Con il film “4 passi tra le nuvole” (1942) Alessandro Blasetti realizza una netta cesura rispetto ai modelli cinematografici approvati dal fascismo, contribuendo a quella spinta innovativa che, di lì a pochi anni, avrebbe portato alla nascita del Neorealismo.
La trama
Paolo (Gino Cervi), commesso viaggiatore dall’esistenza grigia e monotona, è sposato con Clara (Giuditta Rissone); la coppia, il cui rapporto non è dei più felici, ha due bambini. Durante uno spostamento lavorativo in treno, Paolo conosce Maria (Adriana Benetti), una ragazza che attende un figlio da un uomo, conosciuto in città, che l’ha abbandonata. La giovane donna sta tornando in campagna dai suoi genitori contadini, ignari della sua reale condizione, Lisa (Margherita Seglin) e Luca (Aldo Silvani) e prega Paolo di fingersi suo marito, solo per un giorno. L’uomo, seppure a malincuore, accetta. Arrivati dai genitori di Maria, Paolo rimane affascinato dalla semplicità della vita contadina e dalla schiettezza della famiglia della ragazza e ritrova un mondo rurale conosciuto anni prima, durante le vacanze estive della sua infanzia. Il padre di Maria scopre la verità e vuole cacciarla da casa ma l’intervento di Paolo convince i genitori a perdonarla e ad accoglierla in famiglia. Paolo, dopo questa breve e inaspettata parentesi, torna alla sua monotona vita cittadina.

Locandina del film
Accostamenti progressivi alla realtà nel cinema italiano dei primi anni ‘40
Il cinema italiano degli ultimi anni del fascismo ha degli aspetti politicamente grigi, con l’accettazione tacita del pensiero di alcuni intellettuali in vago odore di opposizione. Su alcune riviste cinematografiche si sviluppa un dibattito riguardo la necessità di un “ritorno a Verga” e di recuperare una certa tradizione realista italiana, dopo la rimozione della vita autentica del paese operata dal regime dagli schermi. Dopo il “bagno di realtà” dei film di M. Camerini, con il suo stile popolare e le sue storie ambientate tra la gente comune, come “Gli uomini, che mascalzoni” (1932), nel cinema italiano confluiscono e giungono a maturazione esperienze culturali e poetiche diverse in opere come “4 passi tra le nuvole” (1942) di A. Blasetti, “I bambini ci guardano” (1943) di V. De Sica e, soprattutto, “Ossessione” (1943) di L. Visconti. Sono film che raccontano realtà sociali o psicologiche anche difficili, con una netta cesura rispetto ai modelli cinematografici approvati dal fascismo e che gettano i primi semi di quello che, di lì a pochi anni, sarebbe stato il Neorealismo.
La sceneggiatura
Alessandro Blasetti con “Quattro passi tra le nuvole” si appropria del soggetto di Cesare Zavattini e Piero Tellini e racconta una vicenda di un’umanità semplice ma insoddisfatta, imprigionata in un quotidiano squallore. Per Blasetti, tra i maggiori registi italiani del periodo, il cui eclettismo gli consente di passare con disinvoltura dal drammatico allo storico, l’incontro con Zavattini (con il quale firma la sceneggiatura con lo stesso Tellini e con Aldo De Benedetti) è determinante per inserirsi in una fase di profondo rinnovamento in atto nel cinema italiano.
Il commento
In “Quattro passi tra le nuvole” si narra una realtà dimessa, una grigia quotidianità, dove crisi coniugali e squarci di degrado urbano sono descritti con un’amarezza ed una lucidità inusuali per l’epoca, spogliati della retorica del cinema del regime, rappresentando una società italiana in modo ben diverso a quella mostrato, per anni, dal conformismo dei telefoni bianchi. Blasetti indirizza la sua macchina da presa verso un mondo rurale, con le sue arretratezze, ma connotato da sentimenti, valori e tradizioni, sincero e diretto mentre la breve esperienza vissuta dal protagonista, Paolo, lo conduce ad una momentanea sospensione dalla quotidianità, seguita dal ritorno alla sua vita di tutti i giorni, accettata con cupa rassegnazione. Un piccolo, grande film, dallo stile compatto, in cui il regista mostra una levità nel raccontare che, in realtà, cela una solida struttura narrativa, anticipando umori e caratteri che sarebbero emersi compiutamente di lì a pochi anni nel cinema italiano, incrinando irreparabilmente gli edificanti ritratti ufficiali del cinema di regime.
Il cast
Uno dei punti di forza del film è nello stuolo di caratteristi che, guidati con maestria dal regista, contribuiscono a dare colore e brio a tutta la narrazione. Da ricordare l’interpretazione di Adriana Benetti, perfetta, nella sua semplicità e naturalezza, nel ruolo di Maria. Straordinario Gino Cervi che, con la sua recitazione sobria e incisiva, conferma in questo film la sua statura di interprete; l’attore, già in grado di cimentarsi in ogni genere, è tra i maggiori del cinema e del teatro italiani di quel periodo e, sicuramente, di tutti i tempi.