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O di uno o di nessuno, Pirandello e non solo, una ricca offerta teatrale al Genovesi di Salerno Stampa E-mail
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Scritto da Marisa Paladino   
Martedì 12 Gennaio 2016 23:02

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"Chi era stato? Uno de' due, certamente. O forse un terzo ignoto”. E' l'interrogativo che apre una delle novelle meno note di Luigi Pirandello, ma quel figlio di chi è? 
O di uno o di nessuno  è anche l'omonima commedia in tre atti, rappresentata per la prima volta nel 1929 senza particolare successo, nonostante il drammaturgo agrigentino fosse all'apice della sua popolarità, poco rappresentata anche in seguito, conserva notevoli tracce di una modernità che, troppo avanti per quegli anni, oggi può essere meglio apprezzata, riuscendo a coinvolgere e far riflettere lo spettatore.
Il regista Marcello Andria, adattandola in un unico atto, ne restituisce un allestimento pregevole per sobrietà e rispettoso dello spirito dell'autore, pur se dovutamente sfrondato e molto leggibile nel ritmo.


L'opera è una riflessione sulla paternità rifiutata, sui meccanismi della rivalità tra maschi, sulla dinamica della gelosia che corrode anche le amicizie più collaudate, dove i sentimenti dei protagonisti Tito Morena e Carlino Sanni, accomunati in un rapporto che nasce dai tempi dell'università, saranno anche materiale incandescente che li metterà l'un contro l'altro, in un clima di reciproci sospetti e incomprensioni. Tra loro c'è Melina, non può sapere di chi è il figlio, a lei remissiva e docile i due uomini, nell'inaccettabile incertezza della paternità, propongono la più sbrigativa e liberatoria delle soluzioni, salvo lo scatenarsi di gelosie e l'arrovellarsi sull'effettiva paternità, che è comunque di uno dei due, per cui quest''incertezza impedirà il realizzarsi dello sciagurato progetto. Lei, del resto, ha sempre opposto resistenza. Ha accettato di dividersi i due uomini, provvedendo ad ogni bisogno e ricevendo in cambio l'affitto di due stanzette in un quartiere lontano, per evitare la disdicevole coabitazione. Una triangolazione ante litteram frutto dell'incapacità maschile di assumersi le responsabilità di una vita adulta. Tito e Carlino rimpiangono la passata spensieratezza e quella "tenera e dolce amica degli studenti" di nome Melina, pertanto ricostituire per loro quel menage , oggi che sono  impiegati ministeriali, ha tutto il sapore di una prolungata giovinezza.
L''inattesa gravidanza intanto mette a dura prova i tre, Melina apparentemente piegata ai loro voleri, forte della maternità, è pronta a difendere il suo bambino oltre ogni ragionevole prezzo, Tito e Carlino invece piombano in clima di rancorosi sospetti e la rivalità, quasi una sorta di atavica marchiatura del territorio, ne fomenta l'inimicizia.
Il testo, senza sacrificio evidente, non perde la sfaccettata ricchezza caratteriale dei personaggi e i loro tratteggi psicologici,  l'equilibrio compositivo è abilmente reso.
La distinzioni dei ruoli - con l'uomo che è logos e la donna che è bios - diventa un costante motivo di riflessione, in una connessione con la psicanalisi quasi inevitabile.
La 'sfruttata' intanto, con questa sua maternità, prende la forza ribellarsi alle imbriglianti convenzioni dell'epoca, diventando amore che dà la vita, invece le gelosie dei due uomini sembrano piuttosto nascondere un irrisolto emotivo potente e conflittuale.
Il  giudizio di Salomone non torna utile al caso, affidare cioè il bambino ad uno solo dei due,  perché l'incertezza la fa da padrona, impedendo ogni soluzione condivisa, soltanto il  caso, e non la volontà,  sostituendosi al mitico re, porta alla soluzione pacificatrice, sarà infatti una coppia che ha perso il figlio che si offrirà per adottare Nillì, orfano oramai dell'unica persona che lo ha veramente amato e non conteso. Melina, infatti, in una società così maschilista e perbenista, pagherà la ribellione al prezzo più caro, mentre le incapacità e le contraddizioni maschili smaschereranno l'inconsistenza umana dei due.
Un cast certamente all'altezza di questo testo catturante per l'aggrovigliato ragionare, ma anche una sfida per i suoi interpreti, chiamati a far emergere le diverse psicologie di personaggi alquanto problematici. Gli attori che la Compagnia delle'Eclissi ha riunito per l'allestimento hanno avuto una resa all'altezza della tradizione teatrale di quest'ultima, da sempre impegnata con successo nel rappresentare i testi del grande drammaturgo siciliano. Mario De Caro (Tito) e Marco De Simone (Carlino) si sono distinti per l'intelligenza di penetrazione, oltre che per ritmo e colore recitativo, si coglie il rigore della disciplina nonostante la giovane età, Gerarda Mariconda (Melina) è stata un'interprete versatile e capace di cogliere al meglio le diverse sfaccettature del suo personaggio, tra loro un bravissimo Enzo Tota (l'avvocato Merletti) attore sempre misurato, chiaro, alieno da intonazioni manierate e dai codici verbali adatti ad assecondare ogni momento recitativo, apprezzabilissima la capacità di essere oltre il suo spazio al servizio del progetto nella sua coralità, grazie ad una maestria che solo il tempo consente, unitamente alla passione.  Monica De  Vita (la signora Elvira Pedoni) e Andrea Iannone (il medico) hanno mostrato complicità con i rispettivi ruoli, l'allestimento scenico di Luca Capogruosso è risultato gradevole nella sua essenzialità, i costumi e la direzione di scena di Angela Guerra hanno ben sposato le atmosfere d'epoca.
Ottima la presenza del pubblico, tenuto conto che si è in avvio di stagione teatrale, per una pièce capace di fondere insieme cuore e mente, gli applausi finali sono stati di sincero apprezzamento.
Lo spettacolo è stato visto al Teatro Genovesi  di Salerno il 9 gennaio 2016, dovessero esserci altre repliche sarà l'occasione per avvicinarsi ad un testo meno noto  di Pirandello ma non per questo meno catturante.
E, proprio in tema di avvio della stagione teatrale, segnaliamo l'imminente inizio dell'Festival Nazionale“Teatro XS” Città di Salerno 2016, un appuntamento, questo, da non perdere assolutamente.
Si parte il 14 febbraio con Oh Dio Mio di Anat Gov, a seguire il 28 febbraio Radio aut – la voce di Peppino Impastato di Pierpaolo Saraceno, il 6 marzo è la volta di Twentyone di Manuela Greco, il 20 marzo segue Variazioni enigmatiche di Eric Emmanuel SchimttUnder di Loretta Giovannetti è in programma il 3 aprile, a seguire il 10 aprile la pièce 1861 - La brurtale verità di Michele Carilli, infine gli ultimi due spettacoli il 17 aprile A Testa Sutta di Luana Rondinelli e il 1 maggio Mamma: piccole tragedie minimali di Annibale Ruccello (adattamento di Angela Garofalo e Monica Palomby). L'abbonamento all'intera rassegna è di 60 euro, prenotazioni al numero 347/6178242, per maggiori informazioni consultare il sito www.compagniadelleclisse.eu

 

Marisa Paladino

 

 

 

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