Napoli riscopre i luoghi e i personaggi della Riforma

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Al giorno d’oggi parole come “riforma”“protestare” hanno il sapore di amara delusione, eppure etimologicamente dovrebbero evocare pensieri positivi: formare nuovamente, dare una nuova vita, testimoniare a favore di un ideale, erano questi i pensieri del riformatore protestante Martin Lutero.
A 500 anni dalla Riforma molte sono state le iniziative organizzate in ricordo delle 95 tesi di Wittenberg e grande è stato l’interesse di tutte le comunità cristiane, perfino Papa Francesco, con gesto rivoluzionario, si è recato in Svezia per partecipare alle celebrazioni.
L’incontro tra le diverse confessioni ha trovato vita anche tra le braccia della città di Partenope attraverso il progetto “La Riforma incontra Napoli” organizzato dalla locale Comunità Luterana. Nel corso dei mesi, da marzo ad aprile per poi riprendere da ottobre fino a novembre, sono state organizzate mostre e visite guidate, a cura di Francesca Amirante presidentessa dell’Associazione Progetto Museo, volte alla riscoperta delle figure e dei luoghi che hanno incarnato lo spirito del rinnovamento, non solo protestante ma anche cittadino della Napoli rinascimentale. Si è partiti da San Giovanni e San Paolo Maggiore passando per la Collina degli Incurabili, il Duomo ed il complesso dei Gerolamini arrivando a San Giovanni a Carbonara; ad ogni visita è seguita poi presso Sant’Aniello a Caponapoli la proiezione di un episodio del filmato prodotto dal progetto “Aspettando la Riforma” organizzato dall’Associazione Culturale Aphoderma che ha coinvolto 20 attori non professionisti, preparati da Michelangelo Ragni, e un gruppo di ricerca storico-artistica. Il lungometraggio è stato sceneggiato da Paola Paradisi per la regia di Ciro Discolo ed è stato musicato con brani originali del 1500 eseguiti da Angelo Tuorto (cordofoni e arrangiamenti) e Paola Paradisi (voce e chitarra battente). La proiezione dell’intero documentario ha chiuso la rassegna di eventi il 18 novembre presso la Chiesa di S. Maria delle Anime del Purgatorio luogo simbolo della cultura popolare napoletana del 1600,  estremamente contrastante col clima riformatore del secolo precedente.
Gli eventi raccontati nel lungometraggio si svolgono nel corso degli anni che vanno dal 1517 al 1547 ed i protagonisti sono direttamente o indirettamente collegati tra loro fin dalla prima scena, girata per motivi tecnici nella chiesa luterana cittadina ma ambientata nella Basilica di San Giovanni Maggiore, all’interno della quale gli spettatori sono guidati dalla voce di Napoli stessa e dal suo cittadino d’adozione Benedetto Croce.
Siamo nel 1536 e la cittadinanza è riunita per ascoltare
la celebre predicazione dell’ancora frate cappuccino Bernardino Ochino stimato e seguito perfino dall’imperatore Carlo V d’Asburgo. Ad ascoltare il futuro riformatore vi è anche Juan de Valdes, il quale attraverso il proprio circolo culturale situato in via Chiaia influenzò molte delle personalità culturali e nobiliari di Napoli tra cui lo stesso Ochino e la celebre Giulia Gonzaga con la quale, nel lungometraggio, lo vediamo passeggiare e discutere di filosofia e religione all’uscita dalla funzione.
Nello stesso anno il Pontefice, con la bolla Alias nos, concede di elevare a trentatré il numero delle consorelle dell’ordine delle cappuccine fondato nel 1533 da Maria Lorenza Longo, già fondatrice nel 1522 dell’Ospedale di Santa Maria del Popolo degli Incurabili. Monaca di clausura,  Maria Llonc è l’unica protagonista a non avere un legame  con la predicazione tenuta da Bernardino, a meno di non voler vedere nelle giovani fanciulle inquadrate una futura novizia, merita in ogni caso un ruolo centrale nel documentario per il valor
e rivoluzionario e riformatore, seppur cattolico, della sua opera caritatevole.
Alla corte del viceré spagnolo Don Pedro da Toledo ritroviamo il soldato visto tra i banchi di San Giovanni Maggiore,  che tra un’incomprensione e l’altra mette in guardia il suo signore dai pericoli di una rivolta popolare. E mentre Lutero diede vita alla Riforma affiggendo le sue 95 tesi, appena trenta anni dopo nel 1547, vediamo Tommaso Aniello da Sorrento, un antesignano del Masaniello del secolo successivo, iniziare la rivolta stracciando dalle porte del Duomo le nuove regole di comportamento morale e religioso.
Il lungometraggio si chiude con la storia, riscoperta proprio da Benedetto Croce, di Galeazzo Caracciolo,  il quale fu assunto corte grazie all’intervento del padre presso Carlo V durante la famosa funzione del 1536 nella quale  il giovane viene ritratto poco interessato agli intrighi politici rispetto al gioco di sguardi che intreccia con la sua futura moglie Vittoria Carafa. Convertitosi al calvinismo Galeazzo venne poi costretto alla fuga dal protettore del Sacro Romano Impero che pure in un primo momento sembrava  invece apprezzare le idee di Bernardino.
Questa è appena una sintesi del documentario “La Riforma incontra Napoli” e degli eventi che sconvolsero la città partenopea che dopo secoli e millenni resta ancora tutta da scoprire. 

 Emma Amarilli Ascoli

Foto di Emanuele Ferrigno

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