L’uomo del labirinto: Servillo va a caccia dell’animale più pericoloso

0

L’uomo è l’animale più pericoloso. Non solo come predatore, ma anche come preda: essendo l’unica creatura dotata di raziocinio, è l’unica capace di competere alla pari col proprio cacciatore.
Così insegna Richard Connell nel racconto The Most Dangerous Game (1924), poi efficacemente trasposto al cinema nel 1932 (da noi il film s’intitola Pericolosa partita), dove il generale Zaroff dà la caccia ad ogni sventurato che naufraghi sulla sua isola.  

E lo sa bene Bruno Genko (Toni Servillo), investigatore privato senza scrupoli, a cui una grave malattia lascia pochi giorni di vita. Prima di morire, Genko ci tiene a chiudere un caso irrisolto che sembra aver avuto una svolta improvvisa: la giovane Samantha (Valentina Bellè) è stata appena ritrovata, a quindici anni dal suo rapimento, con una gamba rotta e un’intossicazione da droghe psicotrope.
Eppure la ragazza non ricorda nulla del sequestratore, e un affabile profiler (Dustin Hoffman) tenta di ricostruire l’accaduto insieme a lei.

Genko invece si lancia all’inseguimento del misterioso carceriere. La caccia avviene in una città dal profilo irreale, dove il caldo anomalo costringe a muoversi per lo più di notte, e dove il buio, infettando il cuore delle persone, trasforma le prede in predatori, le vittime in carnefici. Da quest’ambiguità è influenzato il legame tra i vari personaggi.

Dopo aver esordito con La ragazza nella nebbia (2017), valsogli un David di Donatello come miglior regista, Donato Carrisi traspone un altro dei suoi best-seller letterari: L’uomo del labirinto.
Se però nella prima opera lo stile era conciso, senza sbavature, e la trama funzionava a dovere, qui assistiamo ad un film dal carattere ridondante, grintoso ma instabile, le cui molte anime non trovano mai piena armonia, e il cui colpo di scena finale, al quale Carrisi ci ha abituati, stavolta indebolisce ed emargina il resto della storia. Neanche le interpretazioni giovano al risultato: Servillo, di nuovo protagonista dopo La ragazza nella nebbia, si lascia prendere troppo la mano; mentre Hoffman appare frastornato dall’interazione poco efficace con una controparte, la Bellè, non all’altezza del ruolo.

Ben più intriganti le composizioni fotografiche e scenografiche, riconducibili a generi diversi: in testa il noir, evocato sin dalle prime inquadrature, con allusioni tanto a titoli famosi (Chinatown o il fumettistico Sin City) quanto a pellicole dimenticate (Somewhere in the Night).
Seguono il giallo all’italiana di Bava o Argento; il surreale di Donnie Darko; l’horror di Saw. Nel complesso, la sintesi iconografica è seducente. Peccato si rischi di non distinguere la firma dell’autore.

Emanuele Arciprete

L’UOMO DEL LABIRINTO
Voto: 6+/10

Anno: 2019
Paese di produzione: Italia

Regia e sceneggiatura: Donato Carrisi
Fotografia: Federico Masiero
Montaggio: Massimo Quaglia

Musiche: Vito Lo Re
Trucco: Alessandra Giacci

Scenografia: Tonino Zera
Interpreti: Toni Servillo, Dustin Hoffman, Valentina Bellè, Vinicio Marchioni
Genere: Thriller

Stampa
Share.

About Author

Ho 29 anni, vivo tra Bologna e Napoli. Cinema, Musica e Letteratura costituiscono il centro gravitazionale di tutte le mie attività materiali e spirituali.

Comments are closed.