«Un teatro è eccellente quando ha un’Orchestra e eccellente, un Coro eccellente, un Corpo di Ballo eccellente, un reparto tecnico eccellente….».
Sono parole pronunciate dal maestro Riccardo Muti in occasione del recente concerto a Pompei.
Ecco che mercoleì 29 luglio il Teatro di San Carlo ha l’opportunità di confermare quanto di buono hanno rivelato il suo Coro, i maestri collaboratori e alcune prime parti.
Stasera alle 21 è in programma l’ultimo evento della XXXVII edizione del Festival delle Ville Vesuviane in Villa Campolieto di cui sará protagonista il Coro del Massimo napoletano in «Carmina Burana» di Carl Orff nella versione di Wilhelm Killmayer per solisti, coro, due pianoforti e percussioni.
Il maestro Fabrizio Cassi guiderà il “suo’ Coro, Ensemble dell’Orchestra del Teatro di San Carlo e Maestri collaboratori con Pasquale Bardaro, Franco Cardaropoli, Federico Gizzi, Marco Pezzenati, Guillem Ruiz Brichs, Pasquale Tamborrino, Gerardo Zarro alle percussioni, Vincenzo Caruso e Roberto Moreschi ai pianoforti e i solisti Sabrina Sanza (soprano) , Tianxuefei Sun (tenore) e Konstantinos Stafylidis (baritono).
L’appuntamento si inserisce nel protocollo d’intesa sottoscritto tra la Fondazione Teatro di San Carlo e la Fondazione Ente Ville Vesuviane.
«Mandi al macero quel che ho scritto finora, la mia produzione comincia adesso», così scriveva Carl Orff al suo editore nel 1936 anno di quelle Olimpiadi di Berlino che intendevano mostrare la pretesa superiorità della “razza ariana”, senza fare i conti con un tal Jesse Owens, trionfatore davanti ad un imbarazzato Hitler.
Carl Orff era incaricato di valutare le musiche per la manifestazione e l’impegno ritardò solo di qualche mese la composizione della splendida pagina ispirata a testi medievali tratti da canzoni profane (Carmina) contenute nel “Codex latinus 4660”, custodite nel monastero di Benedikt-Beuren, da cui la latinizzazione in “Burana”.
Il manifesto contro il progresso in musica e contro un romanticismo messaggero di valori liberali, oggi rivela per lo più i tratti goliardici, mentre quelli più segnatamente gotici vengono oggi percepiti con ironia: la vera arma letale contro gli autoritarismi.
«La collaborazione con il più antico teatro d’opera d’Europa rappresenta una straordinaria opportunità per consolidare il ruolo del Miglio d’Oro come grande polo culturale della Campania», afferma il presidente della Fondazione Ente Ville Vesuviane, Gennaro Miranda -Il legame tra il Teatro di San Carlo e le Ville Vesuviane affonda le proprie radici nella storia del Regno borbonico: fu Carlo III di Borbone a promuovere la costruzione del Teatro di San Carlo, […] della Reggia di Portici quale residenza estiva. Attorno a quel progetto nacque il sistema delle Ville Vesuviane. Oggi quella stessa eredità torna a vivere attraverso un dialogo tra musica, storia e architettura.»
Il San Carlo a Villa Campolieto con «Carmina Burana»
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