Della variegata offerta dei Concerti d’estate a Villa Guariglia alla sua ventinovesima edizione inaugurata l’8 luglio scorso, abbiamo ascoltato, il successivo 11 luglio, il concerto da camera (all’aperto!) del trio Mythos costituito da Giuliano Cavaliere (violino), Rina You (violoncello), Marios Panteliadis (pianoforte) che hanno offerto all’ascolto un interessante programma di musiche tra Francia e Russia, composte in un periodo fervido di linfe nuove, trasformazioni e spinte in direzione della modernità come quello compreso tra il finire dell’Ottocento e il primo ventennio del Novecento. Quest’anno i concerti si svolgono in location alternative alla villa per problemi di restauro, e dunque nella Villa Comunale di Vietri sul mare e presso il Belvedere “Due fratelli” di Marina di Vietri dove il fascino è probabilmente l’ascolto, tra l’altro, del suono del mare che da sfondo alle note dei musicisti.
È appunto nella piazzetta del Belvedere che si è svolto il concerto del Trio, durante il quale per maggiore sfida, il vento ha voluto affiancare i protagonisti, provocando qualche difficoltà comunque risolta.
Il complesso strumentale ha scelto tre autori significativi quali Claude Debussy di cui è stato proposto il Trio in sol maggiore del 1880, Sergej Rachmaninov con la scelta del suo Trio elegiaco n.1 in sol minore del 1990 e Dimitri Shostakovich di cui è stato eseguito il Trio n.1 op.8 del 1923.
Quindi autori colti nella loro produzione giovanile in cui è stato interessante notare qualche segno e annuncio del linguaggio più maturo a venire assieme alla resistenza di quanto ereditato dall’immediato passato. Tutti e tre i brani rimangono per molti aspetti sul versante della melodiosità e sensibilità tardo romantica con l’affacciarsi tuttavia di elementi di novità che saranno consolidati in seguito.
Del trio di Debussy in quattro movimenti scritto all’epoca in cui il musicista fu reclutato da Madame Nadezhda von Meck che aveva bisogno di un pianista che la accompagnasse nei suoi viaggi per fare dare lezione di pianoforte ai figli e la cui occasione di composizione fu offerta a Firenze dall’incontro con il violoncellista Danilchenko e il violinista Pachulsky che suonavano per la baronessa, accanto al clima salottiero è emersa la forza melodica che lo mostra ancora vicino a romantici del calibro di Schumann e Brahms resa con sensibiltà musicale dagli interpreti, ma anche a maestri francesi della melodia quali Massnet e Delibes. La capacità di dialogo richiesta dal primo movimento Andantino con moto allegro ha fin da subito mostrato l’affiatamento del complesso strumentale e la consuetudine di ascolto reciproco che ha contraddistinto l’intero concerto. Nel secondo movimento, lo Scherzo, si avverte l’arte di Debussy di descrivere atmosfere e di liberare la fantasia, mentre del terzo movimento Andante espressivo si evince l’eloquenza comunicativa e gli effetti timbrici del pianoforte destinati a esiti futuri nell’arte impressionista del musicista francese.
Il finale Appassionato, nella convenzionalità della brillantezza conclusiva di un brano in forma di rondò, ha incontrato la vena di passionalità degli interpreti che ha anche sostanziato l’esecuzione del successivo brano in programma: il Trio elegiaco n.1 in sol minore di S. Rachmaninov. Composto dall’autore ai tempi degli studi in conservatorio, sviluppato in un unico movimento continuo presenta vari mutamenti agogici e dinamici in cui gli esecutori svolgono un ruolo paritario scambiandosi varie funzioni, in questo caso con notevole sintonia.
Ad apertura, sugli arpeggi cupi del pianoforte, il violoncello e il violino presentano il triste tema di esordio. Con intensità i musicisti hanno condotto il discorso sonoro verso una progressiva animazione e fluidità assumendo toni struggenti e rendendo il lirismo che contraddistingue in tanti momenti la musica dell’autore russo.
Nel punto culminante il pianista ha sostenuto con sonorità piena quasi orchestrale il violino e il violoncello nelle loro frasi suonate con slancio fino al ritorno del tempo lugubre iniziale e alla coda che conclude dolcemente il brano. Il Trio di Shostakovich anch’esso in un unico movimento, vario negli andamenti e nei temi, ha richiesto ai musicisti coesione, capacità di controllo e una forte presenza individuale che li ha portati di volta in volta singolarmente in primo piano pur nel flusso continuativo e organico del pezzo. Sono affiorati la profondità del suono della violoncellista, il tratto nitido e preciso del violinista, il pianismo sfaccettato del terzo componente del trio.
L’abilità richiesta dal brano di forma ciclica caratterizzata dal ritorno periodico del tema dell’Allegro, è risultata dall’integrazione di una ritmica asciutta e implacabile a tratti, così come di aspre dissonanze già moderne e l’abbandono melodico, i momenti appassionati, un motivo di ninna nanna di grande suggestione presentato dal violoncello.
Applausi caldi hanno investito gli artisti da parte di un pubblico intimo per attenzione, malgrado la collocazione all’aperto e qualche disturbo provocato dai fenomeni atmosferici. Quale bis graditissimo, il Notturno per pianoforte di Martucci adattato alla formazione del Trio da Salvatore Quaranta, a conclusione di una serata di musica accattivante.
L’affiatato Trio Mythos ai Concerti d’estate di Villa Guariglia.
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