L’alba in musica al Ravello Festival

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«Alzatevi, amanti, ch’io vedo sorger l’alba» recita una poesia trobadorica in lingua occitana, in cui l’anonimo autore vede nel sorgere del sole l’avvicinarsi del momento in cui separarsi dall’amata dopo una notte di passione clandestina; analoghi componimenti si incontrano nel repertorio dei Minnesanger, di cui certamente era conoscenza Richard Wagner, genius loci di Ravello.
È sempre difficile stabilire dove finisca il fascino mondano-rituale e dove inizi quello musicale quando ci si occupi di eventi come il “Concerto all’alba’’ di Ravello, un vero e proprio rito della nascita del giorno 11 agosto di ogni anno, intorno alle 5,  sul Belvedere di Villa Rufolo della Città della Musica della Costiera Amalfitana.
Quello celebrato dal Ravello Festival può vantare la primogenitura e un gran numero di cloni un po’ in ogni città, luoghi che tuttavia non potranno mai avvalersi dello scenario più incantevole rappresentato dalla Costiera Amalfitana e solo Napoli, con il Faro di San Vincenzo può, da qualche anno, competere esibendo il  fondale del Golfo e del Vesuvio.
In nazioni vicine, Il Sommernachtskonzert  di  Vienna può contare sulla qualità dei  Wiener Philharmoniker  a  Schönbrunn, anche il Ravello Festival, che ospita formazioni del Gotha della musica da tutto il mondo, per il “Concerto all’alba” punta su un’eccellenza  locale con l’Orchestra Filarmonica “Giuseppe Verdi” di Salerno, quest’anno  diretta da Alessandro Palumbo.
L’albeggiare in musica  viene atteso con «Carmen Suites n. 1 e n. 2» di Georges Bizet,  seguite dalla «Sinfonia n. 8 in sol maggiore op. 88» di Antonín Dvoràk per chiudere il programma ordinario con il poema sinfonico «Les préludes S. 97» di Franz Liszt.
Il brano è su testo da «Méditations poetiques» di Alphonse de Lamartine, forse apposto dopo la composizione, chi dice per volere o desiderio della principessa Caroline Sayn-Wittgenstein,  compagna del musicista dal 1847, o  forse per decisione del direttore, che di Liszt sarà poi genero, Hans von Bülow.
«Non è forse la nostra vita una serie di Preludi – recita la didascalia –  quel canto di cui la morte intona la prima nota solenne?..».
Fin qui il programma , e  poi?
Tutto il pubblico, del sold out da tempo realizzato, attende «Il Mattino» da quel  «Peer Gynt» di Edward Grieg su romanzo di Henrick Ibsen e composto tra  Roma, Ischia, Sorrento e Costiera Amalfitana, in cui lo scrittore fonde nostalgia per la patria lontana, la Norvegia, con suggestioni tutte italiane.
E poi, novità di quest’anno, colazione nei giardini.
Con un balzo in avanti di secoli, concludiamo contrapponendo, come l’alba risponde al tramonto, un incontro al commiato frettoloso e furtivo:
«E vennero a trovarci le prime luci del mattino – scriveva Emily Dickinson – come se fossero le prime parole di una storia d’amore».

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