Lo Schiaccianoci della borghesia mitteleuropea al San Carlo di Napoli firmato da Giuseppe Picone

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Ad introduci nel “fantastico” é un interno di una casa alto-borghese ottocentesca mitteleuropea di fine secolo che crede nell’invincibilità del progresso, imbandita riccamente la tavola, numerosi i doni ai piedi dell’albero di Natale: tutto pronto per una serata all’insegna di una rituale mondanità. Padroni di casa che controllano gli ultimi accorgimenti e i figli curiosano tra le scatole di regali. Il trionfo dell’alta borghesia, della nuova umanità sociale che si riconosce nel lusso acquisito grazie al lavoro, poco importa se di altri, e al progresso trascurabile se precluso a molti.
Così inizia Lo Schiaccianoci per la coreografia di Giuseppe Picone. Lo spettacolo è in scena al Teatro di San Carlo di Napoli dal 29 dicembre 2018 al 5 gennaio 2019.
Il segno dominante è la leggerezza; sia narrativa che intessuta fittamente sostiene lo spettatore senza interruzione; sia coreografica dove il gesto dominante è il tour in tutte le sue espressioni dinamicizzato nello spazio. La coreografia  non nega le citazioni e non rinuncia a far propri gli stilemi di Pepita, ma li reinventa adeguandosi al gusto attuale, fa dimenticare la separazione tra i diversi brani rendendo musica le pause. Giuseppe Picone utilizza i brani musicali in base al suo disegno coreografico senza, in questo, seguire la tradizione.

Come l’interno è una casa borghese così sono i padroni di casa, interpretati da Valentina Vitale e Fabio Gison, che esprimono il loro amore durante tutto il ricevimento sino allo scambio dei regali sotto l’albero quando ormai la casa è silenziosa. Picone abbandona i personaggi buffi di carattere per dar vita a danze sociali ballate che in alcuni momenti ricordano scene de Il Gattopardo, il corpo di ballo sancarliano, da lui diretto, ha dato una soddisfacente prova in questa scena.
I bambini risultano essere i veri protagonisti del I atto con una coreografia articolata e adeguata a loro, piccoli allievi della Scuola del teatro di San Carlo diretta da Stéphane Fournial, non relegati solo in un piccolo ballabile.
La meraviglia e lo stupore dei bambini all’arrivo di Drosselmeyer (Edmondo Tucci) viene trasmesso con ottimi tempi teatrali al pubblico, in attesa dei prodigi del mago/animatore della festa dei bambini. Le meraviglie arrivano con le due bambole meccaniche Colombina (Candida Sorrentino) e Arlecchino (Carlo De Martino) che hanno sapientemente utilizzato i movimenti con gesti stilizzati della commedia dell’arte. Soprattutto Colombina ricorda le bambole dei carillon, equilibrio, agilità e fluidità per Colombina, forza espressiva elevazione per Arlecchino. Allontanati gli automi restano soli Drosselmeyer e Clara (Claudia D’Antonio), il mago affascina l’adolescente utilizzando lo Schiaccianoci/pupazzo, seduzione interrotta dall’arrivo dei bambini impertinenti guidati dal fratello (Francesco Scotto di Petra allievo) pronti a rubare il nuovo pupazzo. Uno Schiaccianoci si rivela un oggetto che non si rompe , che ma viene riposto nella sua scatola ai piedi dell’albero. Tempo di partenze, la casa si svuota e rientra Drosselmeyer per agire la sua magia preadolescente che nella notte magica può sperimentare l’innamoramento. Un sovrapporsi di personaggi/amanti per Clara, espressione del suo avvicinarsi da adolescente all’idea di amore: iniziata da Drosselmeyer, salvata da un soldatino/Schiaccianoci, incontra il principe azzurro che la conduce nel meraviglioso, ritorna Drosselmeyer che la sostiene nel mondo fantastico e la riporta addormentata nella sua casa custodita dal soldatino/Schiaccianoci. Clara scesa per recuperare il suo ultimo regalo viene aggredita da un’orda di topi (allievi della Scuola) che al comando del loro Re (Marcello Pepe) affrontano i soldatini capeggiati dal Soldatino/Schiaccianoci (Salvatore Manzo), ma sarà la sua scarpa a colpire la testa del Re dei topi e a vincere la battaglia. La battaglia coreograficamente è apparsa molto rigida, lenta, simulata in modo eccessivo, l’aggressività delle due compagini mediata dal “finto”, e il duello molto lento e con schermaglie decisamente sottotono.L’interno della casa si disfa per far posto al giardino segreto/incantato d’inverno al cui interno Drosselmeyer custodisce e presenta a Clara il Principe. Un primo incontro, ma in cui la conoscenza tra i due appare un già avvenuto e non ha bisogno di ulteriori tempi. La coreografia di Giuseppe Picone sottolinea le doti tecniche di Vadim Muntagiov sin dal primo pas de deux con Claudia D’Antonio,  passo in cui accanto alla tecnica, pari  importanza riveste l’interpretazione, per far comprendere in un tempo breve l’incontro/innamoramento. Ad incorniciare la scena il Valzer dei Fiocchi di neve, la musica accompagnata dalle voci del Coro di voci bianche dirette da Stefania Rinaldi, dove l’invito ad inoltrarci è offerto dalla Regina delle Nevi (Luisa Ieluzzi). Clara e il Principe apparivano come bambini che giocavano con e sulla neve, guidati sapientemente dalla Regina che li ha condotti alla slitta/mongolfiera per giungere presso il regno della fata confetto.
Coreograficamente Giuseppe Picone ha ben mescolato il sapore degli atti bianchi di Petipa con un gusto geometrico, a volte rigido altre capace di scomporre e ricomporre figure. Il corpo di ballo non ha espresso al meglio uno stile similare espressivo e spesso l’insieme che rende un unico corpo il corpo di ballo è stato eluso. Il II atto non ha schivato la parte pantomimica dell’arrivo presso il Regno e la narrazione della battaglia, avviene la presenza di Drosselmeyer che diviene elemento della narrazione e diviene mentore di Clara nel nuovo regno. La Fata Confetto Lauren Cuthbertson, delicata e dalle lunghe linee, ha mostrato la sapienza e la maestria nel Grand Pas de Deux, con una leggiadria nella sua variazione e un oscillare tra essere fatato e donna nel pas de duex. Partner nel ruolo del Principe Vadim Muntagiov che è stata l’altra metà del mondo fatato, con il suo ballon, la velocità nei giri e al tempo stesso linee lunghe e scivolate nello spazio dei movimenti.I coperchi delle antiche scatole di latta hanno presentato i dolciumi fascinanti. La Danza Spagnola con Giovanna Sorrentino e Carlo De Martino, coreograficamente giocata su un dialogo dove sia la parte dell’uomo che quella della donna aveva lo stesso spessore, forse al punto di far risaltare le doti maschili virtuosistiche ed espressive femminili; differentemente la Danza Cinese ha chiesto l’uno ai due interpreti Annalisa Casillo e Francesco Lorusso che non sempre hanno rispettato la scelta coreografica.Martina Affaticato nella Danza Araba ha con i suoi movimenti sinuosi abbacinato il pubblico nonostante alcune inesattezze nell’esecuzione; statuine di Capodimonte ne Danza Pastorale interpretata da Candida Sorrentino, Sara Sancamillo e Danilo Notaro. Immancabile l’energia, il divertimento, il canone della Danza Russa interpretata magistralmente da Ertugrel Gjorni, Ferdinando De Riso, Pasquale Giacometti e Giuseppe AquilaIl Valzer dei Fiori ha incorniciato il divertissement con una brillante e accurata Luisa Ieluzzi nella parte della Principessa dei Fiori accompagnata da Stanislao Capissi nel ruolo del Principe dei Fiori. I quattro solisti dei fiori continuano a mostrare come il corpo di ballo nella compagine maschile sia amalgamato, proiettato nella direzione positiva, mentre il corpo di ballo nella compagine femminile mostra ancora troppe anime differenti nell’interpretazione.Le scene di Nicola Rubertelli e i costumi di Giusi Giustino e le luci di Carlo Netti sono state indissolubili dalla narrazione e nel  segno aumentativo di significato, in alcuni momenti divenendo simulacro.
Ad accompagnare i ballerini l’Orchestra del San Carlo diretta da Karen Durgaryan.
Stile inconfondibile della coreografia di Giuseppe Picone è la capacità di comporre su più piani nella stessa scena e ne è ha giovato la godibilità della fruizione dell’intero spettacolo.

Tonia Barone

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