Corriere del Mezzogiorno 11.06.26 |Adriana Lecouvreur Dopo dieci anni gran ritorno al San Carlo

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Teatro nel teatro, intrighi internazionali, amore e gelosia sono gli elementi che caratterizzano «Adriana Lecouvreur» di Francesco Cilea, opera di grandissimo fascino e di un successo che persino sembrò imbarazzare il compositore calabrese di formazione napoletana.
Il capolavoro datato 1902 è in scena, dopo dieci anni di assenza, al Teatro di San Carlo da domenica 14 alle 17 fino a sabato 20, con la regia di Davide Livermore e la direzione sul podio dell’esperto Pinchas Steinberg; nel ruolo del titolo canterà il soprano Aleksandra Kurzak, al fianco del tenore Brian Jagde nella parte di Maurizio e con la splendida Elina Garanca a dare voce alla rivale in amore Principessa di Bouillon.
Le premesse per uno spettacolo, perciò, ci sono tutte anche perché all’eccellente cast si aggiunge una produzione dell’Opera de Monte-Carlo con l’Opéra de Saint-Étienne e l’Opéra de Marseille che ha ricevuto il Prix de la Critique de l’Europe Francophone.
Intelligentemente Livermore ha operato la più giustificabile delle trasposizioni storiche: quella che sposta la vicenda negli anni in cui l’opera è stata composta, anni per di più , costellati di intrighi politici e di una pace tanto precaria che sarebbe stata presto infranta dalla Prima Guerra Mondiale.
L’allestimento si avvale delle scene di Giò Forma che mostrano un palco girevole, dei costumi di Gianluca Falaschi sotto le luci di Nicolas Bovey, mentre le coreografie sono di Eugénie Andrin.
«Fra i tanti lavori che lessi in quel tempo, mi colpì quello di Scribe e Legouvé – scriveva Cilea – e la varietà dell’azione che potevano offrirmi situazioni nuove ed eleganti, la fusione della commedia e del dramma nella cornice dell’ambiente settecentesco, che conoscevo bene, il passionale amore della protagonista toccarono il mio cuore e accesero la mia fantasia».
E il compositore poté avvalersi di un cast da Storia del Canto: la prima rappresentazione del 6 novembre 1902 al Teatro Lirico di Milano diretta da Cleofonte Campanini, vantava la presenza sul palco di un tenore che stava conquistando il mondo intero e che si accingeva a sperimentare il nuovo mezzo del disco: Enrico Caruso.
Non è certo una novità adottare l’artificio drammaturgico del metateatro, se pensiamo al sublime utilizzo offerto da Shakespeare in Amleto, ma Livermore va oltre e fa aleggiare tra le quinte e i camerini dalla Comédie-Française dominati da Adrienne Lecouvreur, realmente esistita, una protagonista del primo Novecento come Sarah Bernhardt.
Personaggio dotato di una umanità che sovrasta la finzione, benché se ne avvalga, è Michonnet, segretamente e con discrezione innamorato di Adriana; nella produzione al Teatro di San Carlo il non semplice ruolo sarà ricoperto da un intelligente baritono come Pietro Spagnoli, mentre Antonio Di Matteo darà voce di basso al Principe di Bouillon.
Il maestro del Coro è Fabrizio Cassi, mentre il cast di completa con Paweł Horodyski, (Quinault), Matteo Macchioni (Poisson), Anna Grotto (Mad.lla Jouvenot), Monica Bacelli (Mad.lla Dangeville), Roberto Covatta (l’abate di Chazeuil) e Salvatore De Crescenzo (un maggiordomo).
Il libretto è macchinoso, ma quando un tortuoso testo è riuscito a scoraggiare una ispirata creatività musicale?
«Adriana Lecouvreur» è un’opera che mirabilmente sa collocare l’inventiva melodica tipica della Scuola Napoletana su un’orchestrazione dai colori dell’impressionismo francese e, forse a torto, è stata annessa al cosiddetto repertorio verista, del quale tuttavia non possiede la visione delle masse sulla scena e i colori contrastanti, preferendo tinteggiare atmosfere crepuscolari e situazioni intimiste da teatro borghese.
Il modus operandi del misterioso assassinio di cui è vittima la protagonista, l’avvelenamento, guarda più al romanticismo e, perché no a Shakespeare, che a cruenti femmicidi di molte opere più o meno coeve di cui, per dirla con la protagonista, la tragedia in musica dello schivo Cilea è tutt’altro che «umile ancella».

Dario Ascoli
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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