Jesi celebra Pergolesi: Olimpiade moderna, intensa, diretta con poesia

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Con «L’Olimpiade» di Giovanni Battista Pergolesi, il Teatro Pergolesi di Jesi ha offerto al suo pubblico una serata di musica straordinaria e rara profondità emotiva. L’opera, spesso interpretata come un intreccio amoroso giocato tra equivoci e travestimenti, è un vero e proprio inno all’amicizia: un affetto fraterno declinato in tutte le sue sfumature, che diventa il cardine drammaturgico attorno a cui ruotano i conflitti, le prove e le riconciliazioni dei protagonisti.
Una lettura moderna, empatica e sorprendentemente attuale, che ha trovato nel pubblico un’eco immediato.
A dominare la serata è stata l’Orchestra Ghislieri, che ha offerto una performance di rara luminosità, tensione drammatica ed eleganza.
Giulio Prandi si conferma interprete di primissimo piano del repertorio settecentesco italiano, la sua direzione è tecnicamente rigorosa, colma di un gusto stilistico oggi difficile da trovare.
Prandi guida l’ensemble con cura minuziosa, sensibilità di fraseggio, un lavoro certosino, capace di far dialogare gli strumenti modellando il suono con una tavolozza ricca di colori e  “affetti”.

Regia brillante, ironica, irresistibile firmata da Fabio Ceresa, che catapulta L’Olimpiade negli anni Trenta, trasformando l’opera in un gioco teatrale vivo, arguto, coloratissimo.
Ceresa imbastisce una regia moderna e frizzante, che trova un equilibrio perfetto tra leggerezza e profondità.
Il ritmo è calibrato con maestria, le trovate sceniche sorprendono senza mai tradire la drammaturgia, e il pubblico percepisce quella rara sensazione di assistere a un lavoro divertente e insieme profondo, fedele allo spirito galante di Pergolesi ma pienamente radicato nella nostra sensibilità contemporanea. Il successo della serata è merito anche di un cast vocale omogeneo, di primo livello.
Nel cast originale della prima assoluta, nel Carnevale del 1735 al Teatro Tordinona di Roma, ben quattro ruoli principali, Megacle, Licida e Argene e Clistene, erano affidati ad intepreti castrati (Ricci, Bilanzoni, Tedeschi, Grimaldi) la scelta artistica della produzione odierna predilige solo interpreti femminili, soprani e mezzosoprani, che riescono a sostenere l’impervia e complessa scrittura pergolesiana restituendo il colore ideale e la bravura dei primi interpreti.
Bene la prova del soprano Theodora Raftis che dona a Megacle una bella combinazione di purezza vocale e scenica, risolvendo le arie di coloratura con stile impeccabile e “disilvoltura”, in cadenza ha aggiunto anche un bel mi bemolle! José Maria Lo Monaco, mezzosoprano dal timbro scuro e rotondo che svetta in acuto, interpreta il ruolo Licida con presenza magnetica e grinta vocale.
Sicura di una linea di canto elegante ed impeccabile, la Lo Monaco rende con energia le impegnative richieste fisiche del Ceresa, restituendo un personaggio umano, dei nostri giorni, pieno di sfaccettature emotive.
Nell’aria “Mentre dormi”raggiunge insieme al Prandi una rara intesa che rende il momento magico.
I due amici si contendono la fragile e bella Aristea, interpretata dal soprano Carlotta Colombo nella sua voce e nel suo portamento il personaggio si trasforma progressivamente in un simbolo di grazia, dolcezza e autenticità emotiva.
Una prova misurata e toccante di alto livello.

Anicio Zorzi Giustiniani è un Clistene dalla bella voce tenorile, nettamente solido e autorevole, capace di incarnare con finezza il Re che tenta di ristabilire un ordine morale nel tumulto degli affetti. La sua figura all’interno della serata porta equilibrio, autorevolezza e profondità drammatica. A completare il cast, una galleria di caratteri altrettanto ben delineati: Sivia Frigato è un’Argene energica, lucida e temeraria, capace di infrangere le regole pur di difendere la propria identità. Una prova vivissima e riuscitissima.
Matteo Stralfi è un Aminta delicato e introspettivo, bravo, elegante in scena e musicalmente accurato. Al contralto Francesca Ascioti è affidato il bel ruolo di Alcandro, che interpreta con rigore stilistico e dolcezza una delle arie più belle dell’opera ““L’infelice in questo stato”.
Una nota di merito ai quattro danzatori, Rachele Montis, Giulia Vacca, Claudia Floris, Samuel Moretti, che con la loro presenza costruiscono un tessuto narrativo parallelo, dinamico e suggestivo, arricchendo la scena senza mai sovraccaricarla. Le scene anni ’30 firmate da Bruno Antonetti, vincitore della V edizione del concorso dedicato a Josef Svoboda, rappresentano uno dei punti più alti della produzione.
L’assenza di decorazioni superflue crea un ponte ideale tra antico e contemporaneo, permettendo alla musica e ai personaggi di risaltare con forza narrativa.
È un lavoro maturo, raffinato, che dimostra ancora una volta il grande talento emerso dalle Accademie italiane (Macerata, Bologna, Venezia).
I costumi geometrici, essenziali, razionalisti di Lucia Negri completano con efficacia l’atmosfera dell’epoca, conferendo ai personaggi una chiarezza visiva perfettamente coerente con la regia.
Le luci di Marco Scattolini levigano l’intero impianto scenico con intelligenza e sensibilità cromatica, contribuendo a dare respiro ai momenti più delicati e a scolpire quelli di maggiore tensione.
Questa Olimpiade rappresenta un contributo significativo alla rilettura del repertorio pergolesiano, un incontro riuscitissimo tra tradizione e innovazione, ricercato con lungimiranza dal direttore artistico della Fondazione Pergolesi Spontini, Christian Carrara, tra filologia musicale e vitalità teatrale, tra contenuto emotivo e brillantezza scenica.
L’eccellenza musicale dell’Orchestra Ghislieri e di Giulio Prandi, unita a una regia vivace ed a un cast solido, offre una serata che soddisfa l’ascoltatore più esigente e trasforma un capolavoro antico in un’esperienza viva, intensa e memorabile.
Un progetto che dimostra come Pergolesi, se affrontato con competenza e visione, possa ancora parlare con forza al teatro musicale di oggi.

Gabriella Spagnuolo

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