Cenerentola una ragazza piccolo-borghese e l’ascensore sociale in una scarpetta

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C’era una volta … ad ogni rilettura genera un nuovo immaginario, sopattutto riferito alle fiabe antiche e ancestrali rielaborate nei differenti contesti storico-sociali. Cenerentola in fondo narra di regole sociale che possono essere stravolte solo dall’intervento magico dell’oggetto/persona.

Cenerentola è una ragazza frustata e rinchiusa nel suo rigido mondo quotidiano e solo nel matrimonio con il Principe Azzurro può trovare piena realizzazione del sé. Tutti gli altri personaggi sono organici all’evento centrale.
La lettura coreografica proposta da Giuseppe Picone al Teatro di San Carlo di Napoli in prima assoluta dal 5 al 12 marzo 2017, realizzata con i Solisti e il Corpo di Ballo del Massimo Napoletano, definisce nuovamente alcuni personaggi ponendone alcuni in rilievo e altri in secondo piano, ad iniziare dalle sorellastre.
Una coreografia dal sapore antico ad uso ottocentesco nella forma del Balletto Grande, con divertissement e intrusione di atto bianco, di balli esotici, di pas de deux e insieme.
Un inizio in sordina, dove la partitura di Prokoviev pone in evidenza le sorellastre e la matrigna e sin dalla sua prima edizione del 1945 sempre affrontate con la pantomima grottesca, abbandonata nella prima parte invece da Picone. Nella sua versione Cenerentola (Claudia D’Antonio) e le sorellastre (Giovanna Sorrentino e Luana Damiano) sono delle adolescenti/giovani donne maliziose, scaltre, vanitose, vacue, attratte dal miraggio del lusso, potremmo definirle delle veline.
Un interno borghese di un tempo indefinito dominato dalla noia rafforzata da movimenti lenti e ripetitivi, senza picchi espressivi, accompagnati da luci fredde e dispersive.
A dominare la scena un enorme camino/casa di cioccolato, verosimilmente reso, contrasta con la narrazione. Le scene sono di Nicola Robustelli.
Il padre di Cenerentola, Edmondo Tucci, è succube della moglie, della sua verve e della sua sensualità.

Vera protagonista della prima scena del I Atto la matrigna, interpretata magistralmente da Alessandra Veronetti, donna avvenente e conscia del potere ammaliante del suo fascino con tratti eccessivi, talmente legata al suo ruolo di seduttrice da porre in secondo piano le figlie. Avversa a Cenerentola perché memoria vivente della madre e, il legame del padre con il fantasma della madre/fata madrina (Martina Affaticato) si evidenzia in un pas de deux interrotto dall’arrivo della donna.
La seconda scena del I Atto legata all’incantamento, sovrastata da un paesaggio dai colori simbolici e dai tratti spessi, nella resa di Picone è una mediazione tra il divertissement e l’atto bianco, che non si amalgama molto coreograficamente. I movimenti del Corpo di Ballo sono ridondanti e spesso di mera cornice al susseguirsi dei pas de deux delle Stagioni, amalgama che non è presente nel brano corale che conclude il I Atto.

Emergono per virtuosismo, interpretazione, affiatamento Sara Sancamillo e Stanislao Capissi nell’interpretazione dell’Estate.
Sara Sancamillo ha mostrato movimenti dagli ampi respiri, dominio dello spazio con il corpo lirico, ottima dinamica nell’esecuzione dei movimenti; Stanislao Capissi si è presentato nella veste di principe consorte, dove il suo controllo sull’elevazione e dinamica del movimento a pieno integrati nel ruolo, mentre Raffaele Vittozzi ha fatto apprezzare le sue doti nell’interpretazione dell’Inverno.

Il II Atto molto più omogeneo nella scrittura coreografica, dove è emersa una buona prestazione del Corpo di Ballo, soprattutto da parte degli uomini, ponendo in risalto il progresso nell’interpretazione tecnico-stilistica. Il lavoro di Picone ha posto in alternanza momenti corali a soli, pas de deux, equilibrando la pantomima e il ballo, reintroducendo il grottesco nella figura delle sorellastre. Sono emersi soprattutto i cavalieri interpretati da Salvatore Manzo e Danilo Notaro, capaci di utilizzare la gamma dei sentimenti dal giocoso-ironico sino al compianto. Picone pone grande attenzione e rilievo alla tecnica maschile che si assapora sin dalla prima apparizione del Principe (Alessandro Macario) con virtuosismi e registro interpretativo.
Alessandro Macario ha ricoperto egregiamente, da par suo, il ruolo di Principe nel grand pas de deux, accompagnando a movimenti dal respiro maggior Claudia D’Antonio.

Macario ha sottolineato l’aspetto narrativo soprattutto nel III Atto, dal dolore sino alla gioia per l’incontro con Cenerentola. Claudia D’Antonio, soprattutto nelle variazioni del I Atto, ha mostrato una cifra stilistica rigida che ha impedito un fluire del movimento nello spazio infinito.
Nella variazione del II Atto e soprattutto nel pas de deux con Alessandro Macario, Claudia D’Antonio ha lasciato fluire la dinamica interna del movimento.
Poco convincenti nella narrazione, un atto dovuto sono state la Danza Spagnola che ha visto Candida Sorrentino intenta a ricoprire il ruolo della principessa dal forte carattere e la Danza Araba interpretata dal corpo seducente di Martha Fabbricatore.

I costumi di Giusi Giustino hanno restituito l’atmosfera del non tempo, e donne e uomini eterni nel loro ruolo, sotto il lighting è di Bruno CiulliA dirigere l’Orchestra del San Carlo Nicola Giuliani.
Le relazioni competitive tra danzatori e orchestra talvolta generano incomprensioni e anche nella circostanza, la recita del 10 marzo 2017 di cui diamo recensione, tra gli ottoni gravi e il palco si sono registrate diversità di opinione, che il direttore non sempre ha condotto prontamente a sintesi pacifica.
Venialità quando l’occhio è appagato dalla magia dei corpi che danzano.

Tonia Barone

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