Un dittico novecentesco sarà in scena il prossimo 18 Aprile al Teatro di San Carlo, dove si rappresenteranno l’ Histoire du Soldat di Igor Stravinskij e El Amor Brujo» di Manuel de Falla.
La serata, che prenderà il via alle ore 19,00 registra una duplice imponente presenza nella conduzione dell’evento: quella di Gustavo Dudamel alla direzione d’orchestra, per la prima volta a Napoli, e quella di Marina Abramović nelle vesti di ideatrice artistica della rappresentazione.
Ideato a partire da un progetto nato in coproduzione con la New York Philharmonic, la performance contempla anche le elaborazioni video di Nabil Elderkin e le luci di Pasquale Mari. Entrambe le opere intrecciano rappresentazione teatrale, musica e danza
Histoire du soldat (1918), su testo di Charles-Ferdinand Ramuz (qui recitato in italiano da Valentino Mannias), nasce in Svizzera durante la prima guerra mondiale, quando Stravinskij è esule, senza orchestra e in difficoltà economiche, dopo il successo del suo Oiseau de feu e il successivo scandalo suscitato dal Sacre du Printemps.
L’opera, pensata per essere “letta, suonata e danzata”, concepita dunque per essere rappresentata come una sorta di teatro itinerante, fonde i miti di Faust e Orfeo in una storia ispirata dalle Fiabe popolari russe di Aleksandr Nikolaević Afanasev: il soldato Joseph di ritorno dalla guerra vende il suo violino, e con esso la sua anima, al Diavolo, in cambio di un libro che predice il futuro. Arricchito ma estraniato dal proprio mondo affettivo, il soldato riesce a riconquistare il violino, ma invece di tornare al suo villaggio si incammina verso un reame sconosciuto, in cui, dopo aver di nuovo sconfitto con furbizia il Diavolo riuscirà a sposare una principessa. Tuttavia, la nostalgia lo indurrà a tornare al suo paese e a perdere tutto. Il testo riflette sul conflitto tra libero arbitrio, desiderio di felicità e responsabilità delle proprie scelte, sullo sfondo della Grande Guerra e della Rivoluzione bolscevica. Joseph è un Orfeo/Faust proletario, privo di privilegi ma ricco della sua musica.
«El amor brujo» (1915), nato per la cantante zingara Pastora Imperio, all’inizio fu un insuccesso, ma la Suite orchestrale (1916) e soprattutto la versione in balletto (1928) ebbero grande successo. L’opera riflette il clima del primo Novecento: psicanalisi, culture socialiste e laiche, nuova libertà della sensualità e della sessualità nelle arti, in particolare danza e teatro musicale. Su questo sfondo, però, si consolida anche lo stereotipo donna proletaria–amante clandestina.
De Falla, influenzato da Stravinskij (soprattutto dopo «Le Sacre du Printemps»), usa El amor brujo per liberarsi dal Romanticismo, esplorare il primitivo della cultura gitana e fondere flamenco, cante jondo, armonie impressioniste, neoclassicismo e influssi francesi filtrati dall’esperienza dei Ballets Russes.
La vicenda di El amor brujo ruota attorno a Candelas e all’amore gitano con Carmelo, che deve vincere le forze oscure rappresentate dallo Spettro dell’antico amante defunto. L’amore, carico di energia primitiva e magica, combatte la morte e la supera: un modo anti-romantico e insieme vitale di mettere in scena il rapporto tra eros, destino e natura.
Sulla scena, oltre all’Orchestra del Teatro S. Carlo, la mezzosoprano Pasiòn Vega e la performer Sara Maurizi. Si replica il 19 Aprile alle 19,00
Doppia coppia – al San Carlo due perfomance con due big
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