Il Maestro che formò i divi e avviò Haydn: Porpora, 340° della nascita

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Corriere Del Mezzogiorno 19.08.26

Il Maestro che formò i divi e avviò Haydn

Trecentoquaranta anni fa, in un’estate forse meno torrida di quella che stiamo attraversando, nasceva a Napoli un musicista la cui influenza supera di gran lunga la frequenza con cui il suo nome appare sulle locandine: Nicola Antonio Porpora. Che il Teatro di San Carlo ha deciso di omaggiare sui social.
A metà agosto del 1686, in una via importante oggi celebre anche per il frastuono della folla, il crepitio delle fritture e l’odore pungente dello street food multilingue, veniva alla luce il terzo di dieci figli di un libraio di via San Biagio e di Caterina Di Costanzo, casalinga. Fu accolto giovanissimo al Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo, istituzione che gli abbuonò la retta in virtù del suo proficuo impegno come mastriciello tra gli allievi più giovani.
Nel 1708, mentre Händel giungeva a Napoli, il giovane Porpora portava sulle scene di Palazzo Reale la sua «L’Agrippina». Il medesimo soggetto colpì anche Händel, destinato a diventare uno dei suoi rivali. A quel successo seguirono numerose commissioni per Porpora, che nel frattempo si dedicava all’insegnamento del canto in una Napoli «austriaca», effervescente di mecenatismo: un clima di cui beneficiarono figure del calibro di Vinci, Pergolesi, gli Scarlatti, Durante e Leo.
Grazie alle relazioni con la nobiltà vicereale, già nel 1722 Porpora — forte dei successi ottenuti dai suoi allievi Carlo Broschi (Farinelli) e Gaetano Majorano (Caffarelli) — iniziò a intraprendere tournée in tutta Europa. Al rientro in Italia nel 1725 si aprì la sfida contro Leonardo Vinci, altro gigante della Scuola Napoletana parimenti nelle grazie del Viceregno. Era il primo di due grandi duelli, il secondo sarebbe stato a Londra contro Händel.
Nel 1733, infatti, nella capitale inglese, alla guida dell’Opera of the Nobility, Porpora ingaggiò il celebre scontro con Händel. Erano due compagnie di canto a contendersi il favore della capitale inglese: Händel, musicista di corte protetto dal re gestiva i suoi spettacoli al King’s Theatre; i nobili in opposizione al sovrano fondarono invece l’Opera of the Nobility, chiamando proprio il maestro napoletano come loro compositore di punta.
Scalzare Händel dal primato — forte del sostegno del suo nobile datore di lavoro tedesco già Elettore di Sassonia poi asceso al trono inglese — era impresa ardua. Eppure, se Händel resta un genio quasi isolato nel teatro musicale, Porpora ha avuto il merito di rigenerare una scuola e una tradizione, consegnando alla storia i più grandi talenti vocali fino all’avvento di Enrico Caruso e Maria Callas.
Pesa ancora, su questa eredità, la damnatio memoriae perpetrata da Carlo di Borbone, che sottrasse alla celebrazione molti artisti «colpevoli» di aver operato sotto gli austriaci. Farinelli subì persino una condanna all’esilio da tutti i territori soggetti alla Spagna, mentre Domenico Scarlatti fu costretto dal sovrano a rinchiudere il proprio talento solitario tra le mura del Palazzo Reale di Madrid. Una censura di cui Napoli porta ancora le cicatrici toponomastiche, avendo cancellato dalle vie cittadine i nomi di entrambi. Questi due immensi artisti ci hanno lasciato solo da pochi secoli; non mancherà l’occasione per riparare al torto inflitto da Carlo di Borbone, cui pure restiamo grati per avere eretto il più bel Teatro del Mondo.
Porpora, che destinò la sua ultima opera, «Il Trionfo di Camilla» al San Carlo nel 1760, prima di spegnersi a Napoli nel 1768, poteva a pieno titolo vantarsi di aver conciliato lo stile diatonico, enarmonico e cromatico con i moderni linguaggi musicali europei e la tradizione antica, formando un riconoscente Haydn.

 

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