Ribellioni per la libertà e orgoglio di Kiev: «Promenade» con Tjeknavorian e OSN a Ravello

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Sarà il recente Premio Abbiati Emmanuel Tjeknavorian protagonista alla guida dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, del concerto di venerdì 24 luglio per il Ravello Festival,  alle 20 sul Belvedere di Vila Rufolo.
Il programma scelto è di quelli di avvolgente effetto, a partire dalla Suite dei balletti «Spartacus» e  «Gayaneh» di Aram Kachaturjan, armeno come le origini dell’austriaco maestro Tjeknavorian per proseguire con «Quadri di un’esposizione» di Modest Musorgskij, naturalmente nella orchestrazione raffinatissima di Maurice Ravel.
«Gayaneh» ebbe un fortunato debutto, non solo per gli esiti artistici quanto per quelli bellici finali, il 9 dicembre 1942 a Perm  nel bel mezzo dell’evacuazione della città russa nel corso della Seconda Guerra Mondiale; si può ben immaginare l’effetto allora di quella che sarebbe diventata la celeberrima «Danza delle Spade».
Composto nel 1956 per il Teatro Kirov di Leningrado, l’odierna San Pietroburgo, il balletto «Spartacus» subì più revisioni da parte dello stesso autore, assumendo la forma definitiva per il debutto al Bolshoi di Mosca nel 1968.
Il successo della composizione per la danza indusse Kachaturian a realizzare un gruppo di suite per orchestra, conferendo vita autonoma ad una partitura tutt’oggi di grande presa.
Scrivendo con linguaggio tonale vestito con orchestrazione ricchissima, incurante della condanna pubblica del 1948 Kachaturian, poté comporre con una libertà che le mode atonali dell’occidente avrebbero emarginato tacciando la partitura di conservatorismo. Libertà di espressione in ossequio ad un regime totalitario: paradossi che solo in musica possono verificarsi!
Il plot del balletto era nato a partire dal libretto di Yuri Grigorovich, il quale a sua volta aveva quale ipotesto un romanzo dello scrittore garibaldino Raffaello Giovagnoli (e siamo a Capua – vedi immagine di copertina) che vedeva protagonista uno schiavo romano ribelle nel primo secolo a.C..
La notorietà della figura del ribelle tracio in U.R.S.S. derivava dall’elogio contenuto in una lettera che Karl Marx aveva scritto il 27 febbraio 1861 all’amico Engels:
«La sera per passare il tempo stavo leggendo Le guerre civili romane sull’Appia, nel suo originale testo greco. Un libro di gran valore. […] Spartaco emerge come uno dei migliori protagonisti dell’intera storia antica. Un grande generale (benché non un Garibaldi), un carattere nobile, un genuino rappresentante dell’antico proletariato».
I ripetuti trionfi, dovuti anche al valore della coppia di danzatori protagonisti Vladimir Vasiliev (Spartacus) e Ekaterina Maksimova (Phrygia), nonché della coppia antagonista Maris Liepa (Crassus) e Nina Timof’eva (Aegina) aprì la strada sia a nuove rappresentazioni in tutto il mondo che al progetto del compositore di realizzare le 4 Suite per orchestra.
«Ho pensato a Spartacus come ad un monumentale affresco che descrive la valanga della ribellione degli antichi schiavi per conquistare i diritti umani – racconta il compositore – quando ho scritto la musica per il balletto ho cercato di catturare le atmosfere della antica Roma per dare vita alle immagini di un passato remoto, ma senza mai perdere di vista le affinità della vicenda e della spiritualità di Spartacus con quanto accade ai nostri giorni»
Descrittivo e immaginifico, è il polittico di Musorgskij, «Quadri di un’esposizione», dedicato alla memoria del pittore Viktor Hartmann e di una sua esposizione: in esso è la musica a dipingere scene di vita popolare ed epopea russa, accanto agli interrogativi di ogni epoca sulla vita e sulla morte, riassunto nel programma dell’autore nell’affermare: «Voglio non solo conoscere il popolo, ma affratellarmi ad esso».
Immaginiamo oggi, purtroppo, le allora non prevedibili suggestioni, all’ascolto di «La Grande Porta di Kiev», tra qualche nostalgia e molte nuove preoccupazioni che la ricorrente «Promenade» fatica a dissolvere, piuttosto inducendo a riflettere.

 

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