Alla Sala Assoli Moscato di Napoli è andato in scena “Alice nelle fogne delle meraviglie”, scritto e interpretato da Angela Dionisia Severino, autrice, attrice e performer, con la regia di Lauraluna Fanina. La pièce ha ottenuto la Menzione Speciale Premio Serra 2023 e il Premio Eco-scena 2024.
Lo spettacolo
Ispirandosi ad “Alice nel Paese delle Meraviglie”, il monologo racconta la caduta nel fantastico, ovvero in una “saittella” dove si trova tutto ciò che il “mondo di sopra” preferisce gettare/ignorare. Alice, nel suo “cunto”, con la sua voce fuori campo narra di un tempo diverso nel quale uomini e topi convivevano in superficie, prima della cacciata del “popolo dei soricilli” nelle fogne, celebrata con una festa cittadina. La protagonista è in ritardo per recarsi a scuola e, mentre si affretta in corso San Giovanni a Teduccio di Napoli, cade in una buca che la inghiotte. Divenuta “Ofelia delle fogne”, in mezzo alla monnezza, vive un corto circuito nel quale sopra e sotto si scambiano il posto. Nel sottosopra viene salvata, asciugata, nutrita dai topi che la proclamano “Regina delle Zoccole” e portata in processione. Il suo scettro è lo scopettino del water, il mantello è fatto di stracci e Don Suricillo, il Topo comandante e l’intera comunità di ratti la esortano a salvarli tutti riportandoli alla luce. Il racconto, che mescola italiano, napoletano e squittii, alterna momenti venati di malinconia ad ironia sferzante, in un surreale cambio di prospettiva tra chi sta sopra e chi sotto, tra umani e animali, tra privilegiati ed emarginati di ogni tempo. Si aprono buche un po’ ovunque che diventeranno, paradossalmente, ambite mete turistiche. Napoli è vittima di un turismo fuori controllo e il dissesto diviene motivo di interesse archeologico e turistico dove le fosse sono nominate patrimonio Unesco, dove si allestiscono info point visitate da pullman pieni di gente. Metafora della perenne emergenza che a Napoli diventa normalità. Alice, alla fine, risale nel mondo di sopra ma chi può dire se sia stato tutto un sogno, una profezia o la realtà in questa “fiaba fetosa di scese e risagliute”? “La discesa nelle fogne è una catabasi necessaria: lì recupera parti di sé e dà voce agli ultimi. I topi, insieme magici ed esclusi, diventano metafora dei cacciati della terra”, spiega la regista che ha egregiamente diretto l’attrice performer nel suo incredibile “cunto” che fonde ancestrale memoria e il contemporaneo disumano. Gran bravura della protagonista a lungo applaudita per la sua messa in scena di una originale “fiaba intersezionale” che parla di inclusione, di sogni e di incubi, di riscatto nella convivenza e nella tolleranza. A fine spettacolo regista e protagonista mostrano uno striscione che reca scritto “Dalle fogne contro guerre, colonialismo e patriarcato”. Bella la drammaturgia musicale di Teresa Di Monaco, i costumi apocalittici di Dario Biancullo, il disegno luci di Sebastiano Cautiero. Interminabili, meritati applausi.

Lauraluna Fanina e Angela Dionisia Severino