la sua leggerezza nella narrazione.
La struttura narrativa del film, oggi forse un po’ ingenua e datata, si basa sulle classiche schermaglie amorose tra uomo e donna, contrapposti in un tipico gioco delle parti; lo schema, ereditato dal teatro popolare e che sopravvivrà ancora a lungo nel cinema italiano, prevede come tipici appannaggi la scaltrezza per il personaggio femminile e la spavalderia per quello maschile.
Mario Camerini nel film raggiunge la sua maturità stilistica, caratterizzata da un’innovativa capacità di mettere al centro della storia le vicende di persone comuni.
Il regista, infatti, porta sullo schermo le vicende di gente semplice, di impiegati, di operai, di un’umanità vera come quella del grande pubblico, che vive la vita di tutti i giorni, disegnando un ritratto di un italiano popolare del tutto antitetico rispetto a quello voluto da Mussolini.
L’immagine dei protagonisti del film, dalle modeste ambizioni e dai semplici desideri, è in netto contrasto con quella degli italiani che il fascismo, invece, tra discorsi roboanti, marce trionfali e parate in divisa, vorrebbe imporre.
Nell’opera di Camerini, i contrasti amorosi tra i due protagonisti hanno come sfondo Milano, città industriale aperta al futuro, e testimoniano un momento di cambiamento e ristrutturazione del capitalismo italiano.
Il regista, infatti, riprende in esterni la grande città lombarda percorsa freneticamente da biciclette, automobili, tram e costellata dalle pubblicità di Fiat, Alemagna, Cinzano, Philips, segni di una civiltà dei consumi che, di lì a pochi anni, avrebbero completamente invaso il panorama urbano italiano.
La canzone: “Parlami d’amore Mariù”

Spartito della celebre canzone
Celeberrima la colonna sonora, con il brano “Parlami d’amore Mariù,” di E. Neri e C. A. Bixio, cantata da De Sica e sulle cui note i due protagonisti ballano teneramente, in una delle scene più famose del film.
Tra le canzoni italiane più note e cantate, “Parlami d’amore Mariù” è stata uno dei motivi del successo del film, grazie soprattutto all’indimenticabile interpretazione di De Sica.
I protagonisti: Lia Franca e Vittorio De Sica
Se Lia Franca è perfetta nei panni di Mariuccia, magistrale è Vittorio De Sica, fino a quel momento solo attore di teatro leggero, seppure di grande successo, nel ruolo di Bruno.
Con una mimica ed una recitazione uniche, non paragonabili a quelle di nessun attore nel cinema italiano dell’epoca, De Sica diventa, così, uno degli interpreti più amati dal pubblico, dominando gli schermi per molti decenni, prima di divenire, a sua volta, uno dei più grandi registi italiani di tutti i tempi.
Il regista: Mario Camerini
Mario Camerini, dopo “Gli uomini, che mascalzoni…”, arricchisce la sua filmografia di altri titoli che, con il suo inconfondibile stile, confermano la sua indubbia capacità registica.
In seguito, nei primi anni ’40, nella realizzazione del genere commedia, Camerini cede il testimone in un ideale passaggio di consegne al suo erede naturale che, nel frattempo, ha esordito con successo nella regia: Vittorio De Sica.
Nel dopoguerra Camerini realizza dei film con risultati discontinui, senza avere più quella capacità di leggere la realtà, di raccontare storie e tratteggiare personaggi in cui il pubblico potesse identificarsi.