Il presidente ovvero l’apologia di un leader

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Martedì 3 novembre 2026: si alza il sipario sulla stagione del teatro Pasolini a Salerno e lo spettacolo prescelto “Il presidente” è un testo di Davide Carnevali, drammaturgo contemporaneo famoso per le sue opere che trattano temi sociali e politici, interpretato da Filippo Nigro che ha curato anche la regia assieme a Fabrizio Arcuri.
La sala è gremita e l’entrata in scena dell’attore sulle note di Rome Wasn’t Built In A Day (Roma non fu costruita in un giorno) del gruppo inglese Moorcheeba non è casuale.
Il clima è già connotato sia dall’allestimento, un podio, un leggio che dalle luci puntate sul protagonista, oltre che dal sound iniziale, per rimandare ad una convention elettorale, ad un’occasione per arringare il pubblico. Sì, perché nel suo completo scuro dinanzi a noi c’è un presidente, anzi un ex presidente di cui non sapremo mai il nome, ma non è importante, ciò che conta è il passato ruolo istituzionale, che a suo dire ne avrebbe offuscato la vera personalità.
In un lungo ed articolato monologo in cui è contemplato anche l’interazione con il pubblico, conscio del giudizio morale e storico, il politico rievoca i giochi di potere, i compromessi, la piramide di mediocrità che è riuscito ad erigere con i suoi collaboratori (vale la regola che ci si circonda di persone leggermente meno intelligenti, non esplicitamente stupide, quanto basta, ma “brillanti”), gli errori, i processi, le conseguenze delle sue azioni. Un leader che ha venduto un sogno, manipolando la realtà attraverso un linguaggio studiato a tavolino (le parole sono importanti), analisi di mercato e promesse mai mantenute, un imprenditore da selfie e social, in cui tanti si sono riconosciuti nel bene e nel male, che elargendo “favori” e scandalosi festini, tra sorrisi e menzogne, fondamentali queste ultime per l’ascesa al comando, nel tempo, (fattore indispensabile per la costruzione di un consenso acritico e/o interessato) riesce “democraticamente” ad essere eletto per ben due volte. Vi ricorda qualcuno?
Con un linguaggio garbatamente ironico ma tagliente e provocatorio il testo scritto nel 2012, attualizzato al nostro contesto politico, diventa con l’ausilio del bravissimo Filippo Nigro che giogioneggia tra confessioni forse veritiere ed autoindulgenza, tra realtà e finzione, colpe e meriti, invito alla responsabilità individuale e collettiva, alla critica costruttiva, appello al discernimento ed alla riflessione sulle dinamiche che conducono al potere e lo rafforzano, affinché la storia non si ripeta…
Applauditissimo, lo spettacolo è da vedere in replica alla sala Pasolini il 4 novembre e a Napoli al teatro Nuovo dal 5 a domenica 8.

Dadadago

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