È passato un anno dall’uscita del secondo volume de “Il teatro della Gente. Da Puccini a Dalla”. Un tomo scritto in modo molto accattivante dove il Teatro (Comunale di Bologna) si racconta nella storia intrecciata di Direttori, Sovrintendenti e Cantanti. Avendo l’occasione di intervistare l’autore non ce la siamo fatta sfuggire.
Quando parli con Cristiano Cremonini, però, non sai mai dove andrà a parare la discussione. Bisogna metterlo in conto, ed è chiaro già dalla seconda domanda che il piano di domande preparato sarebbe andato a farsi benedire. Nuovi argomenti sono spuntati così naturalmente durante la chiacchierata che sarebbe stato un peccato non approfondirli. Potevamo riportare la discussione nei binari, ma avremmo perso l’occasione di scrivere il ritratto di un artista a tutto tondo.
Innanzitutto, complimenti. Lo dico da lettore, ho divorato questo secondo volume in pochi giorni. Con questo nuovo episodio siamo arrivati quasi ai giorni nostri.
“Grazie, non è stato semplice scriverlo. Più la storia si avvicina alla cronaca, più le fonti vanno verificate. Ho ricevuto supporto da tanti amici storici, ma soprattutto dal Professor Luigi Verdi, che oltre alla competenza unisce tanta generosità e pazienza. Mi ha aiutato a ricercare davvero molto materiale. Poi, fortunatamente ho avuto la possibilità di raccogliere anche esperienze dirette.”
Del tipo?
“La Famiglia del grande direttore d’orchestra Carlo Felice Cillario: soprattutto il nipote Alessandro. Il loro contributo mi ha dato l’opportunità di ricostruire l’uomo oltre che l’artista. Il grande scenografo Italo Grassi, che ha disegnato le scene e i costumi di tutti gli spettacoli di Lucio Dalla… Carlo Fontana, il grande direttore teatrale che, terminata l’esperienza al Comunale di Bologna fu nominato sovrintendente del Teatro alla Scala di Milano… Il manager lirico Maurizio Scardovi, direttore artistico del Festival Respighi Bologna e tanti altri.”
C’è un Metodo Cremonini?
“Studio. Cerco di radunare il maggior numero di fonti ed organizzo le informazioni in modo che siano funzionali al tema trattato. Su Puccini, ad esempio, sono diventato matto, avrei voluto scovare più aneddoti legati alla città. È stato un capitolo molto sofferto.”
Fortunatamente non si vede, mi creda, di Puccini non esce un bel ritratto umano.
“Un uomo controverso. Aveva il plauso del pubblico ma buona parte della critica (soprattutto quella legata a testate conservatrici) gli è sempre stata avversa. Per questo ha vissuto una vita molto tormentata. Tosca, ad esempio, era considerata un aborto dai musicologi dell’epoca. Ma era semplicemente musica troppo moderna per il suo tempo. Potrei dire che la sua musica era già cinematografica, anche se lui stesso ripudiò il nuovo genere artistico che avanzava inesorabilmente per morire compositore d’opera. Mascagni, invece, come sappiamo, ne approfittò…
Eppure, la scrittura oggi sembra averla preso totalmente.
“Il periodo della pandemia è stato fondamentale. Uno spartiacque. Era tutto fermo ed è tornata la scrittura. È scattata la scintilla della creatività.”
Sembra che il riscontro sia stato positivo: sbaglio o sono ben undici i riconoscimenti fra entrambi i volumi?
Esatto. In realtà è stato tutto molto casuale… io non credevo neppure esistessero premi per la saggistica. È stato un caro collega poeta a segnalarmene alcuni, ed in accordo con il mio editore abbiamo deciso di partecipare.”
A questo punto sarà stato contento anche il suo editore…
“Eccome! Riccardo Fiore (Calamaro Edizioni) è entusiasta; non se l’aspettava e sinceramente nemmeno io. È ovvio che fa sempre piacere ricevere le attenzioni di giurie qualificate… sapere che la tua opera non è passata inosservata ma al contrario, è stata scelta fra mille altre. Viviamo, ahimè, in un grigio periodo culturale dove i lettori scompaiono, inghiottiti dal web! Spero che questi riconoscimenti possano solleticare maggiormente la loro curiosità.
Cantante, scrittore, storico del melodramma, disegnatore. Insomma, ogni volta ne imparo una. A che punto è?
Beh, parafrasando Faber, io “mi innamoro di tutto” continuamente. Sono un autentico spirito eclettico: quasi sempre mi capita di buttarmi nelle cose che mi attraggono con l’animo ingenuo di un ragazzino, ma la cosa sorprendente è che molte di queste già mi appartengono… come se alcune capacità giacessero sopite dentro di me in attesa di riemergere…
La pandemia che ha citato è stato un periodo difficile per tutti. Soprattutto per voi artisti che vivete anche di pubblico.
“Si, ma la difficoltà ha messo in moto altre cose. Avevo già scritto alcuni saggi sull’opera. Ne parlavo alcuni giorni fa con il Maestro Fabio Sperandio che mi ha ricordato il mio primo lavoro: “Tenore all’Opera”. Avevo completamente dimenticato alcuni passaggi in cui racconto la vita del Tenore. Sembrano dei monologhi di teatro. Divertentissimi.”
Dovrebbe metterli in scena. Ha pensato di cimentarsi come attore, così aggiungiamo un ulteriore titolo.
“Forse un giorno. Proprio qualche mese fa nel sontuoso Salone del Papa a Palazzo Boncompagni, in occasione di un evento curato dal Festival Respighi Bologna, mi chiesero di interpretare un monologo. impersonai un eccentrico giornalista del Carlino: Cesare Paglia, in arte Gaianus, intimo amico di Respighi. Era membro del Cenacolo delle Beffe, un gruppo di giovani intellettuali ed artisti che si riuniva nel negozio di Bongiovanni dando spesso sfogo al proprio estro creativo per ideare scherzi goliardici. È stata una bella esperienza. I testi li aveva scritti il regista Gabriele Duma, che, molto gentilmente, mi disse di adattarli al mio temperamento.”
E come se l’è cavata?
“Direi Benone. Ho avuto applausi a scena aperta. Addirittura Maurizio Scardovi – che era presente – ha subito esclamato <<abbiamo un attore nato>>.”
Il tenore d’opera è anche un po’ un attore.
“Certamente, visto che il nostro mestiere in origine fu definito: “Recitar cantando”. Ma non a tutte le voci liriche corrispondono eguali doti attoriali… Tornando al mestiere dell’attore, mi piacerebbe molto cimentarmi in uno spettacolo teatrale vero. Forse un giorno. In questo momento mi sento scrittore… Comunque, sì, mi piacerebbe.”
Allora torniamo alla scrittura
il primo che credette nel mio talento e che mi diede una opportunità concreta fu Antonio Bagnoli, direttore di Pendragon Edizioni. Poi è stato fondamentale collaborare con la redazione nazionale del quotidiano “Avvenire”. Il giornalista Massimo Iondini, del settore musica, aveva letto alcuni miei saggi e mi disse che avevo il dono della sintesi e di saper raccontare con estrema facilità… Queste sue parole furono molto importanti per me perché non avevo ancora la consapevolezza di essere anche uno scrittore.
Come è nata la collaborazione con Avvenire?
“Avevano bisogno di un corrispondente su Bologna quando la Fondazione Lucio Dalla inaugurò in città la prima tappa della mostra itinerante sul grande cantautore. Mi chiamarono perché in passato avevano recensito alcuni miei saggi che evidentemente erano piaciuti. Se oggi ho acquisito più sicurezza è anche e soprattutto grazie ai consigli di Iondini. Ricordo che ogni volta che c’era uno spettacolo da recensire a Bologna, io, istintivamente, gli inviavo impaziente dei messaggi vocali facendogli la cronaca, e lui mi spronava dicendomi <<Tu mi racconti l’essenza>>.”
Avevano ragione loro. Aggiungiamo “cronista” all’elenco dei titoli.
“Ma no. Però mi riesce benino. Ho sempre detto che faccio il tenore ma non sono (solo) un tenore.”
Eccola. Una frase che non la renderà simpatico ai colleghi? Il tenore d’opera per indole si dovrebbe prendere molto sul serio.
“Per carità! Non abbandoniamoci a vecchi stereotipi che descrivono ancora i cantanti lirici come artisti ‘inamidati e impettiti’. No, non è assolutamente così! In linea generale ho sempre avuto un ottimo rapporto con tutti i colleghi con cui ho lavorato. Però, spesso mi piaceva… diciamo così: “evadere dalla routine” andando a cena anche con coreografi, orchestrali, macchinisti…”
Quando ha capito che voleva fare il tenore?
“Da bambino mi divertivo a cantare sui dischi che compravano i miei genitori. Ma la prima volta fu a 13 o 14 anni, quando convinsi la mia famiglia a portarmi a vedere l’opera all’Arena di Verona. Quella sera davano Cavalleria di Mascagni ed io dopo aver udito “La Siciliana” cantata da Turiddu esclamai istintivamente: «Farò il tenore!».
La prima lezione?
“A sedici anni, ma all’epoca non mi prendevano molto sul serio perché ero troppo giovane. Andai a lezione da vari maestri anche titolati, ma nessuno di loro mi convinse… alla fine, dopo circa 3 anni trovai quello giusto per me, con cui si creò dal primo giorno un forte feeling.
Mentre studiava canto, coltivava anche altre passioni?
“Ho fatto il tenore per venti anni ma ho sempre avuto occhi e orecchie su tutto ciò che accadeva attorno a me, nella grande macchina scenica. Pensi che già durante il Liceo Scientifico (che non mi è mai piaciuto), un grande incisore mi portò nel suo studio in Accademia di Belle Arti. Lì realizzai la mia prima incisione su lastra di zinco cerata da cui poi furono realizzate alcune acqueforti (che possiedo ancora). Il professore d’incisione mi disse che il mio livello tecnico era talmente alto che non aveva nulla da insegnarmi, e mi convinse ad iscrivermi a Scenografia. E così feci, dopo aver terminato il liceo, ovviamente, e per non farmi mancare nulla mi iscrissi pure al DAMS Musica, così, per alcuni anni, riuscii a frequentare i mitici corsi di Drammaturgia musicale del grande Prof. Lorenzo Bianconi.
C’è qualcosa che non sa fare?
“Io e lo sport non andiamo d’accordo. Sono piuttosto goffo… me la cavo un po’ a biliardo”.
Eppure di recente, le hanno dedicato un ampio articolo su un noto quotidiano sportivo.
“Beh, è capitato diverse volte che dirigenti di alcune società sportive mi abbiamo invitato ad inaugurare col mio canto importanti campionati nazionali e internazionali. Quindi per un certo periodo mi sono esibito in stadi e palazzetti dello sport: Dall’Olimpico al Dall’Ara passando per l’Unipol Arena. È la terza volta, ad esempio, che mi capita di inaugurare addirittura un match mondiale di boxe dove ha trionfato la giovane campionessa Pamela Malvina.
Ha già in mente il prossimo progetto?
Sì, e sarà editoriale, ma per scaramanzia preferisco non dire ancora nulla.
Allora saremo noi a concludere questa intervista. Ma invece di elencare i numerosi riconoscimenti conferiti al nostro autore per l’opera in due volumi “Il teatro della gente”, che possiamo a tutti gli effetti definire una nuova forma di saggio storico assai vicino al romanzo d’avventura, desideriamo citare, tra le tante motivazioni ai premi ricevuti, quella di Gabriella Raschi, presidente di giuria al Premio Letterario Internazionale “Città di Sarzana”: “Cremonini, facendosi ponte tra passato e presente, tra cronaca ed emozione, grazie allo stile avvincente e alla capacità unica di rendere addirittura familiari personaggi monumentali, accarezza la grande storia e la piccola umanità con la stessa cura e trasforma un percorso enciclopedico in un viaggio di immedesimazione”.
Ciro Scannapieco